Moreno Bondi, un viaggio nella sapienza dell’arte antica

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Omaggio a LeonardoUna carriera sorprendente quella dell’Artista di Carrara Moreno Bondi, che già nel 1987, alla giovane età di 28 anni, diveniva titolare della cattedra di “Tecniche pittoriche” in Accademia delle Belle Arti prima nella città di origine e poi a Roma. Chi meglio di lui potrebbe insegnare quindi le antiche tecniche? Lui che per le sue opere parte proprio dalla sapienza dei grandi Maestri del passato. Lo stesso direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci ha scritto di lui: “La pittura di Moreno Bondi fa pensare ad uno specchio che riflette le icone dell’arte antica. Solo che lo specchio è rotto. Riflette Michelangelo, Caravaggio e i naturalisti del Seicento in disarticolati frammenti”. Questo è vero e per rendersene conto basta osservare questi lavori, dove l’Autore ama mettere insieme pittura e scultura. A questo proposito prendiamo per esempio l’ “Omaggio a Leonardo”, in cui il celebre “Uomo vitruviano” viene rielaborato dall’Artista, rendendolo più umano e meno scientifico, dipingendolo con la stessa grazia che si potrebbe ravvisare nei Maestri rinascimentali, e coprendo inoltre la zona pubica della figura con una scultura di marmo, le cui forme, anche in questo caso, riecheggiano l’antichità. In “Accordi di luce con scultura”, troviamo ancora una volta un soggetto che potrebbe provenire dalla nostra tradizione. Si tratta di un personaggio alato, la cui anatomia e il cui perfetto piumaggio ci ricordano senza dubbio Caravaggio, la cui lezione si ravvisa anche nell’uso della luce, con l’angelo (o demone), che, dipinto nella penombra, diviene visibile grazie a una fonte di luce mistica e immaginaria. In questo caso l’antichità si sposa con la modernità, visto e considerato che egli posa il piede su una superficie sicuramente non classica, anzi, direi fantascientifica, composta da una sfera e daORFEO un corpo umano proveniente da chissà dove, il tutto realizzato in modo scultoreo, come riecheggiante un chimerico “Non-finito” michelangiolesco. Anche in questo caso il dipinto è correlato a una scultura in marmo, posta nella parte bassa dello stesso. Vi sono poi opere dal sapore decisamente nuovo, come accade per esempio in “Orfeo”, che è dominato da due astratti corpi, contraddistinti da una fisionomia che potrebbe ricordarci Tamara de Lempicka, disposti in un’atmosfera senza spazio e senza tempo, accompagnati da una scultura curvilinea che rende l’opera ancora più misteriosa.

Un lavoro di certo interessante quello di Moreno Bondi – il quale collabora con continuità con la Galleria d’Arte Triphé di Maria Laura Perilli -, che attraverso una tecnica ineccepibile e un’alta cultura e attenzione verso i Maestri della tradizione dà vita a lavori che riecheggiano una gloriosa epoca passata, rendendoli all’avanguardia attraverso un’attenta commistione tra pittura e scultura e attraverso la capacità di padroneggiare differenti stili.