Giorgio Moroder: “Quella bugia ha cambiato tutta la mia vita”

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Giorgio_Moroder_(2)Giorgio Moroder, il mitico pioniere della disco music che ha recentemente inaugurato il mega spazio ex industriale di Torino Officine Grandi Riparazioni con uno show stellare, ha scambiato quattro chiacchiere con OFF (Redazione)

Ci racconta un episodio OFF degli inizi della sua carriera?

Ero studente a Bolzano, ai Geometri, quando nell’estate del ‘59 fui rimandato. Dovevo fare un esame di riparazione a settembre, e ad agosto un musicista bolzanino mi aveva proposto un lavoro con lui in Svizzera. Ricordo che la sera prima dell’esame sono andato a dormire da un amico di Bolzano (io sono di Ortisei)e ho detto alla mamma del mio amico di svegliarmi alle 8:00 per poi andare a scuola. Quella mattina mi son svegliato in orario, e in mezzo minuto della mia vita ho deciso di non andare a fare l’esame: avrei perso un anno di scuola ma avrei avuto la possibilità di andare a lavorare come musicista. Ricordo che dissi ai miei genitori che la colpa era stata della madre del mio amico che non mi aveva svegliato. Quella bugia ha cambiato tutta la mia vita: se avessi fatto l’esame, avrei finito gli studi e poi magari avrei fatto il geometra al comune di Ortisei.

Con quale artista c’è stato più feeling?

Di sicuro con Donna Summer. Quando l’abbiamo trovata io e Pete Bellotte a Monaco era totalmente sconosciuta ma bravissima. Era sempre pronta a fare quello che dicevamo. Con lei ho fatto una settantina di canzoni, tra cui una decina di hit che andavano bene. Inoltre eravamo molto amici.

Con chi invece è stato meno facile lavorare?

Freddie Mercury. Era bravissimo come cantante, come compositore, come produttore…ma non era facilissimo lavorarci…era un po’ “capriccioso”

Nel 1975 come venne presa una traccia come Love to love baby?

Quando l’ho fatta io e Donna eravamo un po’ titubanti, dicevamo “si lo facciamo ma nessuno lo pubblicherà”. L’editrice di Berlino è andata poi a Cannes e l’ha presentato ad alcune case discografiche. La reazione è stata ottima, e quando mi ha chiamato mi ha detto: “guarda che c’è un po’ di gente che vuol far uscire il pezzo”. È stata una sorpresa. Il singolo quello di circa 3 minuti e mezzo è andato abbastanza bene, ma è stata la versione long playing, cioè quella di circa 17 minuti, che ha spinto il pezzo fino a farlo divenire una hit, perché hanno cominciato a farlo sentire nelle discoteche ed è molto piaciuto. Poi ha contribuito anche la BBC che l’aveva etichettata come canzone vietata facendoci un po’ di pubblicità.

Perché funzionava?

Era diverso da tutto quello che c’era, era un pezzo che si poteva ballar bene, si poteva ascoltare. Era molto sexy, e in quel periodo lì forse le donne si son sentite liberate.

I giovani italiani devono ancora emigrare per emergere nel mondo della musica?

Io direi di no. Per me è stato un caso, perché mi hanno offerto di lavorare come musicista in Svizzera e in Europa, ma non avevo l’intenzione di andare via dall’Italia. Poi in seguito al successo, da Monaco son partito per l’America. Ma non credo che uno debba uscire. Certo girare il mondo aiuta, soprattutto perché bisogna avere la mentalità internazionale: bisogna fare le canzoni che vanno bene sia per l’Italia che per il mondo.

C’è al momento qualche artista italiano che potrebbe sfondare a livello internazionale?

Quelli che fanno rap sono molto bravi, ma internazionalmente l’italiano non funziona tanto. A parte Eros Ramazzotti, Bocelli e ora anche Il Volo, nel pop credo sia un po’ più difficile. L’italiano è una bellissima lingua ma la lingua ufficiale della musica rimane l’inglese. Anche perché ho notato che in America se uno straniero canta in Inglese c’è sempre un po’ l’accento, cosa che gli americani non accettano, perché, secondo loro, non risulta credibile nell’interpretazione.

Quando è stato il momento in cui ha pensato: “ce l’ho fatta!”?

Quando il presidente della casa discografica americana, Casablanca, mi ha chiamato dicendo: siamo al numero uno con Donna Summer. Lì ho detto: “mah, adesso può solo andar su”. Poi però ho avuto un po’ di paura perché nel pezzo Love to love you, lei in realtà non cantava, era più una cosa sexy. Cioè io sapevo che lei aveva una bellissima voce però da quel pezzo non si riusciva a capire se sapeva anche cantare. Poi son stato il secondo e il terzo pezzo a stabilire le qualità canore di Donna.

Lei si era allontanato dal mondo della musica, poi l’hanno chiamata i Daft Punk…

Forse ero un po’ stanco della musica…poi c’erano delle idee che volevo realizzare: mi sono occupato di arte, ho costruito una macchina, ho fatto un sacco di cose non pensando veramente alla musica, finché i Daft Punk non mi hanno chiamato.

Ora da un paio di anni fa il dj. Come è cambiato il mondo della disco music?

Il dj è divenuto una star. 10/15 anni fa il dj metteva su un disco. Invece adesso è tutto uno show con le luci, con i video, con i pirotecnici. Il dj è quasi importante come un cantante. È diventato una star.

Lei ha collaborato con diversi cantanti. Anche nel suo ultimo album Déjà Vu… ci svela una curiosità su un artista con cui ha lavorato?

La sorpresa che ho avuto è stato quando Britney Spears, che a me è sempre piaciuta come cantante e come artista, mi ha chiesto se volevo fare con lei il pezzo…Tom’s Diner. Ero abbastanza sorpreso per il fatto che avesse scelto un pezzo come quello, che non è facile. È andata bene. L’ha cantato benissimo. Ed io ora lo faccio sempre sentire sul mio dj set perché piace molto alla gente.

Cosa le piace e cosa non le piace degli Stati Uniti e dell’Italia

In America, il clima a Los Angeles è bellissimo e poi la gente è molto professionale. In Italia, in genere, ogni tanto ci sono cose che non funzionano bene come in America, ad esempio ci sono troppi scioperi.

Se non avesse fatto questo lavoro cosa avrebbe voluto fare?

Probabilmente il geometra, perché mi piaceva. Però non è un lavoro creativo, non si può paragonare con la musica. La musica non è un lavoro per me, è più un hobby, lo faccio volentieri.

Ora a quali progetti sta lavorando?

Ho fatto un concerto a Torino alle Officine Grandi Riparazioni di Torino con un’orchestra di circa trentacinque persone dove hanno suonato i miei pezzi, e io li ho introdotti. Ora sto pensando di fare un tour europeo nella primavera del 2018. Sarà uno show ma non da dj. La mia musica sarà prodotta e suonata in modo classico: con batterie, sintetizzatore e poi anche con gli archi e le trombe. Un complesso anche in questo caso di circa trentacinque persone.

Esiste qualcosa che vorrebbe ancora realizzare?

Prima di ritirarmi completamente mi piacerebbe produrre Rihanna e Lady Gaga. Quest’ultima l’ho anche conosciuta: è una ragazza molto simpatica, oltre che un grande talento.