Ironia e genialità: un bel sorriso per Happy Mary

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18300894_155399691663357_3076219926975801981_nUn’idea geniale, una campagna di crowdfunding, un premio che fa spuntare il sorriso, anche a colei che nell’immaginario collettivo è sempre dolente. Si tratta di Happy Mary, spettacolo teatrale pensato, scritto e portato in scena dalla compagnia QL3 composta dalla regista Roberta Lena, dall’autrice Lorenza Pieri e dall’attrice Laura Magni.

“Spronata da Laura (Magni ndr) a partecipare al festival I teatri del sacro, mi è venuta un’ispirazione assistendo a una processione siciliana che celebrava l’incontro tra la Madonna e Gesù risorto. Mi è sembrato subito un momento di enorme intensità, così ho iniziato a riflettere sull’immagine di Maria rappresentata sempre come mater dolorosa, triste se non addirittura piangente, quando, in realtà, esprime anche tanta gioia” afferma Lorenza Pieri raccontando come un rito popolare molto antico, radicato nel periodo pasquale tra Calabria (L’Affruntata), Sicilia (U’Ncontru) e Sardegna (S’incontru), l’abbia spinta a studiare la figura di Maria e constatare che, forse, la volontà maschilista della Chiesa ha tramandato una sua immagine molto più addolorata e dimessa di quanto fosse realmente.

Così l’inedito trio artistico, con sarcasmo e sensibile leggerezza, ha dato vita a un’immagine gioiosa e umanizzata dell’Immacolata, che fa emergere tutto ciò che non traspare nel racconto cattolico popolare.

“Abbiamo elaborato la drammaturgia tutte insieme, una cattolica, un’atea e una buddista, ed è venuta fuori una narrazione laica frutto di un sincretismo religioso che dona una visione astratta, poco fedele alla versione canonica ma rispettosa del credo” aggiunge l’autrice spiegando come lo spettacolo, superando molte convenzioni, sia stata premiato nell’ambito del Festival I Teatri del Sacro che pur definendosi «intersezione fra il teatro, la ricerca religiosa e la tensione spirituale» nelle ultime edizioni si è  aperto al confronto.

Happy Mary è dunque un monologo irriverente ma mai dissacrante, ironico ma commovente, che dona agli spettatori una cover della Madonna, presentata in una versione arricchita di forza, coraggio e felicità.

Sul palcoscenico soltanto una tenda mossa da quattro ventilatori, al centro Laura Magni che, con tutta la sua ecletticità, interpreta Chiara, una giovane che, suo malgradofoto silvia varrani 2, deve recitare la parte della statua di Maria in una processione di paese a cui non voleva partecipare.

Chiara è un’attrice che si è allontanata dalla Chiesa ma prende seriamente questo ruolo intraprendendo un percorso personale di studio che la porta ad approfondire secoli di storia mariana. Principalmente grazie al dialogo con la nonna che rappresenta la visione dogmatica, ma anche mediante confronti illuminanti con testimoni evangelici. Ben sette i personaggi che Magni, con magistrali doti trasformiste, fa intersecare sul suo corpo e nelle sue corde vocali in cinquanta minuti di monologo: dalla cugina Elisabetta con accento pugliese alla Maddalena sicula e all’assistente romagnolo di Giuseppe che racconta lo strazio provato dal falegname nel difendere Maria, sino alla chiamata inaspettata di una Madonna dall’accento mediorientale che implora l’attrice di rappresentarla più felice. Emozionante è poi l’interpretazione di un centurione romano che fa vibrare l’anima degli astanti col racconto in romanesco del sentimento provato nell’incrociare lo sguardo della Madre che, sotto la croce, assisteva alla morte del proprio figlio e accennava un sorriso, insegnando così il perdono cristiano.

“È un dolore talmente innaturale che non esiste una parola per designare un genitore sopravvissuto al proprio figlio” afferma in un dialogo interiore l’attrice che, in un crescendo di patimento e comicità, incertezza e commozione, attualizza tale strazio soffermandosi su madri contemporanee come quelle di Cucchi, Regeni e Aldrovandi, che hanno perso i figli torturati senza una ragione diversa dalla barbarie. Per poi riuscirsi a identificare con la figura rivisitata dell’Immacolata che abbraccia il Figlio risorto, sfilando con un abito ricco di intarsi dorati su una sedia-baldacchino, durante la processione pasquale che foto di silvia varranisuggella lo spettacolo teatrale.

“Siamo riuscite a realizzare Happy Mary anche grazie a una campagna di crowdfunding, attivata per raccogliere fondi in sostegno delle spese di produzione, che si è conclusa da pochi giorni con risultati imprevedibili. Dopo l’anteprima all’ex Chiesa di Sant’Andrea ad Ascoli Pisceno e una prima tappa, il 6 luglio, nel Chiostro interno di San Niccolò presso l’Università di Siena, speriamo di poter raccontare a più spettatori possibili la nostra rivisitazione della storia dell’icona femminile più importante della cultura occidentale. Mettendo da parte immagini di morte e struggimento ma affidandoci al registro del teatro comico di narrazione” conclude Lorenza Pieri annunciando due date già certe: il 4 agosto nel bergamasco, presso il Santuario di San Donato a Osio Sotto, e il 5 agosto nella vicina Nembro, al Santuario dello Zuccarello. Per riscoprire la spiritualità nella contentezza di un’Happy Mary che fa sorridere e riflettere.

Photo credit Silvia Varrani