Il nostro “petrolio” è la Cultura, ma non siamo capaci di venderlo

0
316
Andy Warhol, Dollar Sign 9 285, 1982
Andy Warhol, Dollar Sign 9 285, 1982
Andy Warhol, Dollar Sign 9 285, 1982

Se potessimo racchiudere in una nuvola di parole i prestigiosi interventi offerti da Deloitte, in partnership con AXA, insieme ad ArtTactic alla decima edizione di Art&Finance Conference, “passione apparirebbe tra le più rilevanti.

Se la passione fa girare il mondo, compiere imprese che paiono impossibili, lenendo il senso di fatica e sacrificio, di sicuro – sorprendentemente – continua a costituire un motore trainante anche di quel particolarissimo mondo chiamato mercato dell’arte.

È una buona notizia: ci conferma quanto forse uno dei rari mondi possibili, quello del collezionismo personale o di tradizione familiare, dove denaro in grandi quantità, valori culturali, umani, spirituali, espressione creativa, investimenti, dialogo, ricerca, rendimenti, ossessioni, pena e gioie possono intrecciarsi in un crescendo positivo, anche se in una complessissima forma di vita, poco comprensibile alla maggior parte di noi.

L’arte si conferma come un asset class (classe di investimenti finanziari) di sempre maggiore interesse, anche per investitori inizialmente non sensibili al tema, sia per ragioni personali che per questioni culturali e geografiche: ad esempio, Usa e Cina, realtà dall’atteggiamento storicamente differente verso gli investimenti rispetto a quello italo-europeo, registrano un incremento di attenzione verso l’asset arte.

Quindi dagli investitori, collezionisti privati e pubblici cresce la richiesta di consulenza sull’Art and wealth management, cioè servizi in grado di tutelare, supportare e valorizzare la gestione di grandi patrimoni attraverso l’acquisizione di opere d’arte di alto valore commerciale e culturale. 

Finanza-Cultura-Business: il peso dell’elemento cultura costituisce la base della triade, la sua presenza è indispensabile per fondare i valori – patrimoniali e intangibili – da tramandare al mondo che sarà. Crescono le richieste di poter creare Fondazioni e Musei a partire da collezioni private familiari. Collezioni che si sono originate da precise motivazioni personali, passioni.

L’Italia è riconosciuta  unanimamente come il Paese della bellezza, come testimonia anche il fatto di essere il luogo al mondo con più siti Unesco. Ma non siamo così competitivi, costituendo solo l’1% del fatturato mondiale legato al mercato dell’arte: i nostri artisti e i loro prezzi ne soffrono, anche a causa della nostra alta tassazione.

LEGGI ANCHE: Se Franceschini liberalizza i beni culturali