Luca Volpe: “Lo Stato non fa niente per le vittime di reati violenti”

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ilgiornaleoffPer la nostra rubrica #legittimadifesa abbiamo intervistato Luca Volpe, avvocato, che da tempo sostiene e condivide gli obiettivi di UNAVI.

«Svolgo questa nobile professione a Trani, la mia città natia, e Roma. Prevalentemente mi occupo del variegato mondo del diritto di famiglia curandone sia gli aspetti di natura civile che quelli di natura penale. A tal proposito non sarà sfuggito che, ultimamente, si muore più per mano della famiglia che per mano della criminalità organizzata. In occasione di un progetto al Senato che prevedeva una proposta di revisione Costituzionale al fine di inserire la figura della vittima del reato nella nostra Carta fondamentale ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere due Persone speciali e straordinarie come Paola Radaelli e Federica Pagani Raccagni che, di lì a poco, mi hanno coinvolto in questo progetto, l’ Unione Nazionale Vittime, appunto, per il quale nessuno, che ha a cuore il diritto e la tutela dei più deboli e dei più indifesi, poteva dire no».

Perché UNAVI?

Innanzitutto grazie dell’occasione che, già più volte, il Vostro Giornale ha dato alla nostra Associazione, mettendoci nelle condizioni di perseguire una delle finalità che ci siamo dati. UNAVI nasce dalla esigenza forte e impellente di portare il tema della violenza efferata al centro della discussione sia in politica che al di fuori di essa, quale una delle priorità da affrontare e fronteggiare nel nostro Paese. È un progetto fortemente voluto dalla nostra Presidente, Paola Radaelli, che mi sia consentito di ringraziare infinitamente, che vuole da una parte sensibilizzare, quanto più possibile, tutti al tema e dall’altra tentare di proporsi in modo costruttivo alle istituzioni e al mondo della politica affinché si possano offrire delle soluzioni ad un Problema, quello appunto delle vittime da reati violenti, per troppo tempo rimasto inascoltato.

Quali sono le criticità più evidenti nel nostro Paese?

Ascoltando i parenti delle vittime – spesso infatti stiamo parlando di reati che hanno comportato la morte della vittima – ma anche sentendo le vittime che l’hanno scampata, pur vedendo la loro vita fortemente compromessa come nel caso del nostro caro amico Gianmichele Gangale, rimasto invalido a seguito di una rapina finita male, un primo profilo di criticità è quello dell’abbandono in cui troppo spesso si sentono vittime e parenti delle vittime nelle situazioni di cui stiamo parlando. Questo perché c’è la percezione forte che lo Stato non si curi della condizione di solitudine, di difficoltà, di problematicità in cui sprofondano queste persone che raccontano spesso la loro impotenza nel non riuscire ad affrontare il quotidiano, soprattutto, nei casi in cui la vittima rappresenta il pilastro anche economico della famiglia. Su questo si innestano anche i noti problemi di un fondo dedicato alle vittime a cui però vengono dedicate somme risibili e la mancata assistenza delle vittime e dei loro parenti sia sotto un profilo fiscale, che sotto quello burocratico e, perché no, psicologico. Si ritiene necessario, quindi, il nascere di una nuova Cultura, nel nostro Paese, di assistenza a trecentosessanta gradi delle vittime da reati violenti e dei loro parenti, un’assistenza che possa metterli al centro delle attenzioni di uno Stato che dovrebbe sentirsi colpevole di non essere stato in grado di assicurare loro la necessaria sicurezza e che, anche in chiave risarcitoria, sappia chiedere scusa mettendosi a totale disposizione di queste povere persone.

Lei, come avvocato, ritiene che anche nella Giustizia si possa fare qualcosa

di più?

Ben più di qualcosa. Con l’associazione portiamo avanti e con vigore l’idea di una rivisitazione dell’istituto del giudizio abbreviato e dei relativi benefici in termini di pena nei confronti dell’imputato accusato di aver commesso fatti di particolare efferatezza. Chiediamo di avviare un percorso, almeno, di valutazione che possa innestarsi nell’esperienza di stampo europeo per vedere se non sia il caso di non concedere alcuna possibilità di “sconto” della pena nei casi di reati violenti. Capiamo, ovviamente, che l’imputato riceve nel nostro Paese giuste garanzie Costituzionali ma un Paese può dirsi davvero civile quando a queste sacrosante garanzie affianchi garanzie vere, concrete, reali anche per le vittime. In questo senso grande è l’attesa per l’esito di procedimenti complessi e delicati quali quelli che riguardano le vicende dei coniugi Solano, di Pietro Raccagni e di Francesco Maria Pennacchi per i quali è in programma una nostra conferenza stampa presso la Camera dei Deputati il 12 ottobre prossimo durante la quale l’UNAVI rappresenterà le proprie riflessioni all’esito dei detti procedimenti.

Nei nostri articoli abbiamo raccontato alcune della drammatiche vicende che proprio nel mese di ottobre andranno in giudizio: la Corte d’Assise del Tribunale di Catania sarà in udienza proprio il 12 ottobre per l’efferato delitto di Vincenzo Solano e della moglie Mercedes Ibanez, barbaramente assassinati nella loro villetta di Palagonia da un ivoriano ospite del CARA di Mineo in provincia di Catania.

Il 13 ottobre presso la Corte di Cassazione del Tribunale di Roma si terrà l’udienza per l’omicidio di Pietro Raccagni, il macellaio ucciso con un colpo di bottiglia alla testa l’8 luglio 2014 durante una rapina nella sua villetta a Pontoglio, in provincia di Brescia, da una banda di criminali albanesi.

Il 26 ottobre inizierà il processo d’appello per l’omicidio di Francesco Maria Pennacchi, commercialista di 32 anni, ucciso a coltellate, il 27 novembre 2015 davanti alla porta del suo studio a Velletri, in provincia di Roma, da un fornaio albanese,Lorenc Prifti, di 44 anni.

UNAVI combatte il paradosso di una legislazione avanzata in termini di tutela per il carnefice e non nei confronti delle vittime. Bello lo slogan “nessuno tocchi Caino” ma vorremmo non essere costretti a ricordare che “non ci si deve dimenticare di Abele”. Sono tanti i temi da affrontare: dalla riflessione sul gratuito patrocinio al rimeditare su pene, sulla certezza della loro applicazione e sul ruolo della parte civile nel processo penale.

La rubrica di OFF #legittimadifesa è un’iniziativa in collaborazione con UNAVI Unione Nazionale Vittime

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