Giuseppina Torregrossa: le donne respirano col cuore

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giuseppina_torregrossa“U mari mi ittò, Palermu m’arriparò… talìa che bella… stà città è tutta porte e sunnu tutte aperte… gira, vota e firrìa arrivò all’Albergheria, quartieri vuciazzaru, chinu chinu di genti… me l’avevano detto  che Palermo accoglie tutti!”( tratto dal booktrailer di Cortile Nostalgia – ndr)

Avere tra le mani un suo libro è come avere un pezzettino di Sicilia: ne senti l’aria salmastra mista al profumo della terra arsa dal sole, quel sole che incide i profili dei monti con la luce rossa del tramonto. Il feel rouge dei suoi racconti è  la  passione: la scrittura di Giuseppina Torregrossa è  intensa e appassionata come lo sono le storie che narra. Un universo di sentimenti, tradizione, sensualità e femminilità che avvince i  numerosissimi lettori. Amatissima in tutta Italia, la scrittrice siciliana proprio in questi giorni è in giro per l’Italia con il suo ultimo libro Cortile Nostalgia: un luogo magico fa da sfondo alla storia del carabiniere Mario Mancuso che, insieme alla moglie e alla figlia, vive all’Albergheria, quartiere popolare del capoluogo siciliano.

 In Giuseppina Torregrossa l’elemento della condivisione è sempre molto forte,  da questa concezione scaturisce un sentimento nel quale la speranza si mescola alla malinconia, e in questo ultimo libro è forte il sentimento della nostalgia che viene condiviso dai diversi protagonisti del racconto. Il romanzo racconta della molteplicità di colori e profumi di Palermo, capitale della Cultura 2018 ma, soprattutto capitale dell’accoglienza, in un rapporto dialettico in cui trapela la nostalgia e dove c’è sempre qualcuno pronto ad accoglierti e a curarti: – “attraverso la conflittualità di questa famiglia racconto una città che riesce ad ammortizzare e assorbire qualunque forma di intolleranza e integrare il diverso. Con la parola diverso non è inteso solo l’immigrato, spesso lo sono anche i nostri uomini che ragionano in maniera completamente diversa da noi” –.

Giuseppina Torregrossa  è nata a Palermo,medico ginecologo, ha tre figli, ed ha esordito nel 2007 con L’assaggiatrice, cui sono seguiti, tra gli altri, Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), Panza e prisenza (2013), La miscela segreta di casa Olivares (2014) e Il figlio maschio (2015) e quando non è in giro a presentare i suoi libri divide la sua vita tra Roma e Palermo :-“Si accorciano sempre più i periodi di lontananza dalla mia terra, ogni volta che sono fuori non vedo l’ora di ritornare;  trovo che Palermo sia una città veramente piena di energia, ricca di fermenti, trovo che gli stessi palermitani abbiano una gran voglia di fare … si vede che hanno pian piano sedimentato tutto il lavoro di rinascita  fatto in questi anni!” -.

Le sue donne sono forti, femminili, cariche di quella sensualità tutta siciliana, come la terra stessa alla quale appartengono: – “la Sicilia è sicuramente una terra difficile ma, paradossalmente, oggi, che tutto il mondo è diventato difficile, questa terra ha dimostrato di avere un’anima e un’umanità interessante. E in questo abbraccio della Sicilia, delle donne siciliane, ritrovo quel senso materno che l’isola trasmette, quasi come un grande utero. Nella resilienza delle donne siciliane ritrovi l’energia intrinseca di questa terra” -. Questa attitudine a raccontare il mondo femminile è stata sicuramente influenzata dalla sua professione di ginecologa: – “Noi donne abbiamo un corpo che cambia continuamente, ciclico, non soltanto durante l’adolescenza ma in tutte le fasi della nostra vita, non cambia soltanto ogni mese ma cambia con la gravidanza, cambia con la menopausa: le variazioni fisiche influenzano il nostro quotidiano, per questo per una donna è così difficile scindersi dal suo corpo” -. Un profilo trasversale di un universo interessante e variegato come lei stessa lo definisce:-“mi piace mettere in evidenza la capacità tutta femminile di fare rete, la capacità straordinaria di resistere alle avversità macortile soprattutto quella forza naturale di generare, di dare la vita! Nel 2013 mi recai a Lampedusa per conto di un giornale per scrivere un pezzo su quello che fu uno dei più tragici naufragi ( 3 ottobre 2013 –ndr):  vissi un’esperienza drammatica che non mi fece dormire per alcuni mesi, rivedevo la scena di una donna, recuperata in mare, che mentre annegava dava alla luce il suo bambino. Questa è la vera essenza della donna, ciò che la rende unica, il centro del mondo!”.

Quando Giuseppina non scrive legge Elizabeth Strout, l’autrice di Olive Kitteridge, ed entrambe regalano ai lettori ritratti indimenticabili di donne, con la stessa finezza e sensibilità: i rapporti sono costantemente in divenire e sopravvivono  col perdono delle debolezze umane.

E l’amore per i piatti della cucina siciliana è una delle debolezze umane che nei romanzi della nostra scrittrice è ampiamente descritto: -“Amo cucinare, non per routine, perché la quotidianità trasforma tutto in noia, ma cucinare o, preparare semplicemente una tazza di caffè, è un gesto d’amore, una dimostrazione di affetto!”-.