Depero, il futurista che anticipò Andy Warhol

0
651

ilgiornaleoffPezzi di storia dell’arte in mostra a Modena. Un percorso visivo con la curatela di Marco Bertoli, consulente della casa d’aste Christie’s di Londra e New York, per ripercorrere l’eclettismo futurista di Fortunato Depero con oltre venti opere provenienti da collezioni private ed esposte al pubblico per la prima volta nello spazio Art Consulting di via Carlo Farini 56.

Tarsie, collage, inchiostri e matite,acquerelli ma anche disegni, manifesti pubblicitari, copertine di celebri magazine come Vogue e arazzi che in realtà sono veri e propri mosaici di stoffe colorate. Nell’esposizione modenese, dal 14 ottobre all’11 novembre, è possibile ammirare i lavori dell’artista realizzati dal 1917 al 1947, e che compongono l’exhibit “Fortunato Depero”, in un riassunto di trent’anni di produzione “eclettica e pirotecnica” come l’ha definita lo storico dell’arte Maurizio Scudiero che ne ha curato il catalogo.

Ventiquattro le opere esposte a Modena, una panoramica che spazia dagli studi per “Il Numero Uno Futurista Campari” e “Anche il gatto beve Campari” alla “Cavalcata fantastica” del 1920, “La Rivista” del 1930-31, fino al periodo americano con  “Vogue”.E come scrive Depero nel suo “Manifesto”,“L’Arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria”.

La forte tecnica grafica, innesti di colore su carta, sfumature pop e rivisitazioni iconografiche in cui le figure geometriche, in particolare il parallelepipedo, diventano l’escamotage estetico per sperimentazioni ottiche che conferiscono dinamicità alla produzione artistica. Con forti contrasti cromatici che si manifestano nell’uso del bianco, del rosso e del nero.

Secondo Marco Bertoli, Depero anticipa il genio Andy Warhol con i suoi “gondolieri” (o coleotteri veneziani) del 1924-25 e presenti nell’esposizione modenese. Per il curatore “rispetto ai colleghi dello stesso periodo, Fortunato Depero si rifugia sempre nella concretezza. E dopo l’esperienza newyorkese continua ad attenersi più agli ideali futuristi che non all’evoluzione del movimento, come dimostra ad esempio Natura morta accesa del 1936, scelta come immagine della mostra. L’intento di questa esposizione è quello di fornire una sintetica panoramica della carriera di questo eclettico artista, per anni svalutato a causa dei pregiudizi che lo vincolavano al secondo Futurismo. Fortunatamente, oggi il valore della sua opera è stato compreso“.

La realizzazione del catalogo dell’expo è stata affidata, invece, a Maurizio Scudierio, consulente per il Futurismo alla Yale University,che dell’arte di Depero è uno dei massimi esperti. “Quella di Depero è una nuova, ed ulteriore, visione della realtà che si pone tra il metafisico e il magico. Molte delle opere che vanno dalla metà degli anni Trenta sino ai Cinquanta sono segnate da un acceso interesse rusticano, a volte sono gli oggetti d’uso casalingo (Natura morta accesa), a volte sono casolari o scorci di montagna (Ritmi alpestri), altre volte sono i ritmi del lavoro e gli eventi della quotidianità.” spiega Scudiero, che aggiunge: “in questo contesto, tutt’altro che sinonimo della modernità, in queste visioni di impianto greve, palesemente staticissimo, Depero inserisce simbologie futuriste, quali tranches di memoria, e plasma il paesaggio alpino, rendendolo quasi simile ad un cristallo”.