“Vorrei che dicessero di me: ‘Quello stronzo non lo sopportavo!’”

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federico Angelucci ale e Quale showFederico Angelucci ha vinto il talent-show Amici di Maria De Filippi nel 2007, allora era appena ventenne. Poi un silenzio durato dieci anni e la risalita con Tale e Quale show, «che io considero un vero e proprio debutto», ha rivelato. Oggi, alla vigilia della finalissima dello show di Carlo Conti, in onda su Rai Uno, ogni venerdì sera, in prima serata, Federico si racconta a Off e parla di cosa sia successo dell’ultimo decennio e di come sia cambiato. E, con consapevolezza, confessa: «Il senso di alcune cose lo capisci solo dopo».
 
Federico, iniziamo dal presente, prima di fare un passo indietro. Sei nel cast di Tale e quale show e, ad ogni puntata, ottieni grandi consensi non solo da parte della giuria, ma anche da parte del pubblico da casa. Come stai vivendo questa esperienza?

Ormai siamo giunti quasi alla fine e sto iniziando a tire le somme di questa esperienza. È faticoso, ne parlavo proprio ieri con la produzione. Loro ci dicono di divertirci, ci spronano a divertirci. Però la verità è che senti forte addosso la responsabilità di quello che fai, perché – per tutta la settimana – un intero staff, composto da centinaia di persone, si impegna a curare ogni dettaglio perché il risultato sia perfetto. Quindi inevitabilmente diventa una cosa seria. Tutti noi lavoriamo seriamente e affrontiamo i personaggi che ci vengono affidati con la massima dedizione. Sono sicuro che, quando mi rivedrò, mi divertirò anch’io, al momento vivo con l’ansia di fare bene! (ride, ndr) Però sono felice, Tale e Quale show mi sta regalando tutto quello che desideravo mi regalasse: mi ha permesso di tornare dopo tanti anni in televisione, di raccontare come sono diventato, come sono cambiato, cosa è successo. Sono felice di tutto. Ti giuro, non c’è un solo aspetto negativo in questa mia esperienza. È tutto di guadagnato: sono tornato dopo tanto tempo, ho conquistato la stima di professionisti che apprezzo, ho conosciuto persone straordinarie, che porterò sempre con me. Tale e Quale show è una grande famiglia, sono contento di farne parte.

Tu hai vinto Amici ben dieci anni fa. È il caso di dirlo, si trattava di un talent completamente diverso, non erano ancora subentrate le case discografiche e il destino dei concorrenti, una volta usciti dalla scuola, era un’incognita. Fossi arrivato l’anno dopo, che ha visto trionfare Marco Carta, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ci pensi mai?

Ho riflettuto spesso su questa cosa. Si, le cose sarebbero andate diversamente. Però, di fatto, c’è una cosa da dire: io, all’epoca, non avevo ancora un’identità musicale definita, non sarei stato pronto ad affrontare un progetto discografico, ero talmente giovane. Ero soltanto un ragazzino alle prime armi, se avessi insistito in quella direzione, avrei fatto delle robacce! (scoppia a ridere, ndr). Poi, negli anni, le cose sono cambiate: ho conosciuto un produttore, Michele Centonze, che mi ha insegnato tutto, ho studiato tanto, ho lavorato ad un cd in spagnolo che debutterà in Sud America. Oggi, che sono felice, posso dire che questi anni di stop sono stati essenziali. Ad un certo punto ho scelto di farmi da parte, ho smesso di fare tutto, serate, eventi, concerti, proprio perché sentivo che dovevo fare un altro percorso. Io ero soltanto un ragazzino di paese con un sogno, da un giorno all’altro sono diventato famoso. La popolarità, quando arriva all’improvviso, devi saperla maneggiare e sfruttare, se vuoi perdurare. Ma non basta da sola. Quindi, se non hai la preparazione adeguata, devi saper fare un passo indietro. E così è stato.

Negli anni, alcuni ex concorrenti del talent hanno accusato la trasmissione di creare soltanto meteore. Non di rado, numerosi attacchi vengono rivolti anche a Maria De Filippi, accusata di abbandonare i ragazzi dopo averli illusi.

La verità è che i ragazzi che arrivano ad Amici sono giovanissimi, sono ancora in una fase formativa. Amici ha un grande impatto sulla personalità di ognuno di loro. Il giorno prima sei Federico Angelucci da Foligno, il giorno dopo sei Federico di Amici. Ti stravolge la vita in un momento delicato, in cui stai ancora crescendo, non è semplice gestire ciò che ne consegue. Oggi le case discografiche sono interessate ai talent, perché si accelerano i tempi, i ragazzi sono amati dal pubblico e puntare su di loro è meno rischioso. Molti vi partecipano proprio perché sanno che attraverso un talent potrebbero avere occasioni che altrimenti non avrebbero. Così bisogna parteciparvi, consapevoli di ciò che si è e convinti di cosa si vuol ottenere. Si tratta di un do ut des, Maria ti dà una chance, non è tenuta a seguirti come una madre segue i propri figli. Lei offre un’occasione, poi sta ad ognuno farne un’occasione vincente. Ma a vent’anni come fai a capirlo? Certo, se partecipassi oggi…

Quindi oggi rifaresti Amici?

Sai quante volte mi sono detto «Chi me lo ha fatto fare!»? Però il senso di alcune cose lo capisci solo dopo, col senno di poi. La vita ti dà le risposte col tempo. Oggi vi parteciperei con una consapevolezza nuova.

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Molti tuoi colleghi, nonostante abbiano alle spalle già un’esperienza, tentano per la seconda volta la carta del talent. Mi viene in mente Enrico Nigiotti, che ha fatto Amici ed ora è tra i concorrenti di X-Factor. Tu hai mai pensato di partecipare ad un altro talent show?

No, mai. Qualche proposta c’è stata, ma non l’ho presa nemmeno in considerazione. Ho fatto una scelta, anni fa, e non mi sono mai pentito. Tale e Quale show è un’altra storia, perché è un programma che non può farti del male. Per quanto tu possa sbagliare, si tratta pur sempre di una imitazione, che magari non è perfettamente centrata, ma non sei tu. E poi è un varietà senza polemiche, i giurati sono sempre molto garbati, c’è un bel clima. No, altri talent no, dopo aver vinto Amici sarebbe stato un passo indietro.

C’è un rimprovero che senti di doverti fare?

Sai cosa mi rimprovero? Sono troppo rigido con me stesso. Vorrei apprezzarmi di più, essere meno intransigente, lo sono troppo con me stesso, troppo poco con gli altri. Mi dicono che dovrei essere più sicuro di me. Pensa che non mi rivedo nelle mie esibizioni di Tale e Quale, non ci riesco. Poi, qualunque cosa tu faccia, sbagli. Se sei insicuro, non vai bene. Se, invece, lo sei, non vai bene lo stesso. Chi vuol criticarti, ti critica lo stesso.

A proposito di critiche, un ruolo importante lo svolge il web, che sa essere pericoloso proprio perché dà voce a tutti e basta un click per denigrare e offendere qualcuno. Nel 2007, i social network stavano lentamente prendendo piede, oggi sono una realtà imprescindibile. Qual è il tuo rapporto col web?

Sai che io non avevo alcun social prima di arrivare a Tale e Quale? (scoppia a ridere, ndr). Vivevo in un esilio estremo. Appena abbiamo iniziato, mi hanno detto che avrei dovuto averli. Io non vado mai a leggere nulla. Qualche volta capita che mi dicano «Federico, guarda che ci sono tanti apprezzamenti». Allora vado a sbirciare, leggo cose molto belle, capita di rado di leggere cose offensive. Il web ha questo potere: quando gli utenti ti supportano, ti danno forza e ti senti stretto in un abbraccio. Poi le critiche esistono da sempre, esistevano anche ai tempi di Amici, nonostante Facebook non avesse preso ancora piede. Mi faccio una risata, che posso farci? Allora me ne hanno dette di tutti i colori, quindi mi sono fatto le ossa.

Torniamo a Tale e quale. Dicevamo che le tue imitazioni continuano a entusiasmare il pubblico. Ma c’è un artista che non hai ancora imitato e che ti piacerebbe imitare?

C’è qualcuno che vorrei rifare, piuttosto! (scoppia a ridere, ndr). Ce ne sono due, in realtà. Il primo è certamente Luis Fonsi. L’ho imitato durante la prima serata, ma io capivo niente, ero su Marte, non esagero! Non puoi capire l’ansia che avevo addosso. Dovevo ballare, cantare in spagnolo e rappare. Ed era il debutto, la prima volta su quel palco, la prima volta in tv dopo tanto tempo! La seconda imitazione che rifarei è quella di Mika, perché ho avuto dei problemi con gli Ear Monitor. Quando ho iniziato a cantare, c’è stato un problema tecnico, sono andato nel panico, ho cercato di toglierli, ma non ci sono riuscito. Poi, nel corso dell’esibizione, mi sono ripreso, ma all’inizio è stato difficile. Se devo dirti, invece, qualcuno che vorrei impersonare, ti faccio il nome di Harry Styles. Canterei Sign of the Times.

Se ti chiedessi, invece, il personaggio più difficile da imitare?

Assolutamente Loretta Goggi! Innanzitutto per le difficoltà tecniche della canzone, che parte da note bassissime fino a toccare note altissime. In più era la finale, rischiavo di uscire e Loretta era lì, di fronte a me! È stata una settimana intensa.

Con la consapevolezza e la maturità di oggi, come guardi al futuro?

Oggi ho meno aspettative. Ci sono già passato, so cosa vuol dire vedere i propri progetti sfiorire. Oggi ho una nuova consapevolezza, che mi permette di vivere il presente in modo più sereno. Mi chiedono «Cosa vorresti fare dopo Tale e Quale?». Io rispondo che quello che sarà, sarà. Anche perché qui il ritmo è serrato, non c’è tempo di pensare al futuro. Appena mi libero dall’ansia di un’esibizione, devo già pensare alla successiva. Quindi, quando finirà questa esperienza, vedremo cosa succederà.

Determinazione, fortuna e talento. In che ordine d’importanza metteresti questi tre fattori?

Esattamente in quest’ordine. Ci vuole tanta determinazione nel nostro mestiere, devi essere caparbio. Devi essere pronto a cadere, a rialzarti, a ricevere delle porte in faccia. Devi essere determinato nello studio, per migliorarti. Poi c’è la fortuna, che non è altro che un’occasione da cogliere. E poi c’è il talento, che serve a dare un senso ai primi due. Se hai talento, puoi sfruttare la fortuna. Se sei anche determinato, puoi riuscirci.

Ho deciso di concludere con questa domanda: tu finora sei stato Federico di Amici. Dopo l’esperienza a Tale e Quale, come vorresti essere identificato dal pubblico?

Come Federico Angelucci e basta. Vorrei che la gente dicesse «Quello stronzo non lo sopportavo, ma adesso ho capito chi è e apprezzo l’uomo che è diventato». Questo vorrei si dicesse di me.