Dalle tavole e dal tempo riemergono i segreti di Leonardo…

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Fig. 11 dopo il restauroFig. 1Racconta i segreti di Leonardo. Il suo modo di lavorare, i suoi pensieri, pentimenti, perfezionismo, grande arte. È l’Adorazione dei Magi, la grande tavola (cm 246 x 243) iniziata nel 1481 per il monastero di San Donato a Scopeto (Firenze) e lasciata incompiuta per la partenza dell’artista nel 1482 alla volta di Milano. Il dipinto è tornato da qualche mese al suo posto agli Uffizi, dopo un complesso restauro durato cinque anni presso l’Opificio delle Pietre Dure nella Fortezza da Basso di Firenze.

Restauro difficile e pionieristico, diretto da Marco Ciatti e Cecilia Frosinini (sponsor gli Amici degli Uffizi) perché l’opera era stata lasciata da Leonardo ad uno stadio di lavorazione diseguale: a sottili stesure di colore, come l’azzurro pallido del cielo, si alternavano zone di solo disegno. Una trama fittissima, una griglia geometrica, studiata millimetro per millimetro su cui si articolavano le figure, Madonna, Bambino, magi, cavalli, architetture. Ma, dopo secoli, diventata una sarabanda confusa, annerita dal tempo, indistinguibile nelle sue linee.

Restauro coraggioso, da molti contestato, ma necessario per togliere sporcizia, materiali estranei accumulati nel tempo, alterazioni di vernici, e riportare l’opera a come l’aveva lasciata l’artista. L’Opificio ha studiato, analizzato, cercato di capire ogni traccia leonardesca. E ci è riuscito riportando in luce una eccezionale e profonda costruzione spaziale, dettagli inediti e simbolici, scene e figure di grandeADORAZIONE-MAGI-LEONARDO-VINCI-535x300-1490684092 dinamismo e bellezza come lo scontro dei cavalieri, l’edificio diroccato in ricostruzione, la cortina di angeli, la figura che addita la Madonna col Bambino e l’albero giovane che si erge a vessillo dei popoli.

Si sono scoperti i materiali e i sistemi usati, l’uso di fibre mescolate al gesso nella preparazione della tavola, fatto unico, sembra, nelle opere dell’artista. Il disegno grafico a punta secca, fatto in questo caso sulla stessa tavola e non su carta, e poi ripassato con una stesura acquerellata data a pennello.  E ancora le prime velature pittoriche bluastre per creare i volumi e poi l’inizio della pittura vera e propria. Il supporto ligneo, realizzato con dieci tavole di pioppo di mediocre qualità, incollate a spigoli vivi.

Tutto è stato ripulito e risanato, con il risultato di restituire all’umanità un altro capolavoro del genio di Vinci, bello e incompiuto, ma rivelatore di un metodo originale, che utilizzava con eguale perizia scienza e arte. È un piacere guardarlo, leggerlo, capirlo.