Mirko Pagliacci, fra classicismo e contemporaneità

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il giornale offUn continuo e contemporaneo omaggio alla classicità. Così definirei l’arte di Mirko Pagliacci, che nella sua trentennale carriera ha collezionato mostre sia in Europa che in tutto il mondo. Tra queste potrei citare Arte in terapia, del 2013, durante il 56 del Festival di Spoleto, come si potrebbe citare quella del 2011 alla Galleria Triphé di Maria Laura Perilli. Ultima in via cronologica è stata quella a Palazzo Chigi di Formello – “Il museo ovunque”, del 2017. L’artista inoltre ha  fatto parte del movimento del Metropolismo, teorizzato da Achille Bonito Oliva e vanta una lunga presenza presso le gallerie tv.

Ho parlato di un contemporaneo omaggio alla classicità, perché in queste composizioni il Maestro inserisce soggetti provenienti dal mondo antico, riproponendoli però sotto sembianze moderne, immersi in sfondi dai colori sgargianti e sfumati e che invece sono da attribuire al territorio dell’arte contemporanea. Prendiamo per esempio “Time Out”, opera in cui troviamo al centro la statua raffigurante un atleta di Lisippo. Essa è inserita in una dimensione composta da colori dalle tinte azzurre, bianche e nere e assume una forma visionaria, come spettro di un’epoca che non esiste più. “Time Out” infatti la chiama l’autore, come a identificare che stiamo parlando della fine di una certa era, il cui tempo è scaduto. Anche in “Red Extasy” troviamo lo stesso modus operandi, con la testa di una scultura arcaica al centro, circondata da un’atmosfera dipinta in rosso acceso, dando così attualità a un volto che di per sé sarebbe collocabile soltanto in un mondo antico.

Vi sono poi altri lavori di Pagliacci con propone soggetti differenti, dove sono le stesse figure a dimostrarsi contemporanee. Questo accade per esempio in “R-esistenze”, dove ci sono uomini volanti catapultati in un mondo dalle atmosfere magiche, contraddistinte da una cromia che ci ricorda le luci blu al neon. Si tratta di lavori concettuali e fantascientifici, in cui Pagliacci immagina l’essere umano alle prese con altri tipi di esistenze, diverse da quella reale a cui siamo abituati.

Per fare questo l’artista dimostra un’ottima capacità di unire fotografia a pittura -in una tecnica detta strappo-toner-, visto e considerato che i soggetti stessi sono immagini applicate sulla tavola, poi rielaborate in un secondo momento.

Come altri artisti allora anche Mirko Pagliacci ci mostra il suo modo di rendere omaggio alla classicità, riuscendo in pieno nell’intenzione di catapultare nel tempo presente soggetti dalla matrice classica.