500 anni di Piero della Francesca, un ponte tra pittura e matematica

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150px-Piero_della_francesca,_madonna_della_misericordia,_autoritratto_di_pieroPiu’ famoso come artista che come uomo di scienza, Piero della Francesca, di cui ricorre quest’anno il sesto centenario della nascita, e’ stato uno dei piu’ importanti matematici del XV secolo. Capace di padroneggiare magistralmente allo stesso tempo pittura e matematica, Piero ha saputo esprimere come pochi altri l’unita’ profonda che esiste tra arte e scienza. Proprio questa sua caratteristica ne ha fatto un modello per gli artisti di tutti i tempi. (ultima in ordine di tempo, si veda per esempio l’interessante lettura del S. Nicola di Chiara Dynys al museo Poldi Pezzoli di Milano).

Piero affianco’ sempre l’attività di matematico a quella di artista, pubblicando alcuni tra i piu’ importanti trattati del ‘400 e contribuendo in maniera decisiva alla rinascita degli studi matematici in Europa, dopo la lunga stagnazione seguita al crollo delle conoscenze scientifiche causata dalla fine del mondo ellenistico.

Piero si presenta quindi a noi nella sua complessità, come sommo pittore e grande scienziato allo stesso tempo, protagonista di un’epoca – il Rinascimento fiorentino – in cui domina la figura dell’intellettuale universale, colui cioe’ capace di dominare settori dello scibile umano molto lontani fra loro, e di portare in ciascuno di essi qualcosa di nuovo e notevole.

Tuttavia, l’essenza di tale universalità non e’ stata sempre ben capita. Essa infatti non consiste tanto nella abilità eclettica di occuparsi di piu’ cose contemporaneamente, secondo un’interpretazione che oggi va per la maggiore, ma nella ben piu’ profonda capacità di giungere a una sintesi di istanze molto diverse, come, nel caso di Piero, arte pittorica e scienza, e similmente per altri artisti-scienziati del calibro di Brunelleschi, Leonardo, Paolo Uccello,… E’ qui che la sensibilità di noi contemporanei, abituati alla necessità di avere una o piu’ specializzazioni, diverge drammaticamente da quella dell’uomo rinascimentale: siamo certamente in grado di ammirare la versatilità di questi grandi studiosi, ma difficilmente ne comprendiamo la loro universalità, ovvero la facoltà di fondere in un unicum unitario e organico la variegata costellazione di tanti, diversi, interessi: dalla matematica all’arte, dall’architettura alla botanica, dall’anatomia al disegno. In parole povere, la loro capacità di operare sintesi a livello superiore.

Il caso di Piero e’ particolarmente interessante per comprendere questa fondamentale differenza. Come matematico, Piero (fra le molte altre cose) sviluppo’ la teoria della prospettiva (un settore della geometria successivamente incorporato nella teoria delle trasformazioni proiettive) e si occupo’ dei cinque solidi platonici nel trattato De quinque corporibus regularibus. Qui egli riprende, per la prima volta in Europa dai tempi dei Greci, lo studio della sezione aurea (un particolare rapporto di lunghezze, particolarmente adatto per esprimere un senso di bellezza e armonia). Egli studia estensivamente le proprietà di  questo rapporto, che applica allo studio dei solidi regolari. Nella sua pittura, Piero fece grande uso delle proprietà geometriche da lui studiate nel trattato sui solidi regolari.  Cosi’, in moltissime delle sue opere si e’ riscontrato l’uso della sezione aurea e dei poliedri regolari come “spazi ottimali” in cui iscrivere le sue figure.

L’uso che fa Piero della matematica nella sua arte non e’ quindi semplicemente tecnico. Egli usa la matematica in senso artistico, mirando ad ottenere un effetto, che esalti l’immagine dandole un piu’ compiuto valore artistico. La matematica e’ qui posta al servizio dell’arte, tanto da fondersi con essa. Potremmo dire che Piero l’artista interpreta Piero il matematico, o viceversa, che Piero il  matematico si mette al servizio di Piero l’artista.

In ciascuna delle sue figure e’ stato piu’ volte osservata la “serenità, (…) la sovrana calma compositiva, uno spirito di alta tranquillità, una commozione muta e solenne” (Roberto Salvini). Questi effetti sono raggiunti da Piero proprio grazie allo studio scientifico delle proporzioni e dei volumi. Nelle sue mani la matematica diviene uno strumento per esaltare l’effetto artistico: la profondità lirica dello spazio, il senso di pace e di compiutezza che le sue figure ci danno e quel respiro di solennità, sono il risultato di questi studi, che si traducono, in chi osserva i suoi capolavori, in quel senso di serenità e compostezza osservato da Salvini, che pochi artisti nella storia hanno saputo comunicare. La pittura di Piero sancisce cosi’ in sede pittorica l’unità tra arte e scienza, non come parto intellettualistico fine a se stesso, ma per eternare nell’immagine lo spirito di un’epoca, per molti aspetti cosi’ simile alla nostra, fuorché per quella compiuta serenità, oggi completamente scomparsa dalla vita e dall’arte.