#legittimadifesa. Il drammatico caso dei coniugi Solano, ancora senza giustizia

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Driiiinnnn…driiiinnnn… driiiinnnn… “Che ore saranno?… ma oggi è domenica…  Guardo la sveglia, neanche sono le nove! Chi sarà a quest’ora?… nel silenzio della mia casa, quel suono  ha qualcosa di sinistro. Milano, ad agosto, è una città fantasma, tutti sono in vacanza, al mare o in montagna e non riesco a immaginare chi si sia preso la briga di telefonare! Guardo il cellulare con gli occhi ancora assonnati e leggo sul display il numero del cellulare di mio padre. Che strano…mamma e papà non mi telefonano mai così presto!  “Pronto?Papà?”- nessuna risposta,- “Pronto?–  a raccontare la sua storia per la nostra rubrica #legittimadifesa è Rosita, la figlia dei coniugi Solano, i due anziani barbaramente uccisi nella loro villetta a Palagonia, in provincia di Catania.

Chi parla?”- non è la voce di mio padre- “No, chi è lei? Questo è il numero di telefono di mio padre, Vincenzo Solano”– rispondo io – “Siamo la polizia stradale di Mineo”- pausa infinita , il mio pensiero corre subito ai miei genitori, chissà dove se ne sono andati… cosa gli sarà successo?… speriamo non un incidente… “Cosa è successo?”- dico all’agente al telefono –“Questo cellulare, insieme a dell’altra refurtiva,  è stato trovato addosso a un extracomunitario, ospite del Cara di Mineo”- la risposta del poliziotto mi agita ancora di più,comincio a preoccuparmi seriamente: penso a una rapina,possibilmente lo hanno picchiato per derubarlo – “per favore, io abito a Milano, i miei genitori abitano in una villetta isolata, andate a soccorrerli!”- nella mia testa mai e poi mai avrei immaginato quello che in realtà era successo! Il racconto di Rosita Solano e del massacro commesso dall’ivoriano Mamadou Kamara nei confronti dei suoi genitori è uno di quei terribili misfatti in cui le vittime di reati violenti non trovano nella macchina dello Stato il sostegno “perché, di fatto, viene lasciata da sola ad affrontare ogni situazione, con tempi di giustizia troppo lunghi, con poche garanzie di riscossione del danno, dovendo in prima persona sopportare i costi del processo. In questo quadro, già difficile, talvolta si aggiunge la beffa, a causa dell’intervenuta prescrizione del reato o dell’impossibilità di individuare il reo” ( Stefano Toniolo, avvocato –ndr)               

La squadra mobile della Questura di Catania  ha ricostruito i tempi in cuMamadou Kamara, ospite del CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Mineo, ha agito la notte tra sabato e domenica 30 agosto 2015, attraverso le immagini del circuito di video sorveglianza. Dai fotogrammi si nota Kamara che esce dal centro  alle 23:58 alla guida di una bici, con uno zaino monospalla arancione. Alle 2:13  passa lungo via Palermo, davanti casa di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, i genitori di Rosita, alle 2:16  percorre una stradina adiacente che porta solo alla villa della famiglia Solano, alle 5:14 e alle 5:15 è di nuovo in strada, alle 5:22 ha un sacco appeso alla bici, mentre un altro sarà trovato in casa delle vittime e alle 6:20 fa rientro al Cara. A scoprire i corpi dei coniugi Solano sono stati tra l’altro gli stessi poliziotti, recatisi alla villa dopo il ritrovamento di un cellulare appartenente alla coppia in un borsone che il presunto assassino aveva con sé mentre stava rientrando al CARA.

I miei genitori, colti nel sonno,sono stati uccisi barbaramente: Kamara ha sgozzato mio padre con un attrezzo che sicuramente aveva preso tra i tanti, nell’officina, poi lo ha colpito con uno sgabello di legno fracassandogli la testa; mia madre, ha lottato in tutti i modi, ma è stata massacrata, violentata e  gettata in fin di vita dal balcone” il racconto di Rosita Solano fa rabbrividire per l’atrocità e la crudeltà con cui l’immigrato si è accanito sui due anziani. E quale fosse la vita dell’immigrato, i coniugi Solano lo sapevano bene perché avevano trascorso buona parte della loro esistenza in Germania, lavorando duramente per permettere alla famiglia di tirare avanti e, una volta aver cresciuto i figli, per potersi assicurare una vecchiaia tranquilla nel loro paese d’origine, Palagonia.

Un delitto efferato nel compimento del quale l’ivoriano non ha mostrato la benché minima pietà. Probabilmente neanche la più feroce delle belve sarebbe stata capace di fare altrettanto: l’assassino è rimasto in quell’appartamento per più di tre ore, distruggendo, rovistando e prendendo cellulari, fotocamera, pc portatile, pen drive, una bottiglia di liquore e  alla fine si è fatto la doccia e ha indossato i vestiti di mio padre”- il dolore e la rabbia di Rosita non si sono mai placati-“Ringrazio la soldatessa che quella mattina decise di bloccare quell’extracomunitario all’ingresso principale del CARA di Mineo, che l’aveva insospettita. Come persona credente non mi stancherò mia di dire che qualcuno, Dio e la Madonna,  l’ha illuminata dall’alto; il mio grido di disperazione ha fatto il giro del mondo, ho chiamato in causa tutti dal Presidente Mattarella, al Premier Renzi, al ministro Alfano e sono ancora qui ad attendere una loro risposta. Mi sento abbandonata dallo Stato, mi sono dovuta rimboccare le maniche per andare avanti, nessun aiuto, supporto psicologico o altro!”-. Secondo il legale di Rosita e Manuela Solano, le figlie delle vittime, il ministero dell’Interno ha “culpa in vigilando“: era responsabile dell’imputato che si è allontanato nelle ore notturne dal Cara, cosa che è vietato fare e la mattina dopo è rientrato dopo avere trucidato la coppia. Il processo è tutt’ora in corso presso la Corte d’Assise di Catania e la prossima udienza è prevista per il 12 ottobre .

La rubrica di OFF #legittimadifesa  è  un’iniziativa in collaborazione con UNAVI Unione Nazionale Vittime
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