Nuova luce su Pietro Ghizzardi, artista a tutto tondo e “fiore selvatico”

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il giornale offDa questa sera a domenica, per sei repliche, l’attore Silvio Castiglioni porterà in scena lo spettacolo Casa Ghizzardi: Mi richordo anchora al Teatro Sociale di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia. Uno spettacolo dedicato alla vita e all’opera di Pietro Ghizzardi, pittore contadino della Bassa del “Secolo breve“.

Tra una prova e l’altra, Silvio Castiglioni ci ha spiegato: «E’ nato tutto da una proposta di Giulia Morelli, curatrice della Casa Museo “Pietro Ghizzardi”, che aveva apprezzato il mio spettacolo su Silvio D’Arzo. Leggendo il libro di Ghizzardi, sono rimasto folgorato da quella lingua non distante da quella dei miei genitori, che abitavano non distanti da lui, che cercavano di parlare l’italiano, come il contadino che mette il vestito della domenica. Giulia mi ha poi consigliato di vistare la Casa Museo, e lì sono rimasto colpito dalla forza dei suoi ritratti, dalla fisicità prorompente dei suoi corpi. A quel punto mi sono chiesto quale fosse il modo migliore per raccontare una personalità così sfaccettata…».

Ne è nato uno spettacolo (anche se forse è riduttivo definirlo così) che sorprende lo spettatore e lo accompagna in un viaggio intimo e familiare. Dopo il debutto alla Triennale di Milano nel 2016, Casa Ghizzardi: Mi richordo anchora ha riscosso notevoli consensi.

«Il progetto- spiega Giulia Morelli– vuol gettare nuova luce sulla vicenda artistica di Ghizzardi, troppo a lungo incluso tra i naif ma in realtà artista a tutto tondo, non inquadrabile in schemi predefiniti. Con queste repliche, inoltre, la Casa Museo festeggia i suoi venticinque anni di attività e, per l’occasione, nel week-end sarà aperta gratuitamente ai visitatori».

Lo spettacolo, diretto da Giovanni Guerrieri, è ispirato al libro di Ghizzardi, “Mi richordo anchora”, che i tipi di Quodlibet hanno giustamente ristampato qualche mese fa, dopo una prolungata assenza dalle librerie. Uscita nel 1976, l’opera aveva riscosso notevoli consensi, tanto da vincere, nel 1977, il premio Viareggio Rèpaci, nella sezione opera prima di narrativa. Un vero e proprio evento.

A quarant’anni di distanza, la pronipote Lucia Ghizzardi ricorda: «Accolse con grande entusiasmo quel premio inaspettato. Per lui fu come assurgere a una cattedra insperata, non aveva studi che convalidassero il suo status di scrittore ma quel riconoscimento era per lui come un diploma, una laurea. Finalmente il successo lo confortava e lo ripagava di quarant’anni di lavoro fatto in silenzio, ai margini».

Ghizzardi andò personalmente a ritirare il premio a Viareggio. Lo accompagnarono Giovanni Negri e Gustavo Marchesi, due professori tra i primi a riconoscere una luce particolarissima in lui, e alcuni familiari, tra cui Lucia, che continua: «Eravamo ospiti del Grand Hotel Excelsior, ed era rimasto impressionato dal mare. Era una delle prime volte che lo vedeva, nonostante avesse settant’anni. Nella hall dell’albergo, il giornalista Mario Pancera gli rivolse le famose domande di Proust. Lui rispose di getto rivelando il suo spirito di uomo semplice, sincero e profondo. Riservato e timido, perché certi ambienti non li aveva mai frequentati, appena vide interesse da parte del pubblico si sentì a proprio agio. A tanti anni di distanza, fa riflettere come in un’epoca dominata da testi su fabbriche e operai, molto politicizzati, sia stato dato il premio a un contadino che sentiva il suo mondo agreste fortemente minacciato dalla modernizzazione. Negli anni successivi, fedele a se stesso, ascetico ed essenziale, continuò a lavorare, rimanendo sempre lucido e privo di quelle sovrastrutture culturali che gli avrebbero consentito di mentire. Insomma, un fiore selvatico. Unico e irripetibile».