Azio Corghi, Maestro della musica contemporanea e amante della tradizione

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 Azio CorghiQuest’anno ha compiuto 80 anni ed è uno dei maggiori compositori italiani viventi: Azio Corghi, piemontese, allievo di un grande come Bruno Bettinelli, docente, musicologo, accademico di Santa Cecilia, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica, monumento vivente della musica contemporanea, si racconta ad OFF.
 
Maestro, come si è avvicinato alla musica?

Dapprima attraverso lo studio di uno strumento popolare come la fisarmonica; poi, entrato in Conservatorio, studiando Pianoforte e Composizione, a Torino e Milano.

Lei è giunto al traguardo degli 80 anni: un bilancio della sua carriera?

Mi ritengo fortunato per aver potuto realizzare, grazie all’aiuto della famiglia e dei miei insegnanti, i sogni creativi di un ragazzo, nato nel 1937, che aveva pure conosciuto “echi di guerra”. Ne deduco che tante persone mi hanno voluto bene e aiutato.

Un episodio “Off” di tanti anni di musica?

Scelgo quello della ripresa di Blimunda al Teatro S. Carlos di Lisbona. Tutto era pronto: autorità, interpreti, scene importate dal Teatro alla Scala, pubblico elegante, ma… quella sera l’orchestra decise di scioperare! Spettacolo rinviato al giorno seguente e noi tutti, autori, regista, editore, direttore d’orchestra ci ritrovammo con le nostre considerazioni attorno a una tavola conciliante.

E come andò a finire?

“Da cosa nasce cosa”, dice il proverbio: fu proprio quella sera, scambiando considerazioni e progetti con Will Humburg, il direttore d’orchestra, e José Saramago, che nacque il discorso intorno a Divara, opera sulle guerre di religione che ebbe notevole successo di pubblico e critica.

Ha qualche rimpianto?

Ognuno di noi ha qualcosa da rimpiangere, ma non vale la pena: nel compiere gli 80 anni ti accorgi che la vita è un’accelerazione continua e la lotta, anche per il musicista, è sempre “contro il tempo”.

Lei vanta collaborazioni importanti: quali i ricordi più belli?

Proprio perché si tratta di “collaborazioni importanti” ho parecchie difficoltà nella scelta, sia per la memoria labile che mi ritrovo oggi, sia per lo scrupolo di non menzionare ciò che quell’altrettanto importante interprete si attende da me. Sono grato e riconoscente a tutti i collaboratori fin qui avuti.

Come sta la musica contemporanea, oggi?

Eh, come le è permesso di sopravvivere in una società sempre più condizionata dal potere politico e finanziario? Malgrado sia aumentata l’offerta della documentazione audiovisiva, la richiesta di musica non è proporzionata alla necessità di una formazione culturale che possa allargarsi superando consciamente i confini della cultura di appartenenza.

Come si potrebbe rimediare?

Lo squilibrio fra domanda e offerta culturale può essere colmato unicamente da un’adeguata “in-formazione” che abbia inizio fin dalla scuola dell’obbligo.

Come vede il rapporto tra musica colta e media?

Purtroppo, il rapporto è sempre più condizionato dai media. Per fortuna qualcuno riesce a evitarlo grazie alla passione che lo spinge a “fare musica”. Se poi avviene “collettivamente”, la musica diventa un avviamento alla socialità.

Che musica “ama” e ascolta di più?

Quella che ancora si realizza con riferimento alla tradizione culturale di appartenenza.

Caspita, detto da un compositore squisitamente contemporaneo…

Ho sempre partecipato a forme e modi di ricerca contemporanei anche al fine di trovare qualcosa che mi permettesse di comunicare.

Quali sono i tratti distintivi del suo linguaggio?

Sono quelli che si rifanno a una cultura di appartenenza, o se volete di tradizione, ma nello stesso tempo alle curiosità stimolate dal mondo che mi circonda. In altre parole è la contemporaneità dei modi di espressione basata su un istinto acquisito.

A cosa sta lavorando attualmente?

Non posso ancora dirlo perché sono indeciso sulla scelta fra alcune proposte che mi sono state ultimamente rivolte. Comunque non vedo l’ora di tornare al mio “banco di missaggio”.