Mimma Faliero. Ed il libero pensiero prende il sopravvento

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Vuoto

Si invalida il tempo
lungo una scia di stelle fragili
e acidi umori
in un travaso di vuoto.

Ho amato tanto le lacrime
da disertare la morte
scegliendo
di vivere un pretesto
che si fingeva vita
nascondendosi
nell’inferno di un altrove.

***

Ogni giorno si perde qualcosa

Ogni giorno si perde qualcosa:
un volto, una voce, un anello, un gesto mancato, un soffio
di vita.
Ogni giorno è un ritrovarsi
un patto, un tentativo,
un passo avanzato
ancora più in là

– Hai una soluzione da darmi? –
– Puoi avvolgere le attese in una coperta
e dormirci accanto.
Non so se ti scalderà.- 

***

X

Oggi vorrei essere qui,
in questo preciso punto in cui la mia mano
s’aggrappa alla parola,
il mio cuore si inerpica
su questa parete di ruvidi pensieri pianti.

***

XVIII

Avevo labbra di chi ha sempre sete
mani che forgiavano luce e profumo:
un tocco di senso in un fondale di moti.
Si dilatava la linea dell’orizzonte per comprendere aliti
che tracimavano il cielo.
Mi chiedesti una sola parola.
Ti regalai il mio alfabeto.
Ma troppo cielo può accecare per sempre.

***

L’azzardo della follia

Nella crasi del tempo
il dolore si fonde all’assenza
nel fonema muto del pianto,
perché nel tempo senza stagioni
vivere i giorni
è l’azzardo della follia.

Ho bisogno di quiete
in questo slargo di disapparenze,
ho bisogno di elisioni
al digiuno di affetto
e alla bulimia degli egoismi.

Datemi la corda,
quella intrisa del sudore delle lacrime
ché io possa impiccare i vuoti,
e chiodi
e quattro assi di legno
che io possa crocifiggere il giorno
e dar fiamme alle tenebre.

Mimma Faliero

(da Non chiedetemi l’ora, Eretica edizioni, 2016)

*

mimmaLa poesia di Mimma Faliero (nella prima rosa degli autori finalisti al Premio Letterario Camaiore 2017) – con riferimento specifico alla più recente raccolta Non chiedetemi l’ora – va dritta al vero, senza nascondersi nemmeno per un attimo. È una poesia esatta, interessata a chiamare le cose con il loro nome, che fa dell’essenzialità uno dei suoi punti di forza. Tre sono le sezioni di cui si compone il libro, a cominciare da Non chiedetemi l’ora (le altre sono nell’ordine Poesia quasi d’amore e Le stanze del rovescio) che dà il titolo alla raccolta, dove colpisce il rimanere sospeso del tempo nel verso – prendendo a prestito le parole di un componimento della sezione stessa – e dove parlano le pietre / le stanze vuote / il buio / parla chi è muto. E, soprattutto, dove il libero pensiero prende il sopravvento senza paura di sfidare, per abbattere a colpi di verità, le false prospettive di un vivere apparente, perché quello che conta è, alla stregua di “equilibristi sui pavimenti sconnessi”, affrancarsi dall’errore arrivando a “inciampare nel vero”.

Scrive a riguardo, nella prefazione al testo, il poeta e critico letterario Nicola Vacca: “Scrivere poesie a viso scoperto per non perdere mai il contatto con la realtà. Questo è il tema fondamentale del libro di Mimma Faliero che sa guardare qui e ora in quest’epoca, sprofondando sempre nel suo interrogare di dubbi. La poetessa intinge la penna nelle cose della vita, ascolta il respiro corto dei giorni che asfissia i minuti, consuma la sua esperienza in tutte le circostanze del tempo non ubbidendo mai alla vita che chiede un ordine”.

La poesia di Faliero, infatti, si ribella con forza alle risposte univoche, preferendo rincorrere il dubbio, interrogandosi sulle situazioni della vita; si tratta di una poesia che è domanda sempre aperta, a tratti dolorosa, purtuttavia straripante di vita, che arde senza posa, conscia della “presunzione di esistere”: è una malattia subdola  / nascere uomini / una presunzione di esistere mal riposta / che invano attende uno sguardo / se non quello di una affollata e altera solitudine.

Abbiamo chiesto a Mimma Faliero di raccontarci in sintesi cosa sia per lei la poesia. Questa la risposta: “Parlare troppo di Poesia non rende spesso giustizia alla Poesia stessa. Il suo raggio d’azione e di proiezione è talmente ampio eppure indefinito che la svincola da incursioni teoriche. Il sogno mendace deimimma faliero poeti, in fondo, già con Platone era stato esiliato; ecco che la Poesia, seppur compagna di viaggio della filosofia, che volge la sua ricerca all’unità, ad un punto in cui tutto tenta di spiegarsi, offre invece e cerca l’incontro, includendo vari punti di vista. Mosse entrambe da un’urgente domanda, la poesia trova la sua unità nella eterogeneità, perché la realtà poetica non è soltanto quello che è, ma anche quello che non è, abbraccia l’essere e il non essere, perché tutto ha diritto di essere. E’ che il poeta non teme il nulla, mentre il filosofo cerca di riempire di senso l’insensato e di rifuggirlo colmando il vuoto dell’esistenza.” Si legge a p.72 del libro: Vorrei com-prendere il mondo. / Possederlo / Com-prendere con Indulgenza / E com-passione il Tempo. / Possederlo / Com-prendere l’incom-prensibile. / E’ un miracolo la comprensione / O forse solo un patto con l’Infelicità? Nessuna certezza dunque, ma una pagina aperta alla domanda. “Anche se dolorosamente – specifica Mimma Faliero – perché il tempo bisogna testimoniarlo e la penna non può né deve sottrarsi, ché il tempo è borgesianamente attraversamento di noi stessi, e dal sé non si può fuggire.”