“Uccisa in attesa di giudizio”, Ambra Angiolini in prima linea contro il femminicidio

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Uccisa in attesa di giudizio  - Andrea Costantini con Ambra Angiolini e Alessio BoniNon è mai semplice tematizzare la violenza sulle donne anche a livello cinematografico e, d’altro canto, agire concretamente come supporto per le vittime. La Fondazione Doppia Difesa Onlus ci è riuscita tramite il corto Uccisa in attesa di giudizio e lavora tenacemente sul campo dal 2007.

La dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma ha voluto ospitare al suo interno la presentazione del lavoro breve diretto da Andrea Costantini con Ambra Angiolini e Alessio Boni, a cui è seguito un momento di confronto e testimonianza diretta di due donne. Impossibile rimanere impassibili di fronte al dolore e alla rabbia espresse da queste ultime (sempre con una dignità che pietrifica pensando a quanto tutto ciò che raccontano sia vero).

Il lavoro breve con Angiolini e Boni ha tutta la potenza comunicativa dovuta alla macchina da presa, alle interpretazioni molto credibili dei due attori e la forza di uno script profondamente realistico ed è lo stesso titolo a suggerirci cosa accadrà. La sceneggiatura prima e la recitazione poi riescono a rendere in poco più di sette minuti la violenza psicologica e fisica, la pressione, la mancanza di libertà e d’aria che questo (ex) compagno esercita su Anna. Ci sembra una scelta ben precisa quella di non mostrare l’atto culminante – se non post – in tutto lo sguardo parlante di Boni, bravissimo nel rendere il suo Marco personaggio livido in volto e al contempo “spaesato”. Probabilmente non è neanche casuale che il cognome dell’uomo sia De Vita, la particella latina “de” in composizione significa “via da” e quest’uomo allontana effettivamente dalla vita la donna a cui è morbosamente legato.

«Con questo corto volevamo dimostrare che dobbiamo sempre schierarci in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato», ha dichiarato il regista.

Uccisa in attesa di giudizio” non ha il sapore dello spot, è realizzato con tutta la cura possibile, certo mettendosi a servizio della nuova campagna lanciata da Doppia DifesaASPETTANDO SI RISCHIA LA VITA Mai più donne che muoiono in attesa di giustizia”.

Giulia Bongiorno ha partecipato in prima persona al cortometraggio, ovviamente nei panni dell’avvocato della donna, evidenziando come la protagonista di questo lavoro non è più la donna di dieci anni fa che temeva di denunciare. Al centro c’è, infatti, «il tradimento dello Stato. Se la giustizia non fosse così indifferente, ci sarebbero meno femminicidi».

L’avvocato ha supportato la mamma di Noemi Durini, la sedicenne uccisa dal fidanzato (la quale ha scelto di non rilasciare interviste tanto più televisive, ma ci ha tenuto a presenziare all’incontro del 1° novembre) marcando un punto nodale: «le denunce per lesioni vengono considerate come normali all’interno della coppia. È importante creare una sorta di codice rosso: quando arriva una denuncia per violenza dovrebbe essere trattata entro 48h al massimo, dandole priorità» (presto sarà sottoposto come proposta di legge). La donna aveva presentato varie denunce, rimaste purtroppo inascoltate. Alla sua voce è seguita quella di Gessica Notaro, sfigurata dall’acido tiratole addosso dal suo ex compagno. Purtroppo in entrambi i casi – e chissà in quanti altri – il mix di indifferenza, tempi burocratici e l’atteggiamento di prendere sottogamba le situazioni hanno portato a conseguenze forti.

Giulia Bongiorno e Michelle HunzikerLa mamma di Noemi ha annunciato di voler dar vita a una piccola fondazione, intitolandola “la Casa di Noemi”, per sensibilizzare in particolare i giovani all’amore e al rispetto. Si avverte come queste donne e chi cerca di supportarle (nello specifico di questa circostanza Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker e tutto lo staff di Doppia Difesa), si battano mosse davvero dal desiderio che le leggi cambino e possa esserci maggiore ascolto e tutela verso chi riferisce alle forze dell’ordine, con coraggio, le violenze psicologiche e fisiche subite da chi dichiara di amore. «Bisogna lavorare sulla prevenzione», ha rimarcato l’avvocato, la quale ha tenuto a sottolineare che «questa iniziativa non ha colore politico».

Il corto “Uccisa in attesa di giudizio”, anche se è stato realizzato in collaborazione con Mediaset, non sarà distribuito solo sui canali del gruppo, ma in maniera diffusa sul piccolo schermo, in rete e ci si sta impegnando anche per arrivare al cinema

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