Come si compone un brano? Ecco come immaginare la musica

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musica asdCosa passa nella mente di un compositore nel momento in cui compone? Quali sono i percorsi che portano da un’idea impalpabile a una realtà sensibile quale un suono? Come si giunge a rendere in musica ciò che nidifica nella mente del compositore?

È a queste domande che risponde l’ultima fatica di Giancarlo Schiaffini, trombonista ed eclettico compositore in bilico tra musica colta e jazz con una laurea in Fisica e che vanta studi e collaborazioni con compositori quali Nono, Cage, Stockhausen, Ligeti, Evangelisti, Scelsi. Il titolo della ricerca di Schiaffini sfociata in un libro è – non a caso – azzeccatissimo: Immaginare la musica (edizioni Auditorium, pagg. 165, euro 18).
Chiaro sin da subito è che, come anticipa Schiaffini, “il percorso logico (e illogico) nella mente del creatore nell’atto di comporre musica è tutt’altro che lineare”. Innanzitutto serve l’immaginazione che è ben lungi, però, da quel topos romantico di raggio che “illumina la mente e stimola la creazione assoluta”. No, Schiaffini sottolinea come “l’immaginazione musicale, in buona parte, proviene dall’esterno, dalla nostra storia fatta di ascolti. […] Ogni processo speculativo e creativo si fonda sull’uso più o meno cosciente della memoria”.
A questo punto, il compositore ben formato, ha tutti gli strumenti per plasmare il flusso di idee che gli si presenta: “Il lavoro di composizione è, in fondo, funzione del tempo”, scrive l’autore, “si sa da dove siamo partiti, si è consapevoli di quello che stiamo elaborando e si cerca di prevedere, con qualche incertezza, dove arriveremo”. Una salsa padronanza grammaticale saprà ben condurre le idee musicali concepite. Estrema esasperazione dell’atto compositivo è, invece, l’improvvisazione. In questa disciplina, popolare nel jazz ma propria anche della classica, “tutto il percorso elaborativo viene compreso nell’istante stesso in cui si esegue”.
Schiaffini procede, poi, nell’analizzare diverse forme di composizione: la trascrizione, il rapporto con altre tradizioni culturali, con altri suoni (come i rumori, ad esempio, con cui si cimentarono i futuristi, o i canti degli uccelli ai quali si dedicò incessantemente Olivier Messiaen), con il silenzio (che secondo John Cage non esiste e a tal riprova scrisse 4’33”), con parole o con la danza.
Un libro originale che si rivolge non tanto ai professionisti della composizione, i quali troveranno in ogni caso piacevoli e preziose riflessioni, ma anche ai non addetti ai lavori che, curiosi, si chiedono come faccia un compositore a comporre. Ordine e regole, da un lato, caos e immaginazione, dall’altro; perché, come diceva Pierre Boulez, “occorrono disciplina e rigore nei fondamenti, e anarchia per combattere rigore e disciplina. Da questa lotta nasce la poesia”.