Ecco il Museo Piranesi: catalogo ragionato, opera aperta e prima assoluta

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il giornale off, emanuele beluffi

il giornale off, emanuele beluffiUn volumone: 584 pagine, 544 immagini in bianco e nero, una attraente copertina. Bello e utile, il Museo Piranesi (Skira, €. 45) è il primo censimento delle opere e dei frammenti antichi scoperti, restaurati, assemblati e venduti, dal celeberrimo incisore Giovan Battista Piranesi (1720-1788).

L’autore, Pierluigi Panza, giornalista e docente, vi ha lavorato un ventennio, “con spirito settecentesco, unendo ragione e sentimento”, scrive. La prima idea era stata quella di individuare le fonti dello stile e dell’iconografia delle incisioni di Piranesi, cercando le pietre e i reperti antichi che lo avessero ispirato. Ma poi, in corso d’opera, la ricerca si era allargata ai tanti pezzi di antichità passati nella casa-bottega-museo Piranesi a Palazzo Tomati a Roma (via Sistina 48). La sfida, ritrovare quegli oggetti, a volte creati ex novo, altre restaurati, integrati, rifatti e messi in vendita. Oppure tenuti in bottega e incisi.

Un grande lavoro allora, un impegno certosino oggi, realizzato dall’autore con l’aiuto di molti collaboratori. Ne è emerso un ricco inventario, preciso, scrupoloso, con fotografie e schede dei molti pezzi ritrovati. Avverte Panza: “Bisogna intendere questo inventario come uno strumento aperto” risultato di un lavoro in fieri anche da parte di altri studiosi.

Il volume è molto ricco: storia delle singole opere ritrovate in circa quaranta sedi pubbliche e private da Roma alla Gran Bretagna, dalla Polonia all’Olanda, dalla Germania alla Russia alla Francia, dalla Spagna agli Stati Uniti. Il maggior numero di pezzi si trova oggi nel Museo di Gustavo III di Stoccolma, nei Musei Vaticani di Roma e nel British Museum di Londra. Le opere catalogate sono riunite secondo le attuali collocazioni e si avvalgono di schede dettagliate.

Interessanti i saggi che ripercorrono l’attività di Piranesi come antiquario, collezionista e mercante insieme ai cinque figli. Una fervida bottega che, nelle pagine ben documentate, appare viva come allora. Istruttiva la storia della formazione del Museo Piranesi con un commercio che raggiungeva persino la Svezia. Illuminante l’apparato illustrativo.