La storia del Gipsy Jazz tra Accordi e Disaccordi

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accordiQuest’estate hanno suonato in Italia e in Francia, mentre in autunno saranno impegnati con il loro sesto tour in Russia. Nel mezzo per gli Accordi Disaccordi, trio torinese swing/jazz composto da Alessandro Di Virgilio (chitarra solista), Dario Berlucchi (chitarra ritmica) ed Elia Lasorsa (contrabbasso), c’è l’uscita del loro album omonimo, il quarto della loro carriera, in uscita il 15 settembre. «In realtà lo consideriamo il nostro primo disco perché è il primo di soli brani originali» spiega Dario. «I precedenti contenevano solo un paio di inediti. Ma questo era il momento giusto per un nuovo progetto. La nostra musica è cresciuta, ci siamo ispirati alla tradizione ma spaziando in orizzonti nuovi, facendo tesoro dei viaggi e di diverse esperienze musicali». Quattordici i brani che raccoglie l’album, con cui i tre presentano la propria “versione” originale del sound gipsy jazz che da sempre li contraddistingue e suonano insieme a musicisti ospiti come Giacomo Smith (affermato clarinettista jazz londinese) e Oscar Doglio Sanchez (violoncello). «Uscirà anche il nostro primo vinile, siamo appassionati di vintage» avvisa il chitarrista, che ripercorre la storia della formazione.  «Siamo nati grazie al cinema» dice. «Ha avuto inizio tutto otto anni fa, ai tempi dell’università. Un giorno Alessandro mi invitò a casa sua per farmi ascoltare un brano che aveva imparato, tratto da “Midnight in Paris” di Woody Allen». Cominciano così a suonare le colonne sonore delle pellicole del regista statunitense, prendendo il nome proprio dal film del 1999 che si ispira alla vitaaccordidisaccordi-trio del chitarrista Django Reinhardt, uno dei loro riferimenti. Gli inizi non sono facili: «Siamo partiti come artisti di strada. La vita del busker dà tanta soddisfazione ma è molto dura. Suoni in condizioni meteo pazzesche, con le dita che si congelano. E in una città come Londra perfino spostarsi nella metro con gli strumenti diventa pesante». La svolta arriva durante la seconda tournée in Russia: «Mi arrivò una telefonata dall’Italia, stavo per non rispondere. Grazie a Dio presi la chiamata. Era il direttivo dell’Umbria Jazz che ci chiedeva di aprire i nove concerti allo stadio dove avrebbero suonato i musicisti più grandi, da Chick Corea a Lady Gaga. Increduli e con la voce tremante dicemmo sì, ed ora sono ormai sei edizioni che partecipiamo a questo festival. È stato un sogno realizzato, e per ricordare l’emozione di tre ragazzi che sono passati dall’esibirsi su un marciapiede ad un palco con 3mila persone davanti abbiamo scritto un brano». Un’emozione che possiamo condividere ascoltando quel pezzo. Si chiama “Pietrasanta” e si trova nel nuovo disco