Matteo Passante: “A 40 anni pubblico l’album dell’immaturità'”

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Angela_Lonardo_Matteo Passante«Il grande stupore è “l’album dell’immaturità”» dice Matteo Passante del suo terzo disco, realizzato con la Malorchestra. «L’ho definito così perché mi sembra che stia facendo un percorso inverso, abbandonando la terra ferma dei cliché e delle canzoni “immediate”» spiega. «A 18 anni non sceglievamo la strada più corta, ma la più bella. Ho fatto un album che non ha fretta di arrivare e che è nato con la testa del Matteo diciottenne: non era importante “arrivare” prima, ma battere strade che mi incuriosivano, senza farmi troppe domande. E avere la forza di stupirsi anche a quasi 40 anni».

Pubblicato grazie al fundraising e prodotto artisticamente da Lele Battista, il nuovo lavoro del cantautore pugliese da tempo trapiantato a Milano parte dal rinnovamento con la Malorchestra (Diego Scilla alle tastiere, Marco Vismara alle chitarre e arrangiamenti, Luca Moroni al basso e al contrabbasso, Raffaele Pellino alla batteria), dall’attenzione per i temi della storia, della quotidianità e delle vicende umane narrati senza clamori, con un linguaggio delicatamente poetico. 1958 è il singolo di lancio, una canzone densa e pensante sul colonialismo in Africa.

Cresciuto con riferimenti come Stefano Rosso, Matteo Passante scriveva a penna e in prosa fino ai vent’anni, poi il cambio di rotta: «Nel bel mezzo di un racconto mi ero già disaffezionato alla storia che stavo raccontando. Allora stracciavo tutto e cominciavo da qualche altra parte. Le canzoni hanno fatto sì che in tre minuti ci fosse tutto quello che avevo da dire. Mi sono salvato così». E il prossimo obiettivo? «Avere una mia etichetta discografica. Il nome “Almita” compare in modo discreto sul retro del nostro album, quasi a ricordarmi che ho preso un impegno con me stesso».