Il mito Bud Spencer compianto fino in Iran

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emanuele beluffi, ilgiornaleoff

L’autore dell’articolo è Manuel Fondato, nipote di Marcello Fondato, regista e sceneggiatore di numerosi film interpretati da Bud Spencer come “Altrimenti ci arrabbiamo”, “Charleston”, Bomber”, “Lo chiamavano Bulldozer”. 

emanuele beluffi, ilgiornaleoffDi grandi artisti ne morirono troppi in quell’ infausto 2016; il cinema italiano poi, negli ultimi diciassette anni, perse tutti i suoi grandi registi e i magistrali interpreti della commedia all’italiana: Da Gassman a Sordi e Manfredi fino a Monicelli e Scola.

Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer, non pretese nemmeno di essere accostato a questi nomi, lui che nel paese del “lei non sa chi sono io” rifiutò di lavorare con Fellini, non sentendosi all’altezza. Eppure è riuscito dove nemmeno quei mostri sacri sono arrivati, ovvero a riscuotere un’unanimità nel cordoglio che ha lambito praticamente tutti i continenti del pianeta. Senza voci fuori dal coro, senza buonismo posticcio, senza finta retorica. Al contrario sembrò tutto molto autentico nelle manifestazioni d’affetto per lui, nei messaggi sui social network, dove per quale ora si abbassarono i toni e la rabbia che contraddistinguono qualunque dibattito. Tutti ripensarono solamente a quei terrificanti pugni in testa che Bud mollava al cattivo di turno, agli effetti sonori, alle risate fatte in compagnia di padri e nonni che non ci sono più, al ricordo malinconico di un’infanzia pulita della quale si sono perse le tracce.

Un metalinguaggio capace di decrittare codici di stili diversi e fonderli in un tutt’uno. Con Bud Spencer scomparivano le barriere, le frontiere e il pianeta diventava più piccolo.

Piansero perfino in Iran, in Cina e in angoli sperduti del pianeta. Il mondo rendeva omaggio a una persona buona, perbene, modesta al punto da non sentirsi mai veramente attore nonostante un centinaio di film campioni d’incassi, mentre oggi al primo cortometraggio discreto tutti gonfiano ego e affilano presunzione.

Per me lui è stato ancor di più uno di famiglia. Mio nonno Marcello [Fondato, n.d.r.] è stato il regista di “Altrimenti ci arrabbiamo” e Charleston” , nonché lo sceneggiatore di Bomber”, “Lo chiamavano Bulldozer”, “Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre” e tanti altri. Nel 1979, a tre anni, ricevetti la stella da sceriffo direttamente da Atlanta dove vennero girati entrambi i film; andai sul set di “Chissà perché capitano tutte a me” e vidi Bud lottare contro i robot a suon di cazzotti e dopo prendermi sulle ginocchia.

emanuele beluffi, ilgiornaleoffTutto questo fa di me un osservatore assolutamente di parte nei suoi confronti e nei confronti di quel cinema ormai estinto; penso però di non sbagliarmi se sostengo che quel cinema era migliore, che non necessitava di comicità di grana grossa per far ridere, di corse al gabinetto, rutti e doppi sensi. Bastava la sua fisicità, perfettamente completata da quella di Terence Hill in una rivisitazione moderna e tutta italiana di Stanlio e Ollio, montata su una comicità fumettistica. Milioni di persone si sono sbellicate con loro senza che gli sceneggiatori avessero mai avuto bisogno di mettergli in bocca una parolaccia o tra le braccia una donna nuda. Anche i copioni non avevano bisogno di sceneggiatori fenomeni, bastava solamente cucirglieli addosso.

I set italiani erano laboratori di creatività  e intuizioni improvvise, figlie di una tradizione che ha fatto scuola, soprattutto agli americani che venivano ad abbeverarsi a Cinecittà.

Russel Crowe, durante la presentazione di un suo film, ha reso omaggio, con tanto di mimica, alla celeberrima scena del coro di “Altrimenti ci arrabbiamo”. Una scena nata quasi per caso, direttamente a Madrid dove il film fu girato, mentre lui provava la musichetta con Guido e Maurizio De Angelis, gli Oliver Onions. Gli sembrò comico quel” Bibbibi” muovendosi le labbra con la mano e in accordo con il regista venne fuori questa gag irresistibile. Così come la scelta della ragazza buffa con gli occhiali che guarda Terence Hill con sguardo sognate e lui con aria di disgusto quando passa dalla parte femminile del coro. Fu notata sul momento e sul posto e divenne uno dei punti forti della scena.

Mi piace pensare che ora Bud sia accanto a mio nonno, anche se non deve essere stato facile lavorare con lui, noto per il caratteraccio e a Francesco Scardamaglia, l’altra penna da cui sono nati tutti questi film. Pensarli attorno a una di quelle tavolate, ricche di pastasciutta più che di fagioli e vino, dove maturavano anche intuizioni e trovate passate alla storia di questo genere. Nella realtà era Bud più estroverso di Terence e il grande animatore di queste “magnate” a qualsiasi ora.

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Oggi vogliamo festeggiare Bud, giorno in cui avrebbe compiuto 88 anni. Se fosse stato in vita, sicuramente avrebbe preferito qualcosa di più sobrio, con la sua famiglia, magari “tra una birra e una salsiccia”, ma per una volta, caro Bud,  consentici di contravvenire alle tue regole. Te lo meriti.