Angelo Mereu. La vita che pulsa in città, iconografia del nostro tempo

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IMG_3890Non si sa bene che definizione dare ad Angelo Mereu. E non si sa neanche per quale ragione bisognerebbe per forza inquadrarlo in una casella. Lui è tante cose, è un’istituzione nella storia iconografica di Milano, è fotografo della gente, della strada, del tessuto urbano e mette la sua creatività visiva anche in altri campi artistici. Il suo negozio di gioielliere artigiano è incastonato nel cuore della città meneghina, poco distante dalla storica sede del Corriere della Sera. All’attività commerciale di via Solferino contribuisce tutta la sua famiglia, la vena fotografica è invece una passione individuale che lo consuma e lo muove da sempre. 

L’ultima mostra che ne racconta l’estro è esposta presso Istituto Italiano di Fotografia di via Caviglia 3 a Milano. Curata dal critoco Roberto Mutti, fa parte del circuito di Photofestival e si intitola “Oltre l’immagine”: raccoglie una cronistoria dei suoi scatti realizzati con il cellulare. 

Emigrato più di cinquant’anni fa dalla Sardegna, con le sue foto ha raccontato intere epoche milanesi, gli angoli nascosti e le piazze innevate, i clochard, i ghisa, i volti della gente, i vicoli. Lo ipnotizzano cose che noi neanche vediamo passando frettolosi.  Iniziò a scattare le sue prime immagini digitali con un cellulare Nokia 7650 all’inizio del 2000, fu uno dei primi a sperimentare un mezzo che i professionisti, analogici e non, snobbavano. La prima personale a tema fu da Giovenzana nel 2002, poi ne seguirono altre. “AI tempi la tecnologia digitale era ancora da sviluppare – ricorda Mereu – scaricavo le foto sul computer usando l’infrarosso. E i file erano di 35k, dei francobolli. Per ovviare la bassa definizione iniziai a stampare le immagini con molte difficoltà su carta riciclata o carta pregiata da disegno, le stampe sembravano acquerelli. Per questa mostra mi hanno dato da testare un nuovo dispositivo Asus, ha la definizione di una macchina fotografia. Il progresso corre veloce”

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Pellicola o cellulare, sono solo mezzi, no?

“Certo – prosegue – a me è sempre piaciuto sperimentare. Ogni cosa che mi attira o mi piace cerco di impararla. Non capisco quelli nativi analogici che rifiutano il digitale. Tutto serve per ottenere quel che si vuole dire, che importa come si fa? Uno smartphone ha il vantaggio di essere sempre con te e inoltre lo nascondi e se scatti nessuno ti vede. Ti consente una istantaneità senza pari: ti trovi davanti a qualcosa, puoi fotografarla e tre secondi dopo l’immagine è arrivata all’altro capo del mondo con un messaggio. Bisogna aggiornarsi, adeguarsi ai tempi, viverli e sperimentare sempre”

Quando parte ha sempre con sé la sua Leica analogica, però. La pellicola a infrarosso e il bianco e nero sono i linguaggi per i quali è più noto.

“Le dico un’altra cosa fondamentale:  perché non si perda, un’immagine va stampata, altrimenti te la dimentichi in una cartella sul computer e i dati possono anche andare persi. Io stampo sempre tutto. E’ vero che questo mestiere oggi è cambiato dal punto di vista tecnologico, ma resta e resterà sempre gusto e pensiero, prima di tutto. E’ qualcosa che ti fa fermare e attraverso lo scatto ristabilisci la memoria e la mente. E’ come per un profumo, arriva e ti riporta indietro, nel tempo esatto dove l’hai sentito la prima volta”

La mostra di Angelo Mereu è visibile fino al 20 giugno. Informazioni allo 02.58105598.