Quella notte la mia vita è stata distrutta

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Francesco-Maria-Pennacchi«Il mio Francesco era un uomo meraviglioso, pensavo che lui avrebbe raccontato di me ai miei nipoti, di una mamma che lo ha amato in un modo infinito, e che mi avesse portato come esempio sempre nel suo infinito cuore, dove ho sempre trovato conforto, amore, ricchezza, forza e bontà infinita. Fin da bambino ha riempito la mia vita di soddisfazioni: dalla scuola allo sport alla sua passione per il mare; un ragazzo sempre buono, affettuoso e disponibile con tutti, Amico di tutti.

I valori che lo contraddistinguevano, il suo senso di responsabilità, la sua onestà, la sua allegria, il suo sorriso contagioso, la sua voglia di vivere, il suo modo di parlare così disarmante ed il suo essere coinvolgente hanno fatto di lui un uomo eccezionale in tutti i contesti dove amava vivere, dall’università al lavoro allo  sport»

Queste parole di dolore sono della mamma di Francesco, Maria Isabella De Ninno, che al telefono mi racconta la terribile vicenda che ha distrutto tutte le loro vite. Ascoltarla mi ha catapultato nell’infinito supplizio che nessuna madre dovrebbe provare. Terribile angoscia come soltanto queste tragedie possono essere. Una valanga di sofferenza infinita entra nella tua vita, quella stessa vita che fino a un attimo prima scorreva normale: il caffè alla mattina, il lavoro, gli amici, la fidanzata, la famiglia, le passioni, i fine settimana, le scadenze e gli appuntamenti. E come un appuntamento è stato quello di Francesco, un appuntamento con la morte.

Francesco Maria Pennacchi aveva 32 anni, era diventato dottore commercialista tra i più giovani d’Italia, arbitro di calcio in serie A,  professionista serio e stimato, consulente di oltre cento aziende, controllo di gestione in una multinazionale a Roma e insieme  alla madre e al fratello si occupava del ristorante di famiglia.

La notte tra il 26 ed il 27 Novembre 2015 Francesco era con Pamela, la fidanzata, con la mamma, il fratello e due amici, al ristorante, verso le 23 chiese ai due amici di accompagnarlo a prendere il pc portatile, che si trovava in ufficio. Dopo aver inviato alcune email, intorno alla mezzanotte Francesco, insieme ai suoi amici, stava per uscire dall’ufficio quando da una porta vicina l’albanese Lorenc Prifti, con addosso un coltello di 35 cm nascosto nei pantaloni,  esce lamentandosi dei rumori. Francesco non ha neanche il tempo di scusarsi, che in pochi secondi l’uomo gli infligge una coltellata mortale alla parte destra del petto, lo trapassa fino alla schiena e gli recide l’arteria polmonare.

Scorro sul web le immagini di Francesco, la somiglianza con Maria Isabella è impressionante e da madre mi immedesimo nello strazio indicibile che vive questa donna, non ci può essere pace, non c’è balsamo per questa ferita.

Quella coltellata ha ucciso Francesco e ha ucciso Maria Isabella: «Da quel maledetto 27 Novembre 2015 dolore, vuoto e sconfitta mi accompagnano, ora la mia vita non ha più un senso, né un equilibrio, provo solo dolore e rabbia, perché contro-natura sopravvivo a lui, perché la mano di un maledetto assassino, ha messo fine a tutti i suoi progetti ed i suoi sogni. Anche la mia vita è finita con lui, per non averlo potuto aiutare e difendere da tanta atrocità. Oramai trascorro le  mie giornate al Cimitero, al freddo, al caldo, al vento o sotto la pioggia. Non lavoro più, io che ho sempre lavorato fin dall’età di 17 anni, con sacrificio e dedizione per amore dei miei figli non mi sono risparmiata mai nessuna fatica. Negli ultimi 25 anni ho gestito l’attività di ristorazione di famiglia, ma dopo la tragedia l’attività ha subito gravissimi danni.

Non mi relaziono con le persone, non esco, non mi curo, ho crisi di dolore e condiziono la vita di tutti, non riesco a stare sola perché la disperazione mi assale».

Nulla potrà restituirle il sorriso del suo Francesco, nessuno potrà più sorridere con lui.

Il 26 ottobre si terrà il processo d’appello presso la Prima Corte d’Assise d’appello di Roma e Maria Isabella De Ninno dovrà subire l’ennesima violenza tornando in un’ aula di tribunale e rivivere la tragedia accaduta a suo figlio.

UNAVI, l’Unione Nazionale Vittime, con la rubrica #legittimadifesa vuole dare supporto psicologico, legale, economico a tutte le vittime di reati violenti. Ora che è imminente il processo d’appello, vogliamo essere vicini a Maria Isabella e sottolineare con forza le parole che ha scritto in una lettera al Presidente Sergio Mattarella:

Non è una presunzione indegna dare la possibilità di diminuire la pena ad un soggetto capace di un atto così violento, bestiale e crudele? Qual è il diritto di una madre a cui il figlio è stato atrocemente strappato?Nessuna altra madre deve soffrire le mie stesse pene. Vorrei un incontro per sentire la Sua vicinanza come Presidente e come garantista della legge perché non esiste riabilitazione per chi uccide senza motivo. Francesco poteva essere Suo figlio. Vorrei essere sostenuta come cittadina e come madre italiana di un figlio meraviglioso.

La rubrica di OFF #legittimadifesa è  un’iniziativa in collaborazione con UNAVI Unione Nazionale Vittime

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