“Voglio giustizia per il braccio tagliato…”

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download (97)Sono le 21.37 dell’11 giugno e il capotreno Carlo Di Napoli passa di vagone in vagone sul treno, partito dalla stazione di Rho, periferia nordovest di Milano verso Rogoredo. I pochi viaggiatori, quasi tutti visitatori dell’Expo, mostrano tranquillamente i loro biglietti, fino a quando Carlo non si imbatte in un gruppo di almeno quattro ragazzi sudamericani, alcuni fanno parte delle bande di strada latinoamericane, dette anche “pandillas”, presenti nel Centro America da qualche anno pure a Milano che negli anni hanno imposto la loro supremazia con atti di violenza come accoltellamenti, rapine e agguati contro gruppi rivali e spaccio di droga.                                                                            

Il capotreno chiede loro di mostrare il biglietto, hanno trascorso la serata bevendo vodka in un parco, e non hanno il biglietto, Carlo chiede ai giovani di scendere per verbalizzare la multa. I toni si fanno sempre più accesi, un collega fuori servizio interviene in suo aiuto, la lite si trasforma in un’aggressione spietata a colpi di machete, mozzando quasi di netto il braccio sinistro di Carlo, passeggeri assistono impietriti dalla carrozza e dalla banchina all’aggressione durata appena pochi minuti ma che lascia sul marciapiede del binario 2 una lunga scia di sangue .                                   

Quella è stata la notte più brutta e lunga della mia vita– racconta Carlo Di Napoli per la rubrica di OFF #legittimadifesa – sono la vittima di una aggressione. A-G-G-R-E-S-S-I-O-N-E.
Fino a non più di tre o quattro mesi fa la chiamavo incidente, per esorcizzarla, per sminuirla ed aiutarmi a sopportarla. MA NON È UN INCIDENTE. Un incidente è quello che potresti avere in auto, ma non quando stai lavorando e qualcuno cerca di ammazzarti con un colpo di machete verso la testa. NO. Questa è una aggressione
”- Carlo Di Napoli, foggiano di Ascoli Satriano, ferroviere dal 2006, ha un tono tranquillo ma fermo, di chi crede in certi valori-“ Sono un capotreno, quello che volgarmente viene chiamato controllore, ed è proprio svolgendo il mio dovere, il mio lavoro, che son stato aggredito.Son passati più di due anni da quel maledetto 11 giugno 2015 e posso tranquillamente dire di essere un miracolato, di esser fortunato a poter ancora raccontare di questa atroce aggressione, miracolato proprio perché i medici han combattuto una notte intera per strapparmi alla morte e salvarmi il braccio quasi del tutto amputato. La mia vita e quella dei miei cari ne è uscita profondamente cambiata. Nell’immediato venni bombardato di promesse e rassicurazioni da parte di esponenti politici, promesse disilluse subito dopo. Io son stato fortunato, la mia azienda mi ha sempre supportato e mai abbandonato. Si è fatta carico delle spese legali e al mio rientro, dopo un anno e quattro mesi di infortunio, mi ha riqualificato in altre mansioni”-.               

In primo grado, l’8 febbraio scorso, il gup del rito abbreviato del Tribunale di Milano  aveva deciso pene di 16, 14 e 11 anni e quattro mesi, mentre i giudici della Terza sezione penale della corte d’Appello hanno inflitto rispettivamente 14, 12 e 10 anni di carcere a tre imputati: Jackson Lopez Trivino, José Rosa Martinez e Andres Lopez Barraza.                                                                    

Allo stato attuale viviamo in una società dove purtroppo non ci si rende conto, o non lo si vuole fare, che le vittime di reati violenti volontari non solo non sono tutelate, ma devono assistere impotenti anche alle agevolazioni legali che il loro, o i loro, aggressori usufruiscono, vedi processo breve, attenuanti, aggravanti più o meno riconosciute, sconti di pena, ecc.. mentre le vittime, rimangono sfigurate, deturpate, invalidi a vita, orfani, vedovi, e in tutto questo devono sobbarcarsi di tutte le spese medico/legali.                                                                                                          

Nessuno ci pensa fino a quando non si ha la sventura di essere il protagonista. Carlo Di Napoli è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico, i medici dell’ospedale Niguarda di Milano, hanno spiegato che la grave lesione da fendente ha portato a una sub-amputazione:-“Mia figlia oggi ha due anni e mezzo ma all’epoca aveva solo cinque mesi, ogni tanto guarda le cicatrici che deturpano il mio braccio sinistro, quello che era una volta un braccio forte e sano, ci passa il ditino sopra e con tutto il suo candore nei grandi occhi tristi come soltanto bambina è capace mi chiede: papà, bua? Chi ha fatto bua a papà?…amore, la bua a papà l’han fatta dei bimbi cattivi… Le rispondo,  più triste di lei, e  con un sorriso amaro sulle labbra perché  dovrà crescere in questa società. Lei poi, sorridendomi, mi abbraccia, prende la sua valigetta della Dottoressa Peluche e a modo suo mi cura! Fortuna che le cicatrici interiori non si possono vedere, sono solo per me e servono a darmi la forza per lottare e  par far si che quello che è successo a me non accada mai più a nessuno”-.

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La rubrica di OFF #legittimadifesa  è  un’iniziativa in collaborazione con UNAVI Unione Nazionale Vittime
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6 Commenti

  1. il vero problema è la vigliaccheria degli italiani! che finche non tocca a ognuno di loro continuano ad accettare tutto questo! parlare di rivolta in un paese fallito e vile come il nostro è perfino reato!
    mettiamo al governo spazzatura e lordume come le prime cariche dello stato e riveriamo un assassino baciabambini vestito di bianco come uno squalo!
    siamo vili e dimentichi e arriviamo a chiedere scusa, per uno sfogo, perfino ad una megera lenocinante come la presidente della camera, la boldracca, che manderei vonentieri a fare il controllore sullo stesso treno, ma senza scorta!
    poi nella solitudine della cabina elettorale ognuno di noi compie il proprio crimine sostenendo una sinistra(in tutti i sensi) assassina truffatrice nepotista e ladra! dimenticavo “golpista”.

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