Tra divisionismo e simbolismo. L’anima solare di Plinio Nomellini

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Nomellini-IlGolfo-di-Genova-o-marina-ligureBagliori di luce, contadini con mucchi di fieno, sole e ombra su laghi e verzure, mietiture infuocate e piccoli Bacchi che si trascinano felici con grappoli d’uva. È la stagione dorata di Plinio Nomellini (Livorno 1866- Firenze 1943), uno dei più originali pittori toscani. La fase versiliese, quando nel 1902 l’artista si trasferisce a Torre del Lago, conosce Pascoli e Puccini e lavora a contatto dei “pittori del Lago”. Il suo divisionismo, forte e solare, diventa misterioso con nuove note simboliste, dovute all’amicizia con Galileo Chini. E lì, a Fossa dell’Abate, in una casa nella pineta viareggina, dove abita con Chini, Nomellini accoglie la migliore intellettualità del tempo, da D’Annunzio a Deledda, da Isadora Duncan a Lorenzo Viani.

I covoni, i Baci di sole, la Mietitura, il Piccolo Bacco, ed altri dipinti dei due primi decenni del Novecento, testimoniano questo periodo luminoso nella mostra “Plinio Nomellini. Dal Divisionismo al Simbolismo verso la libertà del colore” aperta sino al 5 novembre nel Palazzo Mediceo di Serravezza, nel cuore della Versilia (catalogo Maschietto Editore).

 Curata da Nadia Marchioni, la rassegna presenta con chiarezza e sintesi, attraverso una novantina di opere, l’intero percorso del pittore e dei compagni di viaggio. Gli inizi a Firenze, sotto l’egida di Fattori, quando con gli amici macchiaioli il giovane Plinio dipinge e cena nella fiorentina Trattoria Volturno. Sono gli anni ottanta dell’Ottocento caratterizzati da ritratti severi, dal marchio realistico, del padre Coriolano,GG262 di donne in nero, accostati all’Autoritratto di Fattori del 1884, che faceva scuola. La Ciociara del 1888 è messa in relazione con opere contemporanee del macchiaiolo Silvestro Lega e del piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo, conosciuto all’Accademia di Firenze. 

Poi, il distacco da Fattori negli anni Novanta, le prime sperimentazioni divisioniste con contenuti a carattere sociale, come nei Mattonai del 1889 o ne La diana del lavoro del 1893, due opere suggestive. Stile diverso, ma motivi umanitari simili ispirano negli stessi anni Il ritorno dei naufraghi al paese (o l’Annegato) di Pellizza da Volpedo.  Il trasferimento a Genova nel 1890 è, per l’artista, l’occasione per “tentare cose nuove” e dipingere una serie di quadri legati al paesaggio ligure come Il Golfo di Genova o Marina ligure. A fine secolo la svolta simbolista, prima a Genova e poi in Versilia, con nuove modulazioni e sviluppi sino agli anni quaranta del Novecento.