Simonetti: “Quella orribile rete di stupri quotidiani”

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Stupro-virtuale-una-nuova-frontiera-sta-emergendoSono ormai settimane, che si parla di “stupro virtuale” che come base di diffusione ha i cosiddetti “gruppi chiusi” di Facebook. 

In molte di queste community non sono solo i contenuti ad essere agghiaccianti, ma anche le regole : se un utente posta una foto innocente di qualche amica deve condividerne anche il nome, in modo che gli altri utenti siano in grado di rintracciare la ragazza e seguirla (ovviamente a livello social). Nel caso in cui questi dati vengano omessi, l’amministratore procederà con l’espulsione dell’utente dal gruppo stesso. Insomma la politica di questi gruppi sembra essere: “Se si mortifica bisogna farlo bene e fino in fondo” . Umiliazione delle donne, consigli su come usar loro il massimo della violenza, scambi continui di materiale fotografico spesso innocente correlato da oscenità scritte della più varia (e avariata) natura. Abbiamo chiesto ad un esperto, Federico Simonetti (Tecnologo, imprenditore ed investitore della Silicon Valley, già professore di Sistemi Operativi Sicuri presso l’università statale di Milano) di spiegarci brevemente perché Facebook, al centro di questa polemica e di come, almeno apparentemente, non sembri ostacolare in modo efficiente questo fenomeno. 

Di recente si parla moltissimo dei “gruppi chiusi” su Facebook, come di realtà che vedono fiorire sempre più fenomeni di istigazione all’odio e alla violenza.   Ma cos’è esattamente un “gruppo chiuso”?

“Su Facebook un “gruppo chiuso” e’ una pagina alla quale si ottiene accesso solo su invito di uno dei moderatori o su approvazione a seguito di una richiesta proattiva. Molti di questi “gruppi chiusi” sono del tutto innocui, per esempio vi sono aziende che gestiscono gruppi chiusi su Facebook per far interagire tra loro i loro dipendenti e – ovviamente – solo tali dipendenti possono richiedere e ottenere l’accesso. Sfortunatamente la natura riservata di questi gruppi li rende anche il luogo ideale per attivita’ di gruppo esecrabili quali il citato stupro virtuale, in quanto gli appartenenti al gruppo si sentono sicuri dietro la patina di pseudo-segretezza che la barriera all’ingresso offre loro”

Violenza, umiliazione nei confronti delle donne, gruppi contro il gentil sesso, sul web è un fenomeno nato con Facebook o prima c’era altro?

“Anzitutto e’ bene precisare che gruppi chiusi e violenti esistono non solo contro le donne, ma anche contro gli uomini e – ancora piu’ frequentemente – contro ogni forma di minoranza, dagli omosessuali alle persone di colore e via dicendo. Detto questo, contesti isolati in cui questo tipo di violenza fiorisce rigoglioso c’erano anche prima di Facebook, ma senza dubbio Facebook ha dato loro un contesto, una notorieta’ e una diffusione che non erano possibili prima dell’avvento dei social network. Certo, in molti si ricorderanno di “Myspace”, ma la gente era ancora ingenua. I fenomeni peggiori credo si possa dire che si siano formati su Facebook”

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Com’è possibile che la censura di Facebook, una volta che un utente segnala gruppi come questo, ti dica spesso che il contenuto è “conforme alle loro norme”?

“Per criticare le “norme” di Facebook non sarebbe sufficiente un articolo, ne’ probabilmente un’intera rivista, forse ci vorrebbe un intero volume della Treccani. In breve e in parole povere, le “norme” di Facebook non sono mirate a salvaguardare alcun tipo di etica o moralita’, ma solo e unicamente a tenere Facebook (l’azienda) fuori dai guai da un punto di vista giuridico. In molte nazioni, inclusa l’italia, la foto di una donna a seno  nudo in un contesto potenzialmente accessibile da un minore puo’ configurare reato. E’ pero’ quantomeno interessante che nelle stesse nazioni sia perfettamente legale trasmettere immagini di guerra con cadaveri dilaniati in mezzo alla strada al telegiornale in prima serata, di fronte quindi anche agli occhi di bambini e minori in genere. Facebook segue le stesse linee guida”

C’è un modo a livello pratico di contenere questo tipo di problematica?

“Per fortuna Facebook ha recentemente iniziato a investire cifre enormi in ricerca su algoritmi di intelligenza artificiale. Lo scopo principale di tale investimento e’ la realizzazione di un sistema autonomo di “scrutinio” dei contenuti senza che sia necessario l’intervento di un essere umano. Inizialmente questi algoritmi saranno mirati a censurare bufale anti-scientifiche e truffe di vario genere, ma in futuro sarebbe auspicabile che li usassero anche per arginare fenomeni deprecabili come “lo stupro virtuale”.

C’è un qualche tipo d’interesse da parte di FB a mantenere in vita fenomeni social del genere?

“Direi di no. Anzi. Direi che Facebook ha tutto l’interesse a mantenersi il piu’ lontano possibile da critiche come quelle che un fenomeno del genere puo’ attirare. Di conseguenza e’ mia opinione che, presto o tardi, gli algoritmi di machine learning sopra citati verranno effettivamente utilizzati anche per combattere fenomeni come lo stupro virtuale”

Qualche anno fa si parlava d’inserire il codice fiscale per autenticare fino in fondo i profili, qual’è il tuo parere a riguardo?

“Sarebbe la morte dei social network. Chi si iscriverebbe ad un social network che forza la validazione della propria identità? I social network sono ambienti “easy”, nati per essere liberi, posti virtuali in cui la gente va a condividere sciocchezze e pensieri leggeri con amici vicini e lontani. La schedatura degli iscritti ai social network sarebbe da Gestapo e ucciderebbe Facebook se venisse adottata a livello mondiale”

Chi ti fa particolarmente paura sui social? 

“Onestamente il tipo di utente che mi fa piu’ paura non e’ classificabile in base all’età, al sesso, alla razza o al ceto sociale. Gli utenti che mi fanno paura – e purtroppo sono tanti – sono quelli che abbracciano con entusiasmo e leggerezza qualsiasi bufala anti-scientifica o teoria del complotto gli venga messa sotto il naso. Il calo delle vaccinazioni causato dal diffondersi di panzane anti-vacciniste ha causato decessi veri, spesso di bambini o di persone immunodepresse. Questo e’ cio’ che davvero mi spaventa. L’inabilita’ della persona media di pensare in modo critico e conforme al metodo scientifico”

Si parla sempre di facebook, ma c’è di peggio? Il peggio del web è effettivamente il social di Zuckerberg o noi lo stiamo demonizzando?

“Facebook non e’ il peggio. E’ semplicemente un contesto nel quale le peggiori persone trovano agevole interagire. Se non ci fosse Facebook il problema non sarebbe risolto affatto, in quanto tali persone troverebbero semplicemente altri/differenti canali di aggregazione”

Se si potessero fare delle proposte a Facebook per disincentivare atteggiamenti del genere, che cosa consiglieresti?

“Di continuare sulla via dell’investimento sugli algoritmi di machine learning (ovvero l’apprendimento automatico ND) e intelligenza artificiale e, anzi, di moltiplicare gli sforzi in tal senso. Cio’ che stanno facendo e’ “cosa buona e giusta”, se gli si può muovere una critica e’ solo e unicamente il fatto che non lo stanno facendo abbastanza velocemente”