Pietro Genuardi: “Vi farò conoscere il Califano poeta”

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Franco CalifanoSabato 30 settembre andrà in scena al Teatro Sala Umberto di Roma Un bastardo venuto dal sud, uno spettacolo scritto e diretto da Pietro Genuardi. L’attore protagonista sarà Fabio Cursio Giacobbe, la cantante Carla Bavaro e il pianista Marco Contardi. Un debutto romano di prestigio che arriva dopo tre anni di tournèe in giro per l’Italia.

I protagonisti, scherzando, fanno notare: «un pugliese e un milanese a Roma per raccontare la storia di Framco Califano, simbolo, con le sue canzoni, della romanità e di una Roma capitale della mondanità, dell’arte e della cultura quale è stata negli anni della Dolce Vita e di Via Veneto». Un bastardo venuto dal sud, che è lo stesso titolo del primo album da cantautore di Franco Califano, ripercorre in ordine cronologico, tra parole e musica, la vita affascinante di uno dei cantautori più controversi della musica italiana. Un impenitente chansonnier che nel corso della sua lunga carriera ha venduto oltre trenta milioni di dischi.

Proprio per la sua produzione poetica, nel 2005 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Filosofia all’Università di New York «per aver scritto una delle più belle pagine della canzone italiana e, con Tutto il resto è noia aver scritto la più bella sintesi dell’uomo latino». Nel nostro Paese, invece, Califano ha vissuto un lungo ostracismo; forse una figura troppo dissoluta agli occhi dei benpensanti, anche in virtù dei suoi problemi con la giustizia, o forse a causa delle sue posizioni politiche apertamente in contrasto con quell’intellighenzia di sinistra che ha elevato agli onori degli altari altri cantautori.

«Una narrazione pulita e lineare che permette, anche a chi non conosce Franco Califano, di scoprire un uomo che ha vissuto con prepotenza una vita fatta di alti e bassi, di cadute, di successi. Non c’è un giudizio critico su ciò che Califano ha fatto, tutto quello che ha vissuto è stato fondamentale per farlo diventare uno dei più grandi poeti, paragonabile a De André, De Gregori, a coloro che hanno fatto la storia del cantautorato italiano. Se non ci fosse stato Fiorello, a riportarlo alla ribalta negli ultimi anni della sua vita, probabilmente sarebbe morto in disgrazia», dice Genuardi.

«Siamo partiti dal poeta non dal personaggio, e questo ci viene riconosciuto da tutti coloro che vengono a vedere lo spettacolo», evidenzia Fabio Cursio Giacobbe, che tiene a precisare di essere un narratore che racconta la vita di un grande artista e che, solo in tre o quattro momenti, si identifica idealmente con Califano, ma senza farne mai un’imitazione. Ricorre soltanto a una leggera cadenza romanesca che possa richiamare le atmosfere raccontate.

L’idea dello spettacolo è stata proprio di Cursio Giacobbe, ammiratore dell’artista fin da quando «a quattordici anni mi hanno regalato un suo libro, Il cuore nel sesso. Da quel momento ho iniziato a leggere tutto quello che aveva scritto. L’ho conosciuto e amato prima come poeta che come personaggio. Poi, una sera di qualche anno fa, passeggiavo per Roma ascoltando la canzone Pierpaolo dedicata a Pasolini, grande amico di Califano. Il giorno dopo, ho chiamato Pietro e gli ho proposto di fare uno spettacolo insieme su di lui».

Il palco è diviso in tre parti che richiamano tre atmosfere ben precise: la musica, con il pianista e la cantante, in un ambiente che ricorda un night degli anni Settanta; le donne, al centro; e il narratore, in proscenio, con davanti un leggio che segna idealmente l’incontro con Califano.

Cursio Giacobbe, durante lo spettacolo, interpreta anche quattro monologhi in prosa del cantautore: Pasquale l’infermiere, Piercarlino, Avventura con un travestito e Disperati pensieri di un impotente.

Quest’ultimo racconta un uomo al crepuscolo della sua vita fisica e professionale. Grandi protagoniste sono, ovviamente, le canzoni – ben diciassette in un’ora e mezza di spettacolo – interpretate però da una donna, la cantante Carla Bavaro. «Lo spettacolo è un tributo, non siamo una cover band, né degli imitatori», sottolinea il regista.

Non bisogna dimenticare che Califano ha scritto anche per le più grandi interpreti della musica italiana: Una ragione di più per Ornella Vanoni, Minuetto e La nevicata del ‘56 per Mia Martini, l’intero album Amanti di valore per Mina. Un excursus musicale dalla prima canzone scritta appena arrivato a Milano, E la chiamano estate, interpretata da Bruno Martino e poi diventata una pietra miliare della musica italiana, fino a Non escludo il ritorno, scritta a quattro mani con Federico Zampaglione, canzone con la quale ha partecipato al suo ultimo Festival di Sanremo nel 2005.

Non escludo il ritorno è anche l’epitaffio sulla tomba dell’artista, a ulteriore conferma della sua straordinaria ironia. «Quello che più apprezzo di questo spettacolo è la possibilità di comprendere il lato romantico di un artista che è sempre stato un uomo appassionato, un seduttore che ha amato tutte le donne conquistate», dice Genuardi.

In questi tre anni di tournèe il pubblico italiano, senza differenze geografiche, ha accolto con grande entusiasmo Un bastardo venuto dal sud.

Cursio Giacobbe racconta con orgoglio che «tutti escono da teatro e vanno a comprare o a scaricare i dischi e le canzoni di Califano. Indubbiamente, finora è stato difficile portare il pubblico più giovane. La cosa interessante è, invece, vedere quel pubblico che viene a teatro attratto dal personaggio e che, a fine spettacolo, ha scoperto un meraviglioso poeta».

Il racconto della “vita spericolata” di uno dei migliori cantautori della musica italiana diventa storia collettiva, e certamente regalerà grandi emozioni in musica e parole.