Carla De Conti, la tabaccaia che ora si difende da sola

3
97

SAN FIOR DI SOTTO: LA TABACCHERIA CARLA DE CONTI SI DIFENDE CON LA PISTOLA«Ho iniziato a perdonarmi perché da vittima (e vittime si è per sempre, indipendentemente dalla gravità del reato) avevo iniziato a colpevolizzarmi, anche nei riguardi di mio figlio e di mio marito. Quello che ho subito io lo hanno subito loro e se non perdono me stessa non potrò mai perdonare chi mi ha fatto del male».

Carla De Conti è la tabaccaia di Fior di Sotto, in provincia di Treviso, che dal 2011 a oggi ha subito numerosi furti ed è stata vittima di tre rapine, di cui una a mano armata il 31 Dicembre 2012 alle 18.25.

Carla si racconta per la nostra rubrica #legittimadifesa: «Tutto è stato filmato dalle telecamere. Era l’ultimo dell’anno ed erano in due, indossavano passamontagna, guanti e cappuccio, quello con la pistola era nero e mi teneva per il collo puntandomi la  pistola prima sul fianco e poi in fronte. Pensavo che sarei morta fino al momento in cui, prima di andarsene, mi ha chiusa in ufficio. Si sono portati via più di 12mila euro, soldi per la maggior parte di tasse automobilistiche regionali che ho dovuto anticipare. Per ogni furto o rapina ho dovuto chiedere un prestito, proprio perché, fintanto che le assicurazioni non stabiliscono se c’è rimborso o meno, io devo anticipare i soldi. L’ultima rapina l’ho subita il 13 ottobre 2015 nel garage di casa. Io non ho mai reagito, non ho mai detto nulla ed il giorno dopo sono sempre andata al lavoro, come se nulla fosse successo anche se dentro avevo l’inferno».

Carla De Conti dopo l’ultima rapina si fa paladina di una battaglia che ancora oggi porta avanti, mettendo la sua faccia in tantissimi programmi televisivi affinché la legge sulla legittima difesa venga modificata a tutela delle vittime e non dei delinquenti. Ha cominciato a sparare al poligono, facendo richiesta di un porto d’armi per difesa personale: «Questo non significa che io abbia già un’arma addosso e la sappia usare, per questo ci vuole tempo, bisogna conoscere le proprie reazioni in caso di pericolo e di stress psicologico … mi sono a aggrappata con tutta la mia forza a questa richiesta, per poter avere uno stimolo ad andare avanti, per sconfiggere la paura e la solitudine di uno Stato assente. La pistola è un dettaglio. La forza di reagire ai soprusi è il senso della mia vita futura. Questo non significa fare il Far West, non significa che tutti devono girare armati. Ognuno deve essere libero di vivere nel modo che ritiene più sicuro per la sua vita e quella della sua famiglia».

Front-cover-De-Conti_web-200x300Nel volto di Carla De Conti leggi la sofferenza, la paura, la delusione, sono stati momenti molto brutti che l’hanno presa in pieno; soltanto la vicinanza e il coraggio della sua famiglia l’hanno aiutata a non darsi per vinta. Dalla sua vicenda personale ha tratto spunto per scrivere un libro, Il postino che morde il cane, per i tipi di Piazza Editore; una parte del ricavato Carla l’ha destinata alle donne vittime di violenza.

Tanti l’hanno sostenuta, ma non chi ha il potere decisionale, come dice lei: «Perché nel concreto, ad eccezione di tante belle parole e pacche sulle spalle, non è cambiato nulla!».

A luglio Carla ha dovuto cedere la sua attività, svendendola e, dopo tanti colloqui e curriculum inviati, ha trovato lavoro come dipendente part-time in un bar: «Io chiudendo la mia attività, ho perso la mia vita, sono morta, perché avevo riposto il mio futuro, avevo investito per la mia famiglia, per mio figlio. Ho chiuso la mia attività non per la crisi, non perché non lavoravo, ma per colpa dei ladri che mi hanno costretta a chiedere prestiti su prestiti e ad indebitarmi tanto da aver messo la casa in vendita. Un danno economico più di 100mila euro! Dove andrò io con la mia famiglia? Non ne ho idea. Alcuni mi chiedono perché continuo a battermi se vedo che non ottengo nulla? Io rispondo che la mia è sete di giustizia. Prima tacevo e non cambiava nulla, subivo ed abbassavo la testa. Ora parlo, a nome mio e di chi non ha il coraggio di farlo, non abbasso più la testa. Nessuno dei miei aggressori, rapinatori, ladri, è mai stato preso e tuttora a distanza di dieci anni dal primo episodio gravissimo io non riesco a entrare sicura a casa».

La rubrica di OFF #legittimadifesa è un’iniziativa in collaborazione con
UNAVI Unione Nazionale Vittime
Segui la pagina facebook Unione nazionale Vittime @Unavi2017
Seguici su twitter @UnioneVittime
Sul canale Youtube Unavi Unione Nazionale Vittime
Scrivere a presidenza.unavi@gmail.com

3 Commenti

  1. Io non capisco come facciano a continuare Polizia e Carabinieri. Arrestano un ladro e ,il giorno dopo , se lo ritrovano in strada , libero come un uccellino.Se uno difende la sua proprietà ferendo o uccidendo l’aggressore , da vittima diventa lui l’aggressore.Per il ladro o l’aggressore dovrebbe essere previsto il rischio di impresa. Se un delinquente entra in una proprietà privata per rubare o altro , dovrebbe sapere che la sua vita potrebbe essere in serio pericolo. Purtroppo questa è un’eventualità che non sarà mai prevista.
    Ma i nostri governanti (che dovrebbero rappresentarci e invece sono stati preposti a governarci su scelta di altri governanti non eletti per suffragio popolare) riusciranno mai a scendere dal loro Olimpo dorato ?

Comments are closed.