Vito Lo Re. Quando la musica celebra il cinema

0
166

VITO LO RE_foto doppia_bassa«È il mio omaggio al cinema, la mia dichiarazione d’amore per la settima arte». Definisce così il compositore e direttore d’orchestra milanese Vito Lo Re “35mm”, il suo disco d’esordio. «Ma il cinema è anche il pretesto che ho usato. L’album ha una natura biografica, una cosa frequente per i cantautori, molto meno per un compositore di musica strumentale» chiarisce il maestro. «Ognuno dei 23 brani scelti (tutti composti, orchestrati e diretti da lui, ndr) è legato ad un momento della mia vita, in alcuni casi gioioso, in altri triste, malinconico o doloroso» dice. «Non volevo che questo lavoro fosse il punto di arrivo di un’evoluzione artistica, mi interessava raccontarmi in una maniera non costruita, con l’uso di una grande orchestra».
Nella colonna sonora di una vita ci sono tracce scritte per grandi kolossal come “Brave Heart” o “Il Signore degli Anelli”, per una brillante commedia italiana come “Notte prima degli esami”, o per una produzione indipendente come “Lacrime di San Lorenzo”. Per Lo Re quella per la musica è una passione che si tramanda: «Mio nonno era musicista professionista. Dei suoi quattro figli nessuno ha fatto musica professionalmente, ma i nipoti sì». Gli studi in conservatorio non gli hanno impedito di conseguire una laurea in Scienze politiche: «L’ho appesa al chiodo, non l’ho presa per avere un piano B. Mi sono laureato perché non sopporto di lasciare le cose a metà, già al secondo anno di università sapevo che mi sarei dedicato esclusivamente alla musica». A differenza di qualche collega più “conservatore”, Lo Re si è aperto ad altri mondi, collezionando una serie di collaborazioni con artisti della scena pop e rock, daVITO LO RE_35mm_cover_bassa Arisa a Edoardo Bennato, da Mario Biondi a Max Gazzè. «Non ho mai indirizzato il mio percorso lavorativo solo all’ambito classico, l’avrei trovato limitante. Ho invece preferito avvicinarmi agli altri generi per crescere e arricchirmi». Numerose le esperienze all’estero, dove ha realizzato le sue produzioni più significative – dirigendo in Austria, Svizzera, Canada, Stati Uniti, Romania, Ucraina, Kazakhstan, Albania e Bulgaria – ed eseguendo un vasto repertorio comprendente musiche di oltre 70 autori. «All’estero la musica è molto più considerata che da noi, anche se ci crogioliamo e ci piace credere che siamo la culla della civiltà. Dobbiamo smettere di gioire per il passato e guardare al presente. In questo settore, purtroppo, non siamo messi bene, sia per quanto riguarda la destinazione dei fondi pubblici sia per il livello dei conservatori. Ad eccezione di alcuni insegnanti strepitosi, la parte formativa è in difetto. Di conseguenza anche il livello dei musicisti è mediamente abbastanza basso». Anche sui talent ha le idee chiare: «Sono un’ottima forma di entertainment, ma a volte non fanno rendere conto ai ragazzi che nella musica è necessario fare tanta gavetta».