Paolo Antonio, cantautore “impegnato ma per nulla impegnativo”

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paolo-antonio-2Si definisce «un cantautore impegnato ma per nulla impegnativo». Con testi ironici e musica pop, il catanese Paolo Antonio fotografa la realtà che lo circonda, racconta speranze e paure della sua generazione. L’ha fatto, ad esempio, in “Lavoro in un call center”, brano di denuncia contro il precariato, e in “Viva la vita”, in cui parla del disagio dei giovani italiani posti di fronte al bivio: rimanere in Italia o cercare fortuna all’estero?

Il suo è un repertorio composto da brani che affrontano temi sociali, come testimoniano anche “Son felice”, storia di un coming out a lieto fine, “Lampedusa”, ballata mediterranea che tratta la questione dei migranti, e “Piacere Salvatore”, canzone antiracket lanciata per raccogliere fondi a favore dell’associazione “Addiopizzo”.

«Giuro che ci provo a scrivere canzoni d’amore! Prima o poi ci riuscirò!» assicura il battagliero cantautore, che qualche anno fa si è anche candidato a sindaco del suo paese. «Non mi ricandiderei più per assumere un ruolo istituzionale, ma continuo a fare politica ogni volta che tolgo il tappo alla penna e scrivo una canzone, sperando di far riflettere qualcuno su un argomento che riguarda tutti» dichiara.

A fine ottobre ha lanciato il singolo “Chi ha voglia di fare l’amore”. Ma anche stavolta il sentimento più cantato nella storia della musica c’entra ben poco, poiché Paolo Antonio libera la sessualità dalle catene della moralità e del pudore, ironizzando sul senso della vergogna inculcato fin dall’infanzia nella mentalità delle persone.

«Ogni società, dalla più bigotta alla più libertina, impone dei modelli di comportamento sessuale; però la sessualità è liquida, è mutevole, è libera dagli schemi in cui noi per primi siamo abituati a ingabbiarla. Con questo brano propongo di semplificare il tutto».

Classe 1983, siciliano di nascita ma milanese d’adozione, ha cominciato a scrivere a tredici anni. «Come tutti gli adolescenti, vivevo il disagio del “nessuno può capirmi”, ed è attraverso la musica che ho iniziato, io per primo, a capire me stesso» racconta. «La musica mi ha dato coraggio, mi ha infuso quella sicurezza di sé che occorre per imbracciare una chitarra e dire agli amici “adesso vi faccio sentire una canzone che ho scritto”».

Cresciuto in una casa in cui il papà ascoltava i Pooh e la mamma gli Abba, ha scoperto da solo De Andrè, Dalla, Pino Daniele, Rino Gaetano, Battiato. «Da loro, così come dai contemporanei Silvestri, Fabi, Gazzè, Consoli, Venuti, e persino da rapper come Frankie Hi-NRG ho imparato tanto».

Nel suo percorso ha ottenuto diversi premi, aperto i concerti di colleghi come Fabrizio Moro, Simone Cristicchi, Paolo Belli e Anna Tatangelo, e non si è risparmiato dal criticare le regole dell’industria discografica nell’ironico tormentone anti-tormentone “Il disco del momento”.

paolo-antonio-3«Penso che oggi si possa reggere in piedi un’economia della musica anche senza ricorrere ai vecchi sistemi “industriali”, fatti di standardizzazione dell’offerta e investimenti che riguardano più il marketing che la musica. Vorrei ci fosse più coraggio, nel mondo discografico e nelle radio, per proporre cose nuove, originali, artisticamente significative».

E con la coerenza che lo contraddistingue, di non aver bisogno della bersagliata industria discografica lo sta dimostrando con i suoi “street concert”, veri e propri concerti per la strada: «Con un amplificatore a batterie, un microfono e la mia fida chitarra, porto la mia musica nelle vie di Milano e un po’ in tutto il Nord Italia. Suono le mie canzoni e, spesso, omaggio anche qualche grande cantautore tra i miei preferiti. È un modo libero, sincero e diretto per far ascoltare le mie canzoni al pubblico. È un’esperienza che mi sta regalando una grande soddisfazione artistica e una crescita personale, prima ancora che musicale, senza pari».