Uomini-statue, colpevoli, utopisti…

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download (91)Un paese popolato di statue: uomini nudi attaccati ai muri, altri in gabbia, altri che penzolano, dondolano o si tuffano nel fiume. Il paese è Seravezza, affondato nella natura, con il suo Palazzo Mediceo, sito Unesco. Gli uomini sono statue a grandezza naturale, realizzate in resina, secondo metodi tradizionali, dallo scultore Emanuele Giannelli, nato a Roma nel 1962 e versiliese di adozione. Lo scenario che popola l’intero paese, come un teatro, è la mostra, intitolata “La danza degli utopisti”, la prima di scultura della Città di Seravezza (sino al 31 agosto 2017), a cura di Enea Chersicola.

Giannelli, formato all’Accademia di Carrara, cresciuto guardando alla grande scultura del passato e alle nuove sperimentazioni contemporanee, ha dato vita a un suo mondo, dove protagonista è la figura umana.  Strani uomini con corpi michelangioleschi e volti leonardeschi, tatuaggi e strani marchingegni da far pensare a marziani o alieni. Chi sono? Che cosa vogliono dire? Forse che bisogna tornare all’uomo, che è il vero responsabile di ciò che succede nel mondo, dalle guerre alle migrazioni all’oltraggio al paesaggio? “Dobbiamo smetterla di puntare il dito” dice l’artista “il problema è uno solo e sono io”, cioè noi, l’umanità.

Molte le interpretazioni e i suggerimenti ispirati dalle invadenti e spericolate figure che accompagnano il visitatore in ogni angolo di Seravezza. La prima tappa è lo stesso Palazzo Mediceo, dove Haida, due corpi tatuati, maschile e femminile si incontrano, o scontrano, in un gioco di forza e attrazione. Una breve passeggiata e, nel centro storico, ci si imbatte in Stati di allerta, gruppi scultorei, fortemente suggestivi,a08dcf5e7d81733cbb6312d52f5249f4_XL sul tema dello scontro di civiltà e dei timori generati dalle migrazioni.  Esposti per la prima volta sono dieci statue, alcune poste sulla facciata di un edificio di via Campana, altre raccolte in una sala espositiva privata. Poi, poco più avanti, ci sono i Visionari, inquietanti personaggi in giacca e cravatta, pronti a spiccare il volo verso il futuro, in dialogo con le nuove generazioni.

Ma non è finito: nella centrale via Carducci, ci sono sette sculture, rinchiuse in una gabbia, tutte eguali, segnate da un numero, espressione dell’omologazione nella società moderna. Ma i più fascinosi e sbalorditivi sono i Sospesi in che incontriamo sul fiume, dove i torrenti Serra e Vezza danno vita al Versilia. Veri acrobati giocano e volteggiano nell’aria, sopra l’acqua,  alla ricerca di nuove speranze e leggerezze.