“Se parliamo di pelle parliamo di cultura a 360 gradi”

0
75

3 (2) (1)Un settore “vivo e soprattutto vitale”, del quale “la moda e il lusso, la calzatura e la pelletteria, i produttori di imbottiti e interni auto, non possono fare a meno”. Un settore che, grazie al suo dinamismo, è leader globale. Queste le principali caratteristiche della conceria italiana, secondo Gianni Russo, presidente UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria).

Da dove nascono i primati internazionali del settore conciario italiano?

Noi lavoriamo e innoviamo costantemente per soddisfare la richiesta di eleganza ed esclusività in un contesto di totale sostenibilità, superandoci ogni giorno. La pelle italiana è un esempio di “biodiversità: siamo 1.200 aziende, ci distinguiamo per una marcata eterogeneità”.

Se parliamo di conceria italiana si può parlare di cultura?

Vede, la pelle italiana è innovazione, non solo del prodotto, ma anche in ottica 4.0, perché “molte concerie hanno già avviato numerosi investimenti, rivolti all’interconnessione dei processi produttivi”. È cultura, in senso lato, perché crea valore sul territorio e conferma l’importanza del modello dei distretti industriali, essendo radicata in Veneto (in provincia di Vicenza), in Toscana (nella zona di Santa Croce sull’Arno e Ponte a Egola), in Campania (nella zona di Solofra, con alcune importanti presenze anche nei dintorni di Napoli) e in Lombardia (nei pressi di Magenta

Ma la pelle è un prodotto ecologico?

Pensate se noi non esistessimo, se venisse meno la nostra funzione istituzionale e storica di utilizzatori di un “residuo”, cioè di ecologisti ante litteram. Siamo sempre sotto attacco e guardati con diffidenza e ci imbattiamo sul mercato al lancio di prodotti che sfiorerebbero il ridicolo, se solo ci si soffermasse sul loro reale contenuto. Oltre a “ecopelle”, leggiamo anche di ecocamoscio, ecocavallino, alter nappa, wineleather e via di questo passo, che per promuoversi hanno sempre bisogno di accostarsi alla pelle, diciamo pure che la sfruttano. Procediamo per vie legali contro questi abusi.

E i vostri marchi?
I marchi “vero cuoio” e “vera pelle” li tuteliamo in collaborazione con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane, con cui da 10 anni è in essere un accordo di sorveglianza doganale. “Educare” e “sensibilizzare” restano le armi più efficaci. Ma ci aspettiamo anche risposte normative. A livello europeo, stiamo chiedendo con forza un regolamento per l’etichettatura dei manufatti in pelle.