Esce l’album che tutti gli amanti di Bukowski dovrebbero ascoltare

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ilgorjaleoff, emanuele beluffi

ilgorjaleoff, emanuele beluffiSi intitola Ho bisogno di aria (in uscita il 17 novembre per IRMA Records) il terzo lavoro di inediti del cantautore abruzzese Paolo Tocco. Quasi interamente registrato dal vivo, il disco racchiude già nel suo nome – un grido di evasione –  i riferimenti e le necessità che lo hanno ispirato: canzoni di rivalsa, di rabbia, canzoni che hanno l’urgenza di liberarsi dall’ipocrisia e dalla finzione che imperano nella vita quotidiana.

L’album arriva a tre anni di distanza da Il mio modo di ballare, selezionato tra le migliori 50 opere dal Club Tenco, e otto dopo l’esordio con Anime sotto il cappello.

«Il primo disco era il risultato di una ingenua passione. Il secondo è stato prodotto da altri e gode di una qualità elevatissima, ma frutto di scelte di altre persone, che stimo, che ho cercato e voluto. Questo ha una maturità umana e spirituale sicuramente maggiore» commenta Tocco.

Al suo interno i singoli Arrivando alla riva, che tratta il dramma degli sbarchi clandestini sulle nostre coste, e La città della camomilla, che ironizza in modo sfacciato sui retroscena assai comuni del potere nelle nostre province. Ma Paolo puntualizza: «Nel resto del disco la denuncia sociale assume toni assai personali. Non sono nessuno, non ho la cultura e l’esperienza per aprire bocca in modo opportuno e forse più di tutto odio chi ha sempre un’opinione su tutto e apre bocca a vanvera. Detesto i social network per questo. Penso invece che sia più poetico, dal mio piccolo, raccontarvi il mio modo di reagire nei confronti di una sfaccettatura sociale».

Come già in passato, anche stavolta il cantautore ha abbinato un romanzo omonimo al disco, pubblicato da Lupi Editore. «E’ nato di getto in un momento di vita successivo alla scrittura del disco. Racconto la vita di un ragazzo di provincia che ho chiamato Henry, in omaggio a Bukowski, che consuma le sue giornate nel frenetico bisogno di essere riconosciuto e accettato per quello che è».

Cresciuto con le canzoni di Francesco De Gregori, Gianmaria Testa e dei R.E.M., a proposito di come si è scoperto cantautore racconta: «Ho sempre avuto il bisogno e l’approccio di creare nella vita di ogni giorno. Da ragazzino studiavo la magia delle carte, facevo il prestigiatore e anche in quel contesto investivo poco tempo a conoscere i nomi delle tecniche o a replicare passaggi ed effetti. Pensavo a nuovi modi di fare il mago. Così anche con la chitarra. Basti sapere che non so suonare niente che non sia di mia composizione se non qualche rarissimo evergreen come “La canzone del sole”. Quando mi trovo attorno ad un tavolo con musicisti mi sento sempre inadeguato ed evito di prendere uno strumento in mano. Non saprei che fare. Quindi ho sempre scritto cose mie, nuove».

E’ nato così il suo primo album e così ha preso inizio un percorso che paragona ad una «semina lunga e spesso anche silenziosa», scandito da diverse tappe. Oltre che cantautore, infatti, Paolo è ingegnere del suono, promoter discografico e produttore (per esempio degli Audio 2, Formula 3, Battiato, Caparezza, Finardi e di Zibba, con cui ha vinto un premio Tenco nel 2012 e il premio della critica al Festival di Sanremo nel 2014).

Quale, ora, il prossimo passo? «Come Henry del mio romanzo, anche io vorrei essere riconosciuto. Questo non significa diventare un cantautore o uno scrittore famoso. O meglio, la fama e la gloria non devono essere il punto di arrivo ma la conseguenza di un reale riconoscimento di merito. In altre parole, vorrei arrivare un giorno a saper fare bene quello che faccio oggi. Mi godo a pieno la cavalcata e la crescita, la scoperta e le sconfitte, perché sogno che tutto questo mi porti a diventare un uomo e un artista di valore».