Gospel Book Revisited: la nuova strada del blues

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IMG-20170911-WA0002Si definiscono «una mosca bianca» nel nostro panorama musicale, distanti dalla scena blues italiana. Proprio l’originalità è uno dei punti forza dei Gospel Book Revisited, gruppo torinese che si ispira alle jam band statunitensi. Umberto Poli (chitarra), Camilla Maina (voce), Gianfranco Nasso (basso) e Samuel Napoli (batteria) hanno dato vita al progetto nel 2014, spinti dalla passione per la musica nera e le sue radici. «Quando ci siamo costituiti volevamo ripercorrere le vie del blues» spiega Umberto, anche tra i fondatori della Jam Sound School di Torino. «Siamo nati celebrando le grandi voci nere della tradizione afro-americana, da Aretha Franklin a Etta James, rileggendone i classici. Partendo dalle nostre influenze, col tempo ci siamo poi dati un’identità con la scrittura di brani inediti. Le cover sono servite come serbatoio affinché trovassimo la nostra firma musicale autentica». Frutto tangibile di questo percorso è “Won’t You Keep Me Wild?”, autoritratto in forma d’ep che uscirà venerdì 27 ottobre (ma a breve disponibile in pre-order sulle principali piattaforme digitali e sul sito www.gospelbookrevisited.com). «Lo consideriamo il nostro biglietto da visita, una sorta di manifesto programmatico» dice Poli del lavoro d’esordio, venti minuti di blues declinato in varie gradazioni di rock al seguito di una voce soul. «Abbiamo inserito le tre cover che meglio ci rappresentano e solo due inediti». L’apertura è affidata alla rilettura rock di “I Just Want to Make Love to You” di Willie Dixon, affiancata da una versione a metà strada tra southern-rock e soul-funk della celebre hit “Clean Up Woman” di Betty Wright e dall’arrangiamento spinto in direzione garage di “I Don’t Know Her Name”, gioiello semisconosciuto del bluesman del Mississipi Leo “Bud” Welch. I due brani originali sono invece “Keep Me Wild”, pezzo con un riff che rimane appiccicato all’orecchio, e “Mary and the Fool”, ballad elettrica, sussurrata e malinconica. A firmarli è lo stesso Umberto, che si dice stimolato dalla quotidianità: «Da una frase che tocca le corde della mia sensibilità, da episodi di cronaca che mi colpiscono». Ma nei suoi testi si ritrovano anche rimandi ad alcuni dei suoi punti di riferimento: da Tom Waits a Bob Dylan, da Charles Bukowski a William Shakespeare fino a Thomas Stearns Eliot. Poli e i suoi compagni d’avventura son consapevoli che la strada scelta non è la più facile: «Il nostro è un genere che, seppur abbia una folta schiera di appassionati, in Italia non è di certo mainstream. Non è semplice trovare occasioni, ci si riesce solo lavorando sodo e con grandissima costanza ogni giorno». Ed è quello che i quattro hanno intenzione di continuare a fare per raggiungere i prossimi obiettivi, dalla realizzazione del primo disco formato interamente da inediti ai live in America («E’ un sogno arrivare a suonare nel Paese che ci ha influenzato più di tutti»). Intanto la loro musica è arrivata alle orecchie delle prestigiose A-Z Blues e Blues Made In Italy, che hanno deciso di sostenere la band e avviare con loro una collaborazione.

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