Se i terroristi fanno finta di non vederci

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Mu'ammar Gheddafi (a destra) con Yasser Arafat (1977). Ph. Rex Features

Ha buttato lì giusto un paio di informazioni che potrebbero riscrivere la storia d’Italia degli ultimi cinquant’anni. L’ha fatto in un giorno di agosto, su il Giornale, quando i pochi che leggono ancora un quotidiano sono al mare a mostrare le chiappe chiare.

Tenendo conto poi del fatto che non appartiene al mainstream, c’è da scommettere che il suo articolo strepitoso passerà inosservato come l’uomo della folla del racconto di Poe.

Sto parlando di Paolo Guzzanti, che lo scorso lunedì 21 agosto ci ha spiegato il perché e il percome dello stato di grazia in cui l’Italia sembra trovarsi (almeno fino adesso….) rispetto agli eccidi terroristici dei mozzorecchi islamisti che stanno insanguinando l’Europa.

E’ presto detto: merito della politica estera di una classe dirigente che non c’è più.

Forse Aldo Moro non fu uno statista (mia opinione), ma è certo che gli accordi segreti e i contratti indecenti stipulati con l’OLP di Arafat e la Libia di Gheddafi, insomma con l’oltranzismo antiatlantico del mondo musulmano, servirono a preservare l’Italia, che di quel mondo per ragioni anche e soprattutto economiche aveva bisogno come dell’aria che respiriamo, dagli attentati terroristici primariamente diretti al suolo americano e al suo primo alleato Israele.

Quegli accordi vennero poi definiti lodo Moro e consistevano in un patto non scritto tra i servizi di sicurezza italiani, l’Eni che prima di Enrico Mattei agiva in Libia in modo sostanzialmente autonomo rispetto all’esecutivo italiano da cui dipendeva (quando poi l’imprenditore italiano volle rompere le uova nel paniere fu eliminato con l’incidente d’aeroplano a Bescapè: Pasolini ne parlò nel capitolo mancante di Petrolio, ma questa è un’altra lunghissima storia connessa a un libro introvabile e che vi racconterò più avanti), l’Olp palestinese e gli stati del mondo islamico: noi vi facciamo passare per di qui, ma voi ci lasciate stare. Come scrive Guzzanti, «occhi chiusi e portafoglio aperto erano gli strumenti di quella politica».

Questa pax islamica tenne con alcune eccezioni, vedi la strage di Bologna con ogni probabilità perpetrata dai terroristi del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina di George Habash che vollero punire l’Italia per aver permesso l’arresto di alcuni membri del gruppo in seguito all’eccidio dell’Achille Lauro.

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Ma Guzzanti ne butta lì un’altra: venuto giù il Muro di Berlino e con lui la Guerra Fredda, gli americani si vendicarono e tramite l’operazione FBI denominata “Clean Hands” (“Mani pulite”, appunto) fecero delegittimare per via giudiziaria un’intera classe dirigente dal Parlamento, soprattutto quella parte che li aveva fatto tanto incazzare con il lodo Moro, a eccezione degli ex comunisti, ritenuti invece  pronti a governare il nuovo corso italiano (non a caso il diabolico Henry Kissinger definì Giorgio Napolitano “il mio comunista preferito“).

Le prove di tutto ciò? In una libreria. Ma non in Italia, ‘chè il libro non è stato mai tradotto: “The Italian Guillotine”, di Stanton Burnett e Luca Mantovani.

Poi dice che leggere libri e giornali è inutile perché c’è l’Internet…

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Emanuele Beluffi
Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Ordine Nazionale dei Giornalisti tessera n. 173490. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/