Barcellona 1992: la mascalzonata del Settebello

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ilgiornaleoffLa collina di Montjuic, che domina Barcellona, è uno di quei luoghi in cui Dio si è fatto prendere la mano. Una bellezza tale che si fa fatica a trovarle un nome. Il sole del pomeriggio del 9 agosto del 1992 illumina l’ultima giornata delle Olimpiadi e la piscina Bernat Picornell. Un catino con 18.000 spagnoli, Re e Principe compresi, e una manciata di bandiere tricolori. È SpagnaItalia di pallanuoto, finale olimpica.

Gli azzurri sono arrivati in finale a sorpresa, da veri mascalzoni latini. La pallanuoto in Italia è storia di tre regioni: Campania, Liguria e Sicilia. Discese a mare, vicoli storti, facce tagliate dal sale, partite che sono faide. I ragazzi di Ratko Rudic, un bucaniere serbo, non si fanno impressionare.

Campagna, Ferretti e Caldarella fanno a fette gli iberici pietrificati dal miedo escénico. Italia avanti 4-1. Gli spagnoli spinti dalla folla e dal genio di Manuel Estiarte, il Maradona della pallanuoto, catalano purosangue, accorciano le distanze. Siamo 4-3. Ma l’Italia è forte e si stacca di nuovo, 6-3 per il Settebello.

Semplicità e leggenda non vanno d’accordo. Il cuore di un campione lotta fino all’ultimo battito. Estiarte chiama a raccolta tutte le forze, si carica, insieme a Garcia e Oca, la Spagna intera sulle spalle. La partita diventa una corrida e l’Italia è dalla parte sbagliata del drappo rosso. Gli arbitri perdono il controllo.

Le urla dei cronisti, “È una tonnara, è una tonnara”, sottolineano l’ovvio. Oca sigla il 7-7 a un soffio dalla fine. Supplementari. La piscina è una palude. Estiarte trasforma un rigore all’inizio del secondo supplementare. Anche Re Juan Carlos si alza in piedi davanti alla meraviglia. I mascalzoni no. Alessandro Bovo ha un fisico da corazziere e le mani da pianista, trova uno spiraglio per servire Massimiliano Ferretti da Roma, quasi un intruso, che di gol ne ha già segnati tre. Il centroboa azzurro si issa in cielo e cala il poker. Altri supplementari. Tre, quattro, cinque. I gol non arrivano.

Sesto supplementare. Marco D’Altrui napoletano, figlio di uno dei campioni olimpici di Roma 1960, vola via in contropiede. Passaggio per Ferretti che si trova sommerso dagli spagnoli. La palla resta lì in attesa. Qualcuno la tocca, Dei beffardi, e finisce a Ferdinando Gandolfi, difensore di ferro, cresciuto nella Canottieri Napoli. Qualche gol in carriera. Dalla panchina si sente, “Vaiiii Nandù”, e lui va. GOL! L’ultimo assalto degli spagnoli è tremendo. Attolico è il miglior portiere del mondo ma può solo guardare la palla che lo supera. Traversa. Medaglia d’oro. Che mascalzoni.