Swunk, “groove” partenopeo da Napoli sotterranea agli USA

0
105

Angela_Lonardo_2Sono nati nel 2012 con il nome Swunk Infusion, un gioco di parole che alludeva all’incrocio di swing, funk e fusion. Oggi si chiamano solo Swunk, dal verbo arcaico inglese che indica il duro lavoro, il “labour”.

I napoletani Antonio Cece (chitarra), Saverio Giugliano (sax), Daniele De Santo (basso) e Marco Fazzari (batteria) si sono uniti per condividere la voglia di immergersi nei vari stili musicali. «Amiamo pensare di comporre sedendoci al ristorante e poter attingere a tutte le pietanze che la musica ci può offrire» dice Antonio.

Nel 2014 hanno debuttato con un album omonimo e tre anni dopo hanno bissato con “Soundscapes”. «Questi due dischi hanno in comune il fatto di essere registrati in presa diretta. La differenza crediamo sia l’evoluzione. L’uso di software e hardware musicali ci ha permesso di sperimentare un nuovo assetto sonoro».

Otto i brani strumentali di quest’ultimo lavoro, un incrocio dinamico e intrigante di jazz, rock, funk, elettronica, suoni urbani e spirito cosmopolita con un occhio all’immagine. Ad accompagnarlo due video: “Solaium”, realizzato da Daniele Rosselli, e “Ore 22”, interamente disegnato in 3d digitale da Walton Zed.

Entrambi rappresentano appieno l’orientamento artistico degli Swunk, che evocano un mondo parallelo, una simbiosi tra musica e immagine che li colloca tra i giovani musicisti italiani più ispirati degli ultimi tempi.

Il quartetto napoletano ama ricordare tra i momenti più belli del proprio percorso l’apertura a Scott Henderson per il NapoliJazzWinter: «Gli regalammo una copia del nostro primo demo e una volta rientrato in USA ci mandò una mail dicendo che gli era piaciuto».

E per il futuro? «Il nostro desiderio sarebbe quello di comporre una colonna sonora per un film di spessore».