L’elettropop di Graziani per omaggiare gli anni ‘80

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2) foto di Fabrizio Fenucci_ scatto di Filippo GrazianiNel bel mezzo dell’era digitale Filippo Graziani ci riporta negli anni Ottanta con «Sala Giochi», album con cui il cantautore riminese recupera i suoni e le immagini della sua infanzia per un omaggio nostalgico ad un’epoca che non c’è più. «Mi piaceva l’idea di un concept sul periodo che mi ha influenzato. Con il titolo ho voluto dare ai brani un contenitore, un luogo fisico che fosse legato a quegli anni, oggi ormai obsoleto» racconta. Undici le tracce, in cui convivono scrittura cantautorale ed elettropop, e che rispettano l’anima del disco con l’uso di veri sintetizzatori del decennio celebrato. Con il suo sapore retrò il progetto non fa che confermare il talento di Filippo, mettendone in risalto le capacità di coniugare il pop con la nuova musica d’autore, la ricerca sonora con il gusto musicale per il passato. Ad essere cantato è l’amore, in tutte le sue forme: «In tempi come questi di psicosi collettiva e di crisi di valori, in cui è difficile trovare un posto per se stessi nella società, la coppia e l’amore sono il nucleo e la panacea. Si può trovare rifugio nei rapporti umani, nell’amore per il partner e gli amici, ma anche in quello per il proprio lavoro». La curiosità dell’album, pensato e scritto sulle colline romagnole e realizzato in studio con l’arrangiatore Simone Papi, è che nel booklet troviamo un ritratto del cantautore immerso nel mondo arcade disegnato dalla prestigiosa matita di Tanino Liberatore, soprannominato da Frank Zappa il “Michelangelo del fumetto”.

Trentasei anni, figlio d’arte, Graziani con questo lavoro ciTanino Liberatore_ritratto inedito di Filippo Graziani consegna la sua seconda prova d’autore, arrivata a tre anni dal debutto sanremese e da «Le cose belle», Targa Tenco come Miglior opera prima («Una grande soddisfazione, una pacca sulla spalla che mi ha dato lo stimolo giusto per continuare»). La musica c’è sempre stata a casa sua e nella sua vita. I primi passi li ha mossi tra l’America rock dei primi anni 2000, dove ha vissuto per qualche anno. «Non c’è un momento in cui ho capito che sarebbe stata questa la mia strada perché non ho mai avuto alcun dubbio. Mio padre Ivan mi ha sempre lasciato libero di scegliere, non mi hai mai obbligato a prendere lezioni di pianoforte; proprio il concedermi questa libertà, forse, è stata la sua mossa migliore per portarmi a fare questo mestiere». Ascoltatore onnivoro («Sento tutto, dall’hip hop al folk, prendo ispirazione da tutto ciò che mi comunica qualcosa»), dice che per lui la musica è come un tetris: «Quando compongo lo faccio un po’ come se fosse un videogame, metto un mattoncino sopra l’altro finché la canzone non è finita». Lo potremo ascoltare dal vivo quest’estate in giro per l’Italia per continuare d’inverno nei club.