Le chiavi del mondo per aprire tutte le porte dell’amore

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lamacchiaC’è chi scopre da bambino le proprie passioni e attitudini, capendo qual è la strada giusta da percorrere. E, con gli anni, prosegue in quella direzione già tracciata, fino a raggiungere la meta. E’ quanto ha fatto il barese Leonardo Lamacchia, che dal coro della parrocchia del suo paese è arrivato a Sanremo. «Senza la musica non sarei ciò che sono oggi» dice il cantautore ventitreenne. «Avevo tra i sette e gli otto anni quando chiesi ai miei di iscrivermi al coro della parrocchia. Ogni domenica vedevo quei bambini cantare, volevo farlo anch’io. Da allora non mi sono più fermato, ho iniziato a suonare il piano, a scrivere». I primi ascolti sono quelli di Frank Sinatra e Michael Bublé: «Nasco dal mondo dei crooner, ma nell’adolescenza mi sono avvicinato alla musica cantautorale di Pino Daniele, Sergio Cammariere, Fabrizio De Andrè, fino a Cristina Donà, Brunori Sas ed Ermal Meta». Con quest’ultimo Leonardo ha anche collaborato, aprendo diversi suoi concerti.  Ma l’esperienza più forte, dopo quella al teatro Petruzzelli di Bari, l’ha vissuta sul palco dell’Ariston: «Sanremo è stato un percorso iniziato lo scorso luglio, che ha visto molte fasi; ogni step superato era una vittoria. Sono soddisfatto della posizione raggiunta (è arrivato quarto tra le Nuove Proposte, ndr) perché avere l’opportunità di cantare due volte su quel palco è una cosa non comune. Per me rappresentava la possibilità di confrontarmi con veri artisti, mi ha permesso di crescere in una settimana, come se fossi stato in una scuola». “Ciò che resta”, scritto insieme a Mauro Lusini (“C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones“) e GianniLa chiave del mio mondo Pollex (“Straordinario“) è il brano con cui ha gareggiato e che dà il titolo al suo primo album, che il cantautore definisce «come un libro, perché ogni canzone è propedeutica all’ascolto dell’altra». Al centro del racconto l’amore in tutte le sue forme, da quello di una relazione finita, come nel pezzo sanremese, all’amore per se stessi, come in “Le chiavi del mio mondo”, il singolo in questi giorni nelle radio. «Parla di quella sensazione che noi giovani riscontriamo quando proviamo a rapportarci nella società odierna, che a volte ci limita e non ci consente di far vedere davvero chi siamo» spiega. Musiche e testi sono di Pollex: «Il mio incontro con lui è stato fondamentale, da tre anni siamo insieme giorno e notte, mi ha formato e fatto capire molte cose di me stesso e della musica». Oggi Leonardo sa che la musica è il linguaggio attraverso cui narrare il suo vissuto, filtrare i sentimenti, affrontare le fragilità: «Con i miei brani voglio raccontarmi nel modo più vero possibile». E sa anche qual è il prossimo obiettivo: «Sogno di ricalcare il palco dell’Ariston. Partecipare di nuovo sarebbe una rivincita, ho voglia di prendermi ciò che è mio e farò di tutto per riuscirci».