Con Suburra nei bassifondi…della tv (ma ottimo cast)

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Suburra_-_La_serie
Suburra – La serie, screenshot del trailer ufficiale, ©

Negli ultimi dieci anni sono stati tre i prodotti che hanno vitaminizzato l’atrofico mondo del cinema e delle serie tv italiane. In ordine cronologico: Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra. Il resto, salvo poche e isolate eccezioni, è solamente una congerie di commedie speculari, anche nel cast o di fiction su santi, poeti, navigatori.

La triade sopracitata ha invece avuto il grande merito di accendere dibattiti, valorizzare giovani talenti, di tornare ad esportare nel mondo l’eccellenza del saper fare italiano. Ognuno di loro ha completato il cursus honorum perfetto per una storia: romanzo, film, serie tv, con livelli di qualità mediamente in crescendo.
Più o meno con questo schema:

Romanzo criminale: ottimo libro, buon film, stratosferica serie.
Gomorra: discreto libro, ottimo film eccezionale serie.
Suburra: ottimo libro, appena sufficiente film, indecifrabile serie.

Quest’ultimo filone, pur non godendo, rispetto agli altri, del traino rappresentato da poderosi retroterra come quelli della Banda della Magliana e dei Casalesi, si è infilato abilmente nei “mille giorni di Mafia Capitale”, ma sfortunatamente, diversamente dal film che uscì con fortunatissimo tempismo nelle sale, in piena fase di post produzione la sentenza di primo grado sull’inchiesta “mondo di mezzo” aveva cassato definitivamente la parola “mafia” sciogliendo, almeno processualmente, il formidabile brand costitutito dalla sua unione con la parola “capitale”.

Naturalmente, non trattandosi di un documentario, la componente romanzata resta la peculiarità principale di una serie, ma l’appeal è sicuramente sceso.

L’ambientazione, rispetto al film, è stata retrodatata di tre anni, durante gli ultimi giorni del regno di Walter Veltroni sindaco di Roma, prossimo a cedere la poltrona a Gianni Alemanno. Buono il livello degli attori, soprattutto i ragazzi, con Alessandro Borghi una spanna sopra a tutti. Ottimi Filippo Nigro e Claudia Gerini, per la prima volta nel ruolo di una rapace affarista in tailleur. Convincente anche il Samurai interpretato da Francesco Acquaroli, passato anche per “Romanzo Criminale-la serie” nel breve ruolo del padre del Libanese, che ripulisce la casa del figlio appena assassinato per ripianare i suoi debiti. Innovativa anche la tecnica di iniziare ogni puntata con la scena finale della giornata per tornare pochi minuti dopo alla narrazione degli eventi che hanno portato a quel punto.

Non si comprende perché tutti gli sceneggiatori che hanno elaborato il romanzo di Bonini e De Cataldo abbiano eliminato l’ottimo antagonista di Samaurai, rappresentato dal colonnello dei carabinieri Marco Malatesta. Un personaggio complesso, ben sbozzato psicologicamente, fondamentale per appassionarsi alla lettura. Il suo odio nei confronti del protagonista, di cui era stato allievo di arti marziali, è la molla che muove tutta la sua azione nel libro e sarebbe stato interessantissimo trasporlo nel film e nella serie tv.

Al netto di queste pennellate di alta qualità comunque la trama è prevedibile, così come le involuzioni dei protagonisti. La narrazione spesso si trascina, probabilmente pagando dazio a un filone, quello di Roma corrotta, che tanta gloria ha portato a tanti, tra cui Paolo Sorrentino.

Non è un caso che non si sia mai neppure accennato a una terza stagione di Romanzo Criminale, a differenza di Gomorra che è ancora ramificata nell’attualità. Prendere atto dell’esaurimento di un filone è fondamentale per non mortificarlo, altrimenti si rischia di finire come “Un Medico in famiglia“, che è dovuto arrivare alla decima serie prima di comprendere (forse) che era ora di mandare finalmente a godersi la pensione Nonno Libero.