Maurizio Costanzo: la tenerezza di un uomo “fortunato”

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IMG_4303Raccontare un uomo multiforme come Maurizio Costanzo, con un vissuto che richiama le trame del velluto con qualche veleno velato dalla sua volontà naturale alla dimenticanza, non è poi cosa facile. Hanno scritto di lui firme prestigiose e si è raccontato nei suoi libri ed ancora. Come arrestare la sua vocazione giornalistica e di attento osservatore? È lui che comanda, perché alla fine è lui che domanda!

Cosa chiedergli? Gli dico che un canovaccio c’è, ma che vorrei fosse una conversazione leggera con indovinelli a braccio e lui mi dice: “Ma poi si ricorda?” e, dunque, mi autorizza a registrare!
Dopo aver varcato la soglia del suo ufficio c’è uno scambio curioso di osservazioni e subito mi bacchetta simpaticamente: “Che fine ha fatto? lei è stata mia ospite in trasmissione anni fa, è un’artista molto brava ed ora è anche più bella… che ha fatto?”
La mia risposta è stata immediata: “Dottor Costanzo sono diventata mamma di una bimba che ora ha quasi tre anni”.
E lui:”Mi fa vedere una foto di sua figlia?”. Mi dice che mi somiglia, soprattutto nel taglio degli occhi, e il suo pensiero corre subito ai suoi quattro nipotini: “Mi piacciono tanto i bimbi e mi piace passare del tempo con loro”.
Nel suo studio si sente aria di casa, coccolato dai ricordi, circondato da foto di famiglia, disegni di nipoti e figliocci, la sua collezione di tartarughe, premi, pile di libri e bozzetti di scene teatrali. Si respira, evidente, una vita da artista della comunicazione. Il suo gatto Filippo, che abita lo studio, si trova nella stanza accanto, il cagnolino a casa.
Tra le sue domande e le mie (3 sue ed una mia, questo il rapporto nel giro di pochi minuti) riesco a portare a “casa” un’intervista un po’ inedita, dove emerge la tenerezza di un uomo che ne ha viste tante, ma che ha conservato un lato umano molto forte. All’apparenza un “orso buono” che ama la sua tana, la proiezione di un carattere riservato e, allo stesso tempo, aperto alla conoscenza ed alla scoperta curiosa di nuovi incontri, però con il riserbo del “beneficio del dubbio” e con una visione contemplativa e positiva del mare, metafora della vita.
Jole… ed Ugo?
“Mia madre se n’è andata quando ho iniziato a fare tv. Se n’è andata portandosi via il desiderio di essere seguito nella mia crescita professionale. Mio padre ancora prima di lei: è scomparso quando avevo 17 anni. Il rammarico è quello di non aver condiviso il resto del mio percorso e la carriera con loro. E’ inutile, la loro perdita mi ha segnato. Mi sono mancati ed ancora ci penso. La separazione dai genitori è uno strappo serio.”
Maurizio papà ?
“Amo molto i miei figli che vedo spesso. Ad esempio oggi siamo a pranzo insieme con i miei due naturali e di solito, la sera, ceno con Gabriele, figlio adottivo mio e di Maria. Poi ho quattro nipotini, il più grande viene a trovarmi in trasmissione: gli piace molto stare dietro le quinte e la sua presenza mi fa stare bene.”
L’amore e le sue Donne?
“L’amore e le donne, solo quando ne è valsa la pena! Sono stato fortunato, ho incontrato sempre delle belle e coinvolgenti donne e, nel bilancio della mia vita, sono state dominanti. Non potrei vivere senza donne, gli uomini mi annoiano mortalmente!”
La musica, la canzone d’autore… ne scriverà ancora?
“Mi piace tutto quello che è musica, mi sono divertito con il sax! Le collaborazioni alle canzoni sono state diverse nella stesura dei testi, ma alla fine la canzone che posso dire di aver scritto è “Se telefonando“. La sua voce mi piace perché è moderna, ma conserva trame antiche ed è per questo molto interessante. Chissà, forse scriverò un testo per una sua canzone!”

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Sull’altalena della vita non ha mai perso equilibrio e motivazione, è stato un “danzatore” inarrestabile. Se fosse Danza, quale stile sceglierebbe?
“La danza classica, il balletto d’elezione! Disciplina e talento con un pizzico di carattere. Sarei sicuramente un danzatore classico!”
Se pensa all’Amicizia?
“Vado un bel po’ indietro, penso ad un mio compagno di giochi, amico d’infanzia che è scomparso presto, ma da anni il figlio lavora con me. Un legame che vive nella memoria, i rapporti antichi sono quelli più veri. Ma il bello della vita sono gli incontri: non ha importanza la loro durata, resta quello che ci si scambia. L’amicizia è una parola più impegnativa, ma l’incontro lascia comunque qualcosa che può essere intesa come gioco, complicità, curiosità. Bisogna saper riconoscere gli incontri del destino.”
La solidarietà?
“Fa parte della mia vita da sempre, sostengo da anni varie associazioni benefiche. Mi sembra giusto interessarsi agli altri e la solidarietà non va solo espressa nell’impegno sociale, ma anche nei confronti di chi è più vicino.”
Nei fattori del successo che posto ha la fortuna?
“Una componente di fortuna c’è assolutamente nella vita e, soprattutto nel lavoro, la fortuna va incontrata. Non si trova cercandola, capita… Io mi reputo fortunato perché sono nato con una violenta vocazione a fare il giornalista e da qui è nato tutto, potendo così dimostrare altre attitudini che erano insite in me.”
Il mare?
“Potrei stare giorni interi a guardare il mare, non ho bisogno di “tuffarmi”. Da sempre, fin da ragazzino, è stato così.
Mentre scrivo o riposo, mi basta guardarlo. Nella mia casa al mare, mentre tutti gli amici sono in spiaggia o in barca con mia moglie Maria, io sto lì ad osservarlo, con il suo cambiare colore e movimento.”
Un velluto ed un veleno della sua carriera?
“Un velluto è scoprire il talento, per esempio un velluto è stato scoprire Paolo Villaggio. Un veleno? Boh! Io ho una fortuna: non ricordo molto le sgradevolezze e le cattiverie. Ho avuto veleni anch’io e qualcuno l’avrò provocato, però faccio fatica a ricordarli, non mi riguardano. Proprio per dirne uno, forse quando un mio compagno di scuola media mi fece uno sgarbo ed io gli feci una cianchetta! Non vivo di rancori, perché non li ricordo.”
C’è ancora qualcosa che non ha scritto, un programma nel cassetto?
“Sono profondamente soddisfatto di quello che ho ottenuto nella mia vita. Da trent’anni faccio una trasmissione che mi piace e che continua a piacere al pubblico. Se arrivasse qualcosa di nuovo ben venga, ma va bene così! Perché se fai bene una cosa quella resta per sempre e si rispetta così il proprio destino.”
Intervistare o Raccontarsi?
“Non l’ho mai detto, è anche un po’ assurdo perché si convive con le interviste, però preferisco di gran lunga intervistare, piuttosto che essere intervistato. Ripeto, è la prima volta che lo dico, non so perché, forse con il suo garbo me l’ho ha tirato fuori Lei! Ma comunque per diverse ragioni: per pudore, preferenza, riservatezza, non mi farei intervistare, fatico sempre un po’.”

di Alma Manera