Caparezza: “Non dimentico quel gesto di Branduardi”

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Caparezza_-_Modena_2006Ci racconti un episodio OFF degli inizi della tua carriera?

Non sapevo nulla di cosa fosse il mondo dello spettacolo sul palco a grandi livelli. Io ho sempre frequentato i posti come le pizzerie e i pub… cantavo in piccoli spazi. Così, quando nella prima data che abbiamo fatto a Milano (io e il mio gruppo), ci hanno parlato di catering, non sapevamo cosa fosse. Ci hanno detto: “è cibo per tutti”. Allora abbiamo aperto i camerini e fatto entrare tutti gli spettatori per mangiare con noi, con somma sorpresa di chi aveva organizzato lo spettacolo. È stato l’inizio folgorante dell’essere nel mondo della musica. Così. Con la testa altrove.

Cosa ti ha spinto a scrivere un album come Prisoner 709?

A ispirarmi è stata per la prima volta la sensazione che provavo, e questo ha fatto scattare la molla dell’album introverso. E con introversione non parlo di timidezza ma dell’avere la telecamera puntata su di sé, e non più verso il mondo come avevo fatto fino all’album precedente. Anche se devo dire che nell’album precedente c’erano già dei vagiti di questa nuova sensazione, infatti in Museica c’era un pezzo chiamato Fai da tela, che presagiva che stava succedendo qualcosa dentro di me. Qualcosa che prescindeva anche dal deficit uditivo che ho avuto, perché, a parte quello, c’è stata proprio una questione relativa, ossia il cammino di vita di un uomo che a un certo punto attraversa anche momenti di dubbi. E questi momenti io non li ho mai raccontati in un disco. Ho deciso di farlo perché dovevo essere onesto con me stesso e ho deciso di raccontare questa sensazione che si è poi tradotta nella cosiddetta prigionia mentale.

Secondo te quali sono le prigioni mentali degli italiani?

Sono tantissime: il pregiudizio, la fede…

Pensando alla canzone La caduta di Atlante…dici “del giorno in cui mi cadde il mondo addosso…”: c’è stato un giorno così nella tua vita?

Sì, quando ho scoperto di avere l’acufene.

C’è stato un personaggio della scena musicale italiana che ha creduto in te quando gli altri non ci scommettevano?

Il primo che mi ricorderò sempre fu Angelo Branduardi. Io campionai nel primo album un intero estratto della sua Confessioni di un malandrino (nel brano La fitta sassaiola dell’ingiuria), e Branduardi mi ha dato la possibilità di utilizzarlo nonostante fossi un perfettissimo sconosciuto. Quel gesto non lo dimenticherò mai.

Nel tuo album parli, tra le tante cose, anche del potere, in Sogno di potere. Oggigiorno chi ha potere?

Tutti. Tutti hanno la possibilità di potere fare qualcosa. Se per potere invece immaginiamo il posto di comando (una cosa che per carattere io non vorrei avere, però non la demonizzo neanche), il problema è che molto spesso si confonde quel ruolo. Cioè, si parla di prigionia dei ruoli come di  ruoli deresponsabilizzanti, quando invece è l’esatto contrario. Il potere abbinato ad una grande responsabilità dello stesso è una gran cosa, soltanto che noi non siamo abituati a questo tipo di binomio e quindi molto spesso abbiamo persone che esercitano il potere per una questione di status e non per una questione di Stato.

Riguardo la politica, tempo fa parlasti di “cognomismo” in Italia…

Il crollo delle ideologie coincide con l’esaltazione dei cognomi: abbiamo i grillini, i renziani ecc…, abbiamo tutta una serie di persone che si identificano nella persona e non più nelle idee politiche che questa persona rappresenta.

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Se parliamo invece di cultura, in Migliora la tua memoria con un click  parli di difesa della cultura…cosa si deve fare per difenderla?

Prima di scendere in piazza bisognerebbe andare a cinema o a teatro, come dico nella canzone. Bisognerebbe farla la cultura e seguirla. Però attivamente, non soltanto difendendo i diritti, ma dando la possibilità ai giovani registi di avere un pubblico, per esempio diventando quel pubblico.

 Nel brano Confusianesimo parli di religione. Che rapporto hai con la fede?

Sono nato in una famiglia cattolica, non eccessivamente religiosa ma comunque di stampo cattolico. Come tutti i bambini della mia età sono stato iniziato alla religione dalla mia famiglia quando non avevo le armi per protestarla (un’ingiustizia che si perpetua). Io non l’ho vissuta bene perché, quella che è stata per diversi anni la mia religione mi sottoponeva a visioni strazianti di corpi lacerati, di sangue… di cose che mi hanno angosciato per tutta la vita e che grazie al cielo sono riuscito a togliere dal mio immaginario. E poi ho avuto anche fascinazioni verso correnti spirituali, perché come diceva Jung “ognuno di noi ha una sorgente spirituale da incanalare”. Però alla fine, crescendo, sono diventato, grazie al cielo, un grande scettico. E nella maggior parte dei casi queste teorie non mi interessano neanche più.

Qual è l’aspetto che non ti piace del tuo lavoro e del tuo ambiente?

L’apparire. E poi la televisione. Io detesto la televisione…Quando devo andare in televisione ho l’orticaria…ma lo faccio perché è un piccolo compromesso che mi concedo per poter arrivare a più persone possibili.

Quindi, se in futuro ti chiedessero di presentare Sanremo?

E’già un no.

Nei tuoi album precedenti hai affrontato spesso temi sociali e politici. Quale brano ha scatenato maggiori polemiche?

Vieni a ballare in Puglia. Un sacco di politici mi hanno bombardato di articoli contro. Mi dovevano persino dare un premio quelli di Legambiente, e poi qualcuno si è opposto. Non fu un bellissimo periodo. Adesso invece la ballano anche ai matrimoni. Però all’epoca aveva suscitato molto clamore. Quella canzone dava fastidio per il fatto che io parlassi della Puglia mostrando una cartolina piena di smog, rispetto a quella che era la solita immagine proposta della mia regione. Ma lo facevo perché mio padre era operaio e conoscevo bene le cose che avvenivano e che continuano ad avvenire.

Ritornando al tuo ultimo album, In Forever Jung hai voluto Darryl McDaniels . Per te è stato realizzare un po’ un sogno (grazie a lui, è nata in te la passione per il rap)…Con quale altro artista vorresti cantare?

Con i Kraftwerk, un gruppo tedesco di elettronica che è stato il primo gruppo che ho amato quando avevo sei anni. Così come mi piacerebbe cantare con Bowie, ma non riuscirò mai più a farlo…o con Jimmy Page…Li chiamo sogni perché sono irrealizzabili.

Nella tua vita privata, nel tempo libero, cosa “Ti fa stare bene”?

Viaggiare e andare a vedere posti diversi da quelli in cui vivo. Più sono diversi e più mi piacciono. Ma anche stare un po’ in solitudine ogni tanto mi fa star bene.

Ma come sei finito a cantare i Ricchi e Poveri nel film di Zalone?

Dovevo interpretare me stesso. Mi sono detto: perché no? In realtà pensavo di andare lì a fare delle canzoni metal. Poi, all’ultimo minuto ho scoperto che dovevo cantare le canzoni dei Ricchi e Poveri. Vabbè alla fine è stato tra il metal e i Ricchi e Poveri!

C’è una cosa che non hai fatto e che ti piacerebbe fare?

Mi piacerebbe cimentarmi con sceneggiature di film surreali. Quei famosi film dove le persone si alzano disgustate perché non hanno capito niente. Invece sono quelli che a me piacciono più di tutti. Ad esempio, The Lost è stato l’ultimo film che mi ha un po’ esaltato. Nella sala eravamo in tre ad averlo apprezzato. Secondo me è un grandissimo film, e credo che questa disapprovazione da parte del pubblico nasca dal fatto che non si è abituati a confrontarsi con la possibilità di avere un linguaggio distante dalle cose che succedono realmente nella vita.