Emanuele Severino: lo Stato mondiale è il dominio della tecnica

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L’analisi dell’attualità non dev’essere appannaggio di opinionisti e politici. Se non esiste futuro senza passato, e presente senza pensiero, è bene chiedere al filosofo per capire a che punto della storia ci troviamo: rendiamogli il ruolo che ricopriva nell’antica Grecia. Perciò OFF ha posto qualche domanda non teoretica a Emanuele Severino, stella di prima grandezza del pensiero italiano. Ne risulta un’analisi mai scontata, colta eppure fruibile, un viatico per capire come stanno le cose e dove stiamo andando. Severino, come di consueto disponibile e comprensivo, risponde al telefono con voce pacata e autorevole.

Professore, è giusto affermare che, a livello filosofico, è più semplice, per gli europei e gli americani, figli del retaggio greco e cristiano, dialogare con l’estremo oriente anziché con i propri vicini di casa islamici?

 

Discutere “a livello filosofico” significa portarsi al livello fondamentale. La filosofia rimane alla base (o addirittura la base) della storia dell’occidente. La scienza nasce dalla filosofia, e in genere i figli non possono prescindere da ciò che i loro genitori sono. Si trascura spesso che la cultura islamica – e soprattutto a livello filosofico – appartiene all’occidente (che include europei, americani, russi). Tommaso d’Aquino, che in modo grandioso intende mostrare nel mondo latino che il cristianesimo non contrasta il sapere filosofico, e cioè la filosofia dei grandi maestri greci, è preceduto dal filosofo arabo Avicenna, che mostra come il Corano sia conciliabile con tale filosofia. La matrice di cristianesimo e islam è unica – e cioè non consiste soltanto nel comune riferimento alla Bibbia.

emanuele-severino-1Le origini della sapienza religiosa dell’oriente sono invece diverse da quelle dell’occidente; e propriamente si può parlare di una filosofia dell’oriente solo per l’influsso della filosofia greca sulle sapienze orientali. D’altra parte il mondo islamico non ha compiuto il percorso filosofico che, dopo il medioevo, caratterizza l’Europa e si è prodotta una situazione per cui la filosofia (ma non solo la filosofia) europea ha potuto trovarsi più in sintonia con l’oriente che con l’islam. Ci si trova comunque nell’epoca in cui le categorie di fondo dell’occidente, soprattutto attraverso la tecnica, vanno imponendosi in tutto il Pianeta. Nonostante l’attrito attuale col mondo occidentale, anche l’islam è quindi destinato a esser coinvolto in questo processo.

Una domanda di economia: il Regno Unito è uscito dall’EU e altri paesi rischiano di seguirne l’esempio. Del resto, oggi l’Europa unita sembra un gigante senz’anima, incapace di prendere decisioni condivise. Che opinione ha di questo esperimento politico duramente criticato dai “populisti” e dalla gente comune? 

 Da quasi trent’anni vado indicando gli ostacoli che rendono estremamente problematica l’unificazione politica dell’Europa (cfr. E.S., La tendenza fondamentale del nostro tempo, Adelphi, 1988, V). Il potenziale economico dell’Europa è stato ‘conteso’ da USA e URSS – e lo è tuttora, dopo che la Russia è subentrata all’Unione Sovietica nel ruolo di superpotenza in grado di equilibrare il peso degli Stati Uniti nel mondo. Dopo la seconda guerra mondiale l’Europa si è trovata infatti nella sfera di influenza statunitense, ma l’Unione Sovietica non avrebbe mai accettato che per di più l’Europa diventasse una potenza politico-militare, che avrebbe rotto l’equilibrio instauratosi tra le due superpotenze. Ma non lo avrebbero accettano nemmeno gli Stati Uniti, i cui interessi richiedono, per l’Europa, un potenziale medio che consenta loro di tenerla sotto tutela. In genere vengono evidenziati gli aspetti negativi della debolezza dell’Europa (per esempio il forfait dell’Inghilterra), e tuttavia tali aspetti sono i segnali di un gigantesco processo  dove le spinte verso l’unificazione planetaria in un unico Stato mondiale sono più forti delle spinte verso la creazione di “grandi spazi” (e a maggior ragione verso il mantenimento di quelli medio-piccoli) come quello che verrebbe appunto a costituirsi con il consolidarsi di una grande Europa economico-politico-militare. Quelle spinte più forti sono date dal processo della globalizzazione, che ancora ci si ostina a considerare come un fenomeno primariamente economico, ma che è innanzitutto l’effetto della progressiva dominazione della tecnica nella vita dell’uomo.

  Lei è il pensatore critico per eccellenza del trionfo della tecnica nella società moderna. La tecnica unisce il mondo intero sotto l’egida del suo predominio, ma avvicina tra loro realtà agli antipodi. Come giudica questo processo, che è in fondo il miglior strumento della globalizzazione?

hqdefaultLa tecnica, come lei dice, “avvicina realtà agli antipodi”. Il modo più radicale di stare “agli antipodi” è la guerra. Avvicinando realtà agli antipodi, la tecnica tende quindi a eliminare la guerra così come oggi noi la conosciamo (senza che ciò significhi l’eliminazione di ogni tipo di conflittualità). Quando ci si propone di “giudicare” la dominazione della tecnica, si sottintende un senso della realtà storica che invece è tutt’altro che fuori discussione (anche se il tempo presente è quello in cui tale senso è destinato a prender la parola). Mi riferisco al “giudicare” che vorrebbe cambiare il mondo. Ma siamo proprio sicuri che questa pretesa non sia simile a quella di chi, trovandosi in mezzo a un fiume, non voglia tener conto, nei suoi movimenti, della direzione della corrente? Siamo sicuri che il dominio della tecnica non sia una destinazione che non dipende dalla volontà? Ma poi: che ne sa la “nostra” cultura del senso autentico del destino?

L’Italia attraversa una profonda crisi economica ed istituzionale, secondo lei quale sarà il futuro del nostro paese? Resteremo in Europa? In breve, che cosa resterà di noi?

Si continua a dire che la Germania è alla guida dell’Europa. Ma va sempre più prendendo piede il processo in cui la Germania guida l’Europa non in quanto Germania, ma in quanto dimensione che più rende possibile in Europa la promozione del potenziamento della tecnica. Per prevalere sugli altri Stati europei la Germania riesce, ‘più e in miglior modo’ di quanto essi sappiano fare, a potenziare il proprio apparato tecno-scientifico. Ma potenziarlo ‘più e in miglior modo’ significa avvicinarsi sempre di più al tempo in cui lo scopo della Germania non sarà il potenziamento di se stessa, ma il potenziamento della tecnica: indipendentemente da quello che tedeschi ed europei potranno credere, a prevalere in Europa non sarà la Germania, ma la tecnica. Gli Italiani potranno credere nel predominio della Germania, ma propriamente l’Italia e gli altri Paesi europei diventeranno, come la Germania, mezzi funzionali al potenziamento della tecnica europea. Ma a questo punto va tenuto presente quanto dicevo a proposito della minor forza del processo che punta all’unificazione europea rispetto al processo che invece spinge verso l’unificazione del Pianeta e che è essenzialmente globalizzazione tecno-scientifica. Intendo dire che, a sua volta, l’apparato tecnico dell’Europa è destinato a dover rinunciare al proprio carattere europeo di fronte al farsi innanzi della volontà planetaria di assumere come scopo non la potenza dei grandi spazi non europei (Stati Uniti, Russia, Cina), ma il potenziamento della tecnica che quegli spazi saranno riusciti a realizzare. E come in Europa non sarà la Germania a prevalere, ma la tecnica europea, così sulla Terra a prevalere non saranno quei grandi spazi non europei, ma l’apparato tecno-scientifico planetario. Queste mie risposte sono soltanto cenni, ma, sia pure da molto lontano, indicano il problema decisivo del nostro tempo.