I miracoli di Maria (De Filippi)

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La prima caratteristica che mi viene in mente, pensando a Maria De Filippi, è l’intelligenza. E quando l’intelligenza incontra la coerenza e la temperanza, ciò che ne deriva è sorprendente, affascinante e, forse, persino pericoloso, specie se si tratta di una donna. Specie se si tratta di una donna di potere, perché ci troveremo di fronte ad una persona indipendente. Temo sia il caso di ammetterlo: una donna indipendente e potente incute (ancora) timore, perché non è addomesticabile, perché non ha una funzione decorativa. La De Filippi, quindi, è da sempre un facile bersaglio per chi tenta invano di sminuirne le capacità, l’intuito, la furbizia. Per chi tenta di farne un nemico pubblico. Maria De Filippi è divisiva, non provoca mai reazioni tiepide. E il motivo è evidente: è diversa. Da chi? Da tutte le altre conduttrici. Perché non si prostra alla televisione fino a snaturarsi; piuttosto, fa sì che sia la (sua) televisione a somigliarle.

Negli anni, ha scelto di sovvertire le regole a cui, per abitudine o pigrizia, il pubblico ha deciso di sottomettersi; ha scelto di cambiare senza stravolgere, con la professionalità di un’autrice scrupolosa, che chiede a se stessa di giocare d’anticipo, rischiando l’oggi per un domani che non elemosini la sopravvivenza. Ha scelto di non diventare la copia di qualcun altro, accettando i propri limiti; e facendone, con spiccata astuzia, punti di forza incontestabili. Quando una donna come la De Filippi dice «Non ne sono capace» (di qualsiasi abilità si tratti), diventa inattaccabile. Diventa più forte di chiunque abbia cercato di mascherare la propria incompetenza.

Quante volte capita di sentir dire «La De Filippi genera mostri»? Tante volte. Tronisti e troniste, corteggiatori seriali alla ricerca di popolarità, amici talentuosi e anziani su di giri. Mi piacerebbe, e mi sembra persino necessario, puntualizzare un fatto: la televisione propone, il pubblico ha la possibilità di scegliere. La prima volta, e solo la prima, può trattarsi di curiosità o di distrazione. Dalla seconda volta in poi, però, è una decisione. Il problema non è la tv, è l’uso che se ne fa. E se tanti mostri hanno un seguito tanto sconsiderato, una spiegazione c’è ed è evidente: il pubblico ha scelto. La gente ha deciso di prendersela con la De Filippi che genera mostri, ma non ha pensato bene di spegnere la televisione.
Questo non vuol dire i suoi programmi non abbiano prodotto talenti notevoli o sancito l’inizio di vere storie d’amore, non vuol dire nemmeno che la stravagante realtà che la circonda sia stravagante ad intermittenza: vuol dire che siamo noi a fare, della tv che ci viene proposta, un cattivo uso; siamo noi a divinizzare il profano, a mitizzare la mediocrità, ad avere pretese persino dove non è lecito avere. È semplicemente televisione. La tv di Maria De Filippi è senza lustrini, senza cerimoniali fuori moda o falsi ornamenti di puro abbellimento. E credo che la trasmissione che le renda maggiore giustizia sia C’è posta per te, in cui riesce a mostrare la propria umanità, con la compostezza e l’educazione che la contraddistinguono, oltre che un’invidiabile pazienza e una rispettosa immedesimazione.

Il talento maggiore della De Filippi, però, è certamente quello di riuscire a reinventarsi senza disorientare il pubblico. La gente non vive lo smarrimento del cambiamento, ma s’accorge di essere di fronte ad uno show che non è mai anacronistico. Da una ventina d’anni a questa parte, conduce gli stessi programmi. Di fatto, ad essere rimasta invariata è soltanto la cellula originaria, per il resto hanno assunto forme nuove e impreviste. Quello che è più evidente (e che, probabilmente, disorienta) è la sua capacità di lavorare alla stregua di un imprenditore: si guarda intorno, si insidia dove c’è una carenza, la riempie di quello che manca, crea un prodotto appetibile, che causa dipendenza, lo confeziona per bene, lo rivolge al pubblico giusto, non lascia nulla al caso. L’attività di conduttrice è l’ultima che svolge, è il fanalino di coda di un lavoro più ampio e capillare. Il risultato è lampante: la De Filippi ha prodotto e continua a produrre qualcosa che non c’è ancora, qualcuno (a buon diritto, a volte) storce il naso, qualcuno ne è dipendente, ma tutti ne parlano. I programmi che conduce, e quelli di cui è soltanto autrice, sono un’assoluta novità, non imitano nulla che già esista. Per questo non potrebbe condurre altro e, per sua stessa ammissione, non saprebbe farlo. Per questo nessuno potrebbe condurre i suoi programmi. Maria De Filippi è esattamente la sua televisione: non è mai trash, ma sa esattamente come produrre il trash, come renderlo allettante, spendibile sul mercato e irripetibile; non è un’artista, ma sa esattamente quali artisti possano conquistare e catturare l’attenzione del pubblico; è un’ottima osservatrice, una che somiglia fedelmente alla sua televisione, l’ho detto, ma non ai suoi programmi. Anzi, la sua forza è certamente quella di essere al di sopra dei suoi programmi, di saper offrire il brutto e il bello, il razionale e il sogno, l’urlo e il silenzio. E di saper ridere di tutto questo, che – di fatto – fa parte della sua fantasia (o follia).

La De Filippi non è fatta per seguire un copione o simulare una parte. È lei stessa il copione, la parte e il palcoscenico. È tutto ciò che serve per riempire la scena e, insieme, per spiegarne il senso. E, se vent’anni fa era la moglie di Maurizio Costanzo, oggi è lui ad essere il marito di Maria De Filippi: ecco che è avvenuto il miracolo. Ecco una donna che ha saputo conquistare la televisione senza sgomitare e senza voler a tutti i costi impressionare. E noi, probabilmente, non ne siamo più abituati.

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