+18, l’esame di maturità artistica di Celeste Caramanna

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2. Celeste_foto di Piero Perfetto_b«Il mio piccolo tesoro». E’ così che Celeste, all’anagrafe Celeste Caramanna, definisce “+18”, il suo album d’esordio. «Sono soddisfatta di questo disco, che considero un punto di partenza, l’importante inizio di un percorso che non finirà mai perché in questo lavoro non c’è un punto d’arrivo». Parole, queste della cantante siciliana, che ci fanno quasi stentare a credere che abbia solo vent’anni. E invece neppure la partecipazione quand’era appena una tredicenne ad un programma seguitissimo come “Io canto” («Un’esperienza che mi è servita tantissimo») ed i duetti con Claudio Baglioni e Toto Cutugno le hanno fatto montare la testa. «Adesso voglio intraprendere questa strada alla vecchia maniera, senza passare per i talent, ma lavorando piano piano per crescere» dice. Nata a Canicattì, scopre la musica da piccolissima: «Avevo un registratore giocattolo con tanto di microfono grazie a cui cantavo e ascoltavo musica. Sentivo soprattutto le musicassette di Mina di mio padre. Io non sapevo chi fosse, ma ero incantata dalla sua voce. Mi è sempre piaciuta ed è4. Celeste_foto di Piero Perfetto_b un’artista che tuttora prendo come riferimento». A sei anni Celeste impara a suonare il flauto traverso, poi frequenta una scuola di musica ed entra a far parte di un coro. «Ho anche iniziato a studiare danza e pianoforte fino a quando, a undici anni, mi sono dedicata completamente al canto facendo diventare questa passione un impegno costante» racconta. Il frutto di questo percorso è appunto “+18”, prodotto e arrangiato da Tony Brundo e contenente quattordici brani inediti. «È un diario musicale che raccoglie le sonorità che mi hanno influenzata fino ad oggi e mi rappresentano. Ho voluto appositamente mettere insieme generi e stili diversi, dal funk al rock fino al jazz ed alla musica brasiliana perché voglio sentirmi libera di sperimentare». Le canzoni sono in inglese, italiano e in dialetto siciliano. «L’unica scritto da me è in inglese perché non mi convince ancora quello che scrivo in italiano» confida. Con le lingue straniere, del resto, la giovane agrigentina ha una certa confidenza: «Studio anche portoghese». Intanto nel curriculum vanta già una serie di concerti in Brasile. E chissà che questa non sia la strada giusta per realizzare il suo sogno: «Magari potessi avere un pezzo da Caetano Veloso! E’ il mio mito».

(PH. Piero Perfetto)