“Flashdance” a teatro, tanta energia ma poco romanticismo

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ilgiornaleoff, emanuele beluffi

ilgiornaleoff, emanuele beluffiLa storia è quella di una moderna Cenerentola metallurgica con le unghie perfette nonostante faccia la saldatrice e l’eterno sogno di entrare nella più prestigiosa scuola di ballo di Pittsburgh nonostante non abbia il becco d’un quattrino.  “Flashdance” è un classico senza tempo che sulle note di Giorgio Moroder ha fatto ballare mezzo mondo (“What a Feeling”, “Maniac” e “Manhunt”, solo per citare i pezzi più famosi) e fino al 31 dicembre sarà possibile ammirarlo nel suo splendore al Teatro Nazionale in una produzione totalmente made in Italy con regia, adattamento e traduzioni di Chiara Noschese.

Riccioli e scaldamuscoli d’ordinanza per l’Alexandra Owens nostrana (la brava Valeria Belleudi) che non potrà contare sulle quattro controfigure di cui si serviva Jennifer Beals nelle scene di ballo, ma almeno su un coro perfettamente accordato per quelle poche canzoni rimaste – grazie a Dio – in lingua originale mentre si dimena indiavolata tra quinte che appaiono e scompaiono.

Nonostante le licenze poetiche, più o meno legittime e più o meno convenzionali alla riproposizione scenica, il musical conserva il temperamento dei protagonisti ma perde un po’ in romanticismo e spettacolarità permettendo agli spettatori di rimanere ben comodi in poltrona nonostante fossero arrivati per liberare senza alcun pudore il loro lato Beals.