Isproject, ecco il nuovo progressive rock italiano

0

Isproject Ivan Santovito/ Ilenia Salvemini Ivan Santovito e Ilenia Salvemini sono due giovanissimi pugliesi. Lui, classe 1991, ha scoperto presto il violino e altrettanto presto si è iscritto al conservatorio Piccinni di Bari. Lei, classe 1991, ha affiancato la passione per il canto a quella per il ballo. Dal 2013 formano Isproject, duo prog rock nato, come spiegano, per caso: «Questo progetto ha preso vita da una collaborazione del tutto inaspettata: siamo già partner nella vita, non avremmo mai pensato di esserlo anche in ambito professionale».

Dopo una fase passata a ri-arrangiare e cantare brani di Anathema, Muse e Disney, i due hanno avvertito il bisogno di creare composizioni originali. Dall’agosto 2013 si sono susseguite, registrate in home recording, fino a quando hanno attirato l’attenzione di Fabio Zuffanti. Il popolare musicista genovese ha deciso di produrre The Archinauts, il loro album d’esordio. «E’ stato un punto di svolta, il momento in cui noi, che non brilliamo di grande autostima, abbiamo acquisito piena consapevolezza del nostro potenziale» raccontano Ivan e Ilenia.

Pubblicato da AMS Records, suonato dai musicisti della Z-Band (Giovanni Pastorino, Simone Amodeo, Paolo Tixi, il grande Martin Grice dei Delirium) e Andrea Bottaro, il disco attraverso sette tracce propone un’interpretazione moderna, artistica e graffiante del progressive-rock. Una caratteristica significativa di The Archinauts è il suo spirito concettuale, che abbraccia ogni aspetto dell’opera, comprese poesia, fotografia e architettura.

«È un album visionario, quindi legato fortemente al visivo. Anche i teaser che abbiamo realizzato ne sono testimoni» commenta il duo, che aggiunge: «Si fa riferimento all’uomo che interagisce con architettura, natura e città. Quindi tratta di noi. Noi tutti siamo Archinauti: interagiamo con il mondo e molto spesso non lo apprezziamo abbastanza. Così facendo non lo valorizziamo e lo distruggiamo giorno per giorno, perdendo inesorabilmente la nostra umanità. Nel nostro album, perciò, raccontiamo paure ed ansie ormai figlie del mondo moderno e della nostra generazione che, nonostante tutto, non soccombono e hanno la forza d’animo di reagire, cercando di ri-dare un senso alle cose. È un disco di speranza sia sociale che artistica, è il colpo di coda alla stagnazione culturale del nostro paese».

Cresciuti l’uno circondato da strumenti e vinili e l’altra a pane, balletti russi e sonate di Chopin, i due confidano di avere tanti sogni nel cassetto: «Probabilmente il più importante è continuare a cibarci di esperienze. È il nostro carburante e poterne fare sempre più ci renderà sempre più completi. Ci piacerebbe poter suonare in diverse location in Europa e nel mondo, conoscere artisti e fans, scambiare con loro pensieri e parole e continuare ad affrontare ogni genere di sfida ancora a lungo, perché la musica è ormai parte di noi».