La belle époque di Giovanni Boldini.

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25936-Boldini_-_Portrait_of_young_lady_with_white_hair_ribbonGiovanni Boldini superstar. Tre mostre in pochi mesi senza nessuna ricorrenza particolare. Una a Roma, al Complesso del Vittoriano, chiusa a metà luglio. Un’altra in corso, sino al 28 gennaio 2018 alla Reggia di Venaria (Torino). E poi cataloghi, libri, opere dell’artista in altre mostre. Un vero successo per il pittore che in vita ne aveva avuto già molto.

“Il nome di Boldini tira” dicono ammiccando gli addetti ai lavori. Donnine eleganti, dandy, insomma la belle époque, forse un po’ in eccesso, con tanti artisti ancora nel cassetto o ignorati. Ma la mostra che si apre a Pistoia il 9 settembre (Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi, in piazza Duomo, sino al 6 gennaio 2018), promossa dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, è insolita e meritevole. Col titolo “Giovanni Boldini. La Stagione della Falconiera” propone infatti, in occasione di “Pistoia Capitale Italiana della Cultura”, un ciclo di pitture murali a tempera poco noto e quasi dimenticato.

Straordinarie scene di campagna e di mare (buoi, pagliai, scogli, alberi) dipinte dall’artista nel 1868, a venticinque anni, per la sala da pranzo della villa, situata nei pressi di Pistoia, della mecenate Isabella Falconer. Una testimonianza degli inizi macchiaioli, tra Firenze, Pistoia e Castiglioncello, quando Boldini cercava di impegnarsi per una committenza sempre più prestigiosa, prima del trasferimento a Parigi nel 1871.

Storia curiosa. Dimenticate già durante la vita del pittore, le pitture furono riscoperte nel 1938 dalla vedova Emilia Cardona Boldini, che, su indicazioni del marito, le aveva cercate a lungo dopo la sua morte. Un ritrovamento rocambolesco, ma fortunato, che portò all’acquisto della villa della Falconiera da parte della Cardona, che la rimise a posto, vi si sistemò e vi trasferì tutte le cose del pittore rimaste a Parigi.

Nel 1974 le pitture, acquistate con la villa dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, furono staccate, poste su tela e trasferite nel Palazzo dei Vescovi, dove oggi le vediamo, in un ambiente simile all’originale.  “È un ciclo che merita di essere conosciuto” dice con entusiasmo Francesca Dini, curatrice della mostra, con Andrea Baldinotti e Vincenzo Farinella. “La preparazione di questa rassegna ha permesso di studiare meglio non solo il ciclo, ma la personalità della mecenate Isabella Falconer e i suoi rapporti tempestosi con il giovane Boldini”. Un pezzo di storia ricostruito, arricchito da sedici dipinti del periodo macchiaiolo del pittore con ritratti di protagonisti di quegli anni.