Un uomo nuovo, in viaggio verso se stesso

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Renato Fucci 3La musica diventa racconto con “Primidimaggio”, album d’esordio del compositore e pianista campano Renato Fucci. «Narro un percorso legato al mio vissuto e alle mie emozioni. In questo viaggio affronto immagini simboliche, ognuna delle quali rappresenta una guida, un incontro, un legame o un trauma della mia vita». Protagonista di questo concept album strumentale un “uomo strano” che si allontana dai suoi luoghi per intraprendere un cammino di scoperta e rigenerazione. Tutto nasce da un’esperienza fisica, emotiva e spirituale in Irpinia, in particolare alle Sorgenti del fiume Calore, e il video di “Stralunà”, uno dei pezzi più rappresentativi dell’opera, sprigiona proprio quel clima di scoperta e introspezione. Tra visioni, leggende e panorami del suo territorio, Fucci dà forma ad una storia che affida al pianoforte, che musicalmente trae ispirazione dai classici come Debussy ma anche dai contemporanei come Einaudi. «Sogno che questa musica diventi la colonna sonora per qualche regista, la vedrei bene per un film come “Il favoloso mondo di Amélie” di Jean-Pierre Jeunet» confida il pianista, diplomatosi al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. «Mi sono appassionato alla musica piuttosto tardi, intorno ai dieci anni» diceRenato Fucci 2 Fucci a proposito del suo percorso. «Mi sono formato con Bach, ma ho diretto a lungo i cori in chiesa e perciò sono scresciuto col mondo della polifonia. Ho ascoltato anche i compositori dell’Ottocento, le canzoni degli anni Ottanta e mi affascina il jazz». Quanto agli ostacoli che oggi deve superare chi intende vivere di musica nella nostra penisola, Fucci ammette: «Le difficoltà sono notevoli. Le major che una volta costruivano il musicista non ci sono più.  Se prima c’era qualcuno pronto ad investire per te, oggi bisogna autofinanziarsi, crearsi un progetto da soli. Inoltre, occorre riuscire ad imporsi su un mercato la cui offerta è quantitativamente massiccia perché ora la musica si produce in casa, con pochissime attrezzature. Ma fortunatamente questo non basta: la fantasia non ce la regala nessuno, così come lo studio e la tecnica».