Quando le auto storiche sono un’opera d’arte

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RetroMobileMilano_nSe nel mondo dell’arte contemporanea a un buon intenditore occorrono un buon occhio e gusto personale, in quello del restauro d’auto d’epoca gli elementi imprescindibili sono un buon orecchio e un cacciavite. Non stupisca il richiamo all’arte contemporanea: ormai l’auto storica e da collezione è diventata un bene rifugio addirittura superiore per certi versi alle superstar delle arti visive, al punto che non pochi collezionisti ora diversificano il proprio investimento fra arte contemporanea e auto storiche.

L’automobile da collezione non è più un’automobile e basta, ma una vera e propria opera d’arte in un settore in forte espansione. E se la matematica non è un’opinione, il fatto che Porsche abbia raddoppiato il proprio valore in soli quattro anni la dice lunga: è come se il mio olio su tela acquistato in galleria nel 2013 valesse ora il quadruplo.

Ma per raggiungere questo risultato ci vogliono impegno e passione, proprio come fanno i galleristi. E i “galleristi” di auto d’epoca e da collezione sono i centri di restauro specializzati, come RetroMobile Milano di Giulio Monziani, “ammalato” di Porsche (indovinate su quale marchio si concentra il suo centro di restauro).

L’auto da collezione è in tutto e per tutto un bene storico, il prodotto culturale di un settore in forte rivalutazione: modelli nuovi e pezzi storici, i marchi e i modelli che fecero l’impresa. E che hanno conosciuto sulla loro “pelle” d’acciaio lo stress del tempo. Perché le macchine di una volta erano costruite con criteri diversi rispetto a oggi e il loro ricovero non può essere un’officina qualsiasi, ma una clinica: il restauro non s’improvvisa, perché la differenza fra un bravissimo meccanico, carrozziere o tappezziere e un restauratore sta tutta nella conoscenza specifica  del marchio, forte di un vero e proprio network di riferimento che si dedica addirittura in taluni casi alla ricostruzione vera e propria  dell’auto da “curare”, con “operazioni” sempre di elevatissima qualità.

E sai mai che anche voi, come me, smarriti in questo mondo di auto tutte uguali e nostalgici dell’eco di una 911 del 1973, ammirando le “grazie”  d’acciaio una di queste belle signore ritorniate un po’ a quegli anni in cui, bambini, il solo fatto di entrare nell’abitacolo di una “signora macchina di classe” e fingere di guidarla vi inebriava come il primo amore. Che infatti non si scorda mai.

 

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.